Articoli ultimi!

Qui troverete gli ultimi articoli e pubblicazioni varie dei nostri siti,Psyco, Ipnosicostruttivista, Aerf, gli stessi articoli verranno in seguito archiviati mensilmente ed eventualmente pubblicati sui siti ma in tempi differenti.

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sabato, maggio 01, 2010
 
Ogni volta che studiamo i processi mentali coscienti tendiamo a riportare la conoscenza razionale come riferimento, essenzialmente la conoscenza dei processi mentali è filtrata dall'analisi di processi psicologici. Ha la fortuna di lavorare da una quindicina d'anni con il mio collega, amico Antonello Musso, ed il confronto con lui mi ha permesso di comprendere l'"animale" che c'è in ognuno di noi. Una delle strutture più interessanti del nostro cervello è l'amigdala, una piccola porzione di cervello, grande poco meno di una noce che ha una funzione particolare, riconosce il nostro stato d'animo attraverso il nostro comportamento, la nostra postura. Essendo parte del cosidetto primo cervello il cosidetto cervello rettile, la più antica porzione del nostro cervello, non è collegata ai processi logici e razionali della neocortecci, la terza parte evoluta del cervello presente solo nell'uomo, per cui non è aggiornata dai pensieri, semplicemente fa da staffetta tra il comportamento evidenziato ed i processi interiori impegnandoci ad avere reazioni fisiologiche basandosi unicamente sull sua acquisizione, il risultato èsorprendente, reagiamo, senza renderci conto direttamente, alla posizione che prendiamo prima che ai pensieri che utilizziamo. In poche parole "siamo" per quello che facciamo. Ma l'amigdala non si ferma ai comportamenti, essa è responsabile anche dell'adeguamento da parte dell'individuo all'ambiente oltre che agli altri, l'ambiente umano in effetti è il primo riferimento che abbiamo attorno a noi, possiamo accordarci o allontanarci dal gruppo, essere assonanti o dissonanti col gruppo, tendenzialmente l'uomo tende a conformarsi automaticamente al gruppo, sentendosi in tal modo protetto, guidato e sorretto dal gruppo stesso. La pratica della psicoterapia tiene poco in considerazione questi importanti suggerimenti da parte delle neuroscienze, portando spesso eccessiva attenzione ai processi logici e coscienti del pensiero, si allontana da soluzioni semplici ed efficaci quali fingere per essere, il comportamento di emulazione dell'adulto da parte del bambino, il quale copia ciò che vede fare dall'adulto per poi impararlo e proporlo in prima persona. La drammatizzazione di comportamenti corretti da parte dell'individuo è un'importante esperienza da perseguire, molto più utile e risolutiva di tante parole e tanti ragionameni. Così come ci ricorda Mc Gill, ipnologo e poi psicoterapeuta americano, per poter raggiungere un risultato abbiamo bisogno di fare tre tipi di esperienza nell'ordine: fare finta, fingere per apprendere, donare, immaginare ciò che vogliamo e renderci consapevoli di ciò che abbiamo bisogno per realizzare. Solo con la consapevolezza possiamo realizzare, solo sognando, immaginando, possismo raggiungere la consapevolezza, ma solo fingendo d'essere ci avviciniamo alle espererieze che ci fan sognare d'essere, prendere consapevolezza e realizzare. A questo processo emulativo, tipico di ogni forma d'apprendimento, in cui rientrano le attività dei neuroni specchi, aggiungiamoci le aspettative, ciò che gli altri si aspettano da noi, che noi emuliamo o da cui ci lasciamo guidare, e ciò che noi ci aspettiamo dagli altri naturalmente, col loro comportamento adeguante, ed abbiamo chiara l'influenza dell'amigdala ed il suo potenziale uso in psicoterapia.


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mercoledì, aprile 14, 2010
 
La verità è l'invenzione di un bugiardo! Heinz von Foerster
Cos'è vero, cosa non lo è, è più vero ciò che provo sento e vivo io in prima esperienza o quello che mi vien presentato come vero, che che dovrei vedere, sentire e vivere in base ai vissuti altrui, alle convinzioni culturali, ai credo collettivi?
Posso assicurare che quello che mi raccontano le persone quando vivono esperienze in trance regressiva sono storie vere, i loro vissuti, le sensazioni, i sentimenti provati, il tormento, la passione son veri autentici momenti vissuti nel trasporto di un esperienza d'ipnosi regressiva in cui si trovano dissociati in quel momento. Son storie che posson succedere a chi ha vissuto o sta vivendo qualcosa di intenso, come può succedere ad ognuno di noi, non è facile farsi una ragione della vita, tantomeno dei sentimenti o della loro "tragica" fine, la verità in psicoterapia per me è semplicemente il vissuto che la persona mi porta, non fa differenza per law persona aver vissuto concretamente o aver rivivificato una storia, tutto è uguale, stessi circuiti neuronali, stesse reazioni fisiche, stessi sentimenti ed emozioni, chi lavora con l'ipnosi questo lo sa.
Il lavoro con l'ipnosi può aiutare in questa direzione, a far luce sul ripetersi di momenti così intensi nello stato di coscienza quotidiano come nello stato di coscienza dissociato che portan con se vissuti simili.
Avvicinare simili esperienze è importante e terapeutico, solo ieri sera ho accompagnato un mio paziente, Mr Lap assieme al mio collega dr Musso Antonello, a rivisitare, attraverso un esperienza regressiva, la sua reincarnazione in uno spirito di guerriero Maya, lo abbiamo fatto per far conoscere l'esperienza al pubblico in una puntata della trasmissione Misteri che andrà in onda su Italia Uno credo già il 4 maggio prossimo. Son sempre più le persone che chiedono di far luce su loro esperienze inquietanti. Siamo sempre più curiosi sull'origine della nostra coscienza, della nostra esperienza, dei motivi e delle ragioni per cui amiamo, odiamo, soffriamo o gioiamo, nel corso della nostra vita.
Questo fine settimana a Torino ci sarà un corso di due giorni sull'ipnosi regressiva, se può interessatè una prima occasione, puoi trovare le informazioni sul sito http://www.ipnosicostruttivista.it.

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domenica, aprile 04, 2010
 

Noi tutti amiamo la vita quando la comprendiamo, un insieme di spiegazioni, ipotesi e deduzioni. Amiamo vivere con un fine chiaro, un fine che vogliamo vero.
Amiamo i film perché hanno una storia, anche quando raccontano un fatto vero lo fanno attraverso una storia vista e raccontata da una persona che esalta per moi i nostri desideri, i nostri piaceri, i nostri sentimenti. La nostra storia è bella perché richiama ciò in cui speriamo, ciò che desideriamo di più.
La psicoterapia, come il counselling, aiuta a raccontarci una nuova storia, terapeuta e counsellor sono dei cantastorie che se anche non ti raccontano una storia l'han ben chiara nella loro mente la storia che dovresti raccontarti. Così come San fare nel tuo interesse ascoltandoti ti indirizzano a trovare la tua storia, che piace anche a j loro, che li fa felici rendendo un pò felice anche te! La vita dal canto suo sta a guardare e prosegue per la sua strada senza tanto clamore, la strada che avrebbe scelto anche senza ciò che noi ci raccontiamo, o ciò che diciamo "vero". È prettamente umano il senso che diamo alla vita, così personale che ce ne innamoriamo, così da buoni Narcisi seguiamo il nostro amore in ogni dove! Quando ad amare un fine si è in due allora si è innamorati, si pensa alla vita in un modo simile alle volte si pensa in una direzione vivendone un altra, alle volte si è convinti di vivere la propria di vita ma di sta vivendo la vita di qualcun'altro, ma va bene così è bello crederlo, perché in fondo crederlo è pensarlo ed è un pò viverlo.



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giovedì, dicembre 24, 2009
 

Meccanismi empatici e sintonia affettiva nella relazione ipnotica.

 Marco Chisotti

La scoperta dei cosiddetti neuroni specchio, oltre ai semplici neuroni che possiedono proprietà visivo motorie, sono stati scoperti diversi neuroni che rispondono sia quando una persona compie una determinata azione, sia quando lo osserva compiere da un'altra persona. L'individuazione di questi neuroni mette in primo piano il concetto di empatia, che costituisce l'elemento chiave di qualunque forma di psicoterapia. Nell'ipnosi, nell'ipnosi clinica in particolare, l'aspetto empatico, il cosiddetto rapport interpersonale, è sempre stato considerato responsabile per lo sviluppo di qualunque forma di terapia.

 

Secondo Milton Erickson " un atteggiamento di empatia e di rispetto è fondamentale per ottenere il cambiamento terapeutico" Erickson e Zeig 1980.

 

Le stessa psicologia evolutiva studiando di apparenti meccanismi innati ha messo in luce come il neonato, dopo appena 18 ore dalla nascita, riesce a riprodurre movimenti della faccia e della bocca dell'adulto che si trova ad avere di fronte.(Meltzof 2002; Meltzof Moore 1977).

 

Già dal secondo mese di vita del bambino stabilisce con la madre una sintonia affettiva (Stern 1985) individuabile con uno scambio in modi differenti di espressioni affettive. Non è un semplice comportamento di imitazione dell'altro ma un vero e proprio immedesimarsi nello stato d'animo della persona. Movimenti del corpo, espressioni facciali, localizzazioni sono espressioni diverse per intensità e forma quelle che sono espresse nella sintonia affettiva del bambino in questa sua prima fase di vita. Anche l'imitazione precoce e ulteriore capacità del neonato di stabilire l'equivalenza tra relazioni che avvengono in momenti differenti, imitazione precoce dimostra che le interazioni si stabiliscono già all'inizio della nostra esistenza, anche quando il bambino non è ancora in grado di stabilire la propria rappresentazione soggettiva. Non avendo stabilito a coscienza di se stesso il bambino riesce comunque a condividere uno spazio con l'altro, condivide uno spazio del "noi" con individui che lo abitano. Queste capacità si sviluppano molto prima della padronanza del linguaggio da forma più completa e complessa dell'astrazione e dell'interazione sociale.

 

Dunque la coscienza dell'io è secondaria, nella sua apparizione, all'esistenza del noi percepito, sembra dunque più facile e prioritario riconoscersi nella relazione nella propria individualità. Nell'adolescenza stessa si passa molto tempo a identificarsi attraverso la relazione con l'altro, riconoscendoci attraverso la relazione noi esistiamo.

 

Gli stessi neuroni specchio hanno la capacità di generare la simulazione, l'acquisizione stessa della conoscenza passa attraverso la simulazione mentale dell'elemento da conoscere, nella nostra testa non esistono oggetti, esistono solo idee, concetti, parole che simbolicamente richiamano l'oggetto.

 

Il processo di simulazione è presente sia nell'uomo come nel primate, la scimmia, e come questa probabilmente altri animali, è in grado di simulare possedendo gli stessi neuroni specchio presenti nell'esperienza umana. L'immaginazione stessa pur non essendo processo intuitivo a che fare col processo di simulazione. La simulazione cosiddetta "incarnata" come esperienza alla base dell'empatia, è sostenuta dall'attività dei neuroni specchio.

 

L'ipnosi utilizza l'immaginazione, l'ipnosi naturalistica in particolare, basando suo intervento su naturali processi relazionali che avvengono tra le persone, utilizza la base del rapport, e dunque la base del processo cognitivo di simulazione e conoscenza si sviluppa dall'attività dei neuroni specchio. In tal modo più che mai l'ipnosi è in grado d'essere messe in rilievo dall'attività neurologica rilevata nel cervello. L'esperienza naturale dell'ipnosi è alla base di qualunque processo educativo, formativo, cognitivo, in molte occasioni nelle neuroscienze sono in grado di evidenziarne più che mai l'attività.

 

Lavorare attraverso rapport, attraverso la relazione, è il più semplice mezzo per accedere al sistema di apprendimento dell'individuo, nello stato ipnotico col rallentamento dell'attività cognitiva, in particolare rallentando il processo di scannerizzazione del talamo sulla neocorteccia, si mette la mente nella condizione ideale di poter attingere al mondo interno, memoria, esperienza ed intuizioni, affiancando in tal modo il processo razionale con quello creativo, ottenendo in molte occasioni cambiamento del riequilibrio dell'individuo, soluzione e superamento dello stato di disagio, meccanismi fondamentali da utilizzarsi in ogni relazione d'aiuto.



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Dr. Chisotti Marco
Psicologo psicoterapeuta
ipnosi terapeuta
www.chisotti.com
Cell 3356875991
Tel 0119187173


lunedì, dicembre 21, 2009
 
http://www.youtube.com/watch?v=7DFElF5wgLE&sns=em


Dr. Marco Chisotti
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venerdì, novembre 27, 2009
 
La visione Junghiana.

Difficile dire in poco così tanto, la storia delle persone può essere
un indice del loro pensiero, alle volte la storia si trasforma in
storie dove son troppe le cose da considerare perdendo un unicità del
pensiero per lasciare spazio alla sua molteplicità.
Per me la curiosità per Jung emerge quando si interessa del sacro,
come risulta dalla citazione qui di seguito, Jung ha appoggiato la
filosofia come studio del pensiero per aprire una visione laica del
mondo spirituale attraverso la filosofia e la scienza medica,
sottraendo il monopolio alla religione, fino a prima di Freud,
inizialmente suo mentore, unica detentrice dell'idea di Uomo e di
Spirito.

Jung riteneva che "va ammesso che noi psicoterapeuti dovremmo essere
dei veri filosofi o medici filosofi; anzi, che già lo siamo anche se
non vogliamo ammetterlo, poiché una differenza troppo grande divide
ciò che noi facciamo da quello che all'università viene insegnato
come filosofia"

La sua idea di Psicoterapia e la sua concezione del mondo passa per
Jung come " l'acquisizione progressiva della totalità psichica, il
cammino verso il Sé, questa è la sola possibilità di divenire un
essere umano totale, sapiente, felice e realizzato, di comprendere
l'incomprensibile".
la curiosità e l'interesse porta Jung ad interessarsi dei confini del
la conoscenza e trova l'alchimia e anche l'ipnosi attraverso l'idea
dell'inconscio.

« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di
processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono
sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura
classica dell'alchimia»

Infine la sua visione globale dell'inconscio come spirito o inconscio
collettivo, molto illuminata come visione dal momento che introduce
una visione ecologica, globale, dove il tutto è nell'uno che è nel
tutto, anche dopo la vita stessa.

« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente
indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non
potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i
morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma , nella realtà attuale,
sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa
terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea
nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci
sentiremo tutti membri di un unico corpo ».

La ricerca del sacro come tentativo d'andar oltre al conosciuto
abbracciando l'inconscio è per me la visione Junghiana, un tentativo
coraggioso che si ribella alla teorizzazione dell'individuo di stampo
psicanalitico, che al tempo riduceva tutta la volontà umana ad una
manciata di pulsioni in cui quella sessuale, di cui era molto
impregnata la cultura borghese Viennese del tempo di Freud, era la più
risonante.
Libera e dunque individuale interpretazione dell'inconscio per
riscattare il singolo individuo e la sua storia, dunque la sua visione
di un fine ed uno scopo che la concezione del tempo, come storia
appunto, ci permette si avere, restituendogli così la sua visione del
sacro, questa per me in sintesi la visione Junghiana.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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martedì, ottobre 27, 2009
 
L'Ipnosi non è una semplice tecnica di rilassamento che induce in
una persona un semplice stato psicofisico. L'ipnosi permette di
influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali, dunque è
un mezzo specifico per permettere ad un individuo di cambiare stato
mentale, l'equilibrio tra pensieri e sensazioni. Per mezzo del
rapporto creatosi fra paziente/cliente e l'ipnotizzatore si lavora
sullo stato mentale della persona che, proprio perché differente dallo
stato mentale di veglia, permette un facile apprendimento, essendo
ogni stato mentale memoria dipendente, l'individuo non porta con s'è
le barriere della sua identità, barriere che si son strutturate dal
bambino in avanti attraverso le sue esperienze e conoscenze
tratificatosi nel tempo. Questa constatazione ormai condivisa dalla
maggior parte degli specialisti è realmente costata secoli di
discussioni e di alterni giudizi sul metodo in questione. La più
antica delle interpretazioni risale ai popoli greci, egizi e romani
che utilizzavano lo stato di trance ipnotica per "avvicinarsi alle
divinità" e predire il futuro. Tuttavia il padre dell'ipnosi pre-
moderna è considerato Franz Mesmer (1734-1815), dalla cui
interpretazione sono poi discese tutte le teorie di tipo magnetico e
fluidico. Egli riteneva che il fenomeno ipnotico fosse da attribuire
al "magnetismo animale", intesto come forza che, traendo origine
dai corpi viventi, anche inanimati come le piante, potesse passare in
altri, tra cui i malati, come fluido magnetico e curativo.Tali teorie
ebbero tanta risonanza in Francia, dove dal 1825 si avviarono numerosi
studi per cui il mesmerismo, inteso come forza magica, venne ben
presto sostituito da conoscenze che pretendevano di essere più
scientifiche e spiegavano il fenomeno in termini di fluido o di onde
che, attraverso lo spazio si irradiavano dall'ipnotizzatore ad altri
soggetti. Charcot (1825-1893), il celebre clinico che teneva le
lezioni alla Scuola della Selpetriere, sviluppò meglio quest'ultimo
concetto sostenendo che solo in soggetti affetti da isteria e
caratterizzati quindi, da una particolare disposizione psicologica,
era possibile produrre tale trasmissione di fluido psichico.Oltre alle
teorie di Charcot ne nacquero molte nello stesso periodo; in
opposizione a quelle di tipo magnetico-fluidico, Faria (1776-1819)
diede il via ad interpretazioni di tipo psicologico che cercavano,
nell'ipnotizzato stesso, le spiegazioni del fenomeno. Si iniziò
quindi a studiare processi quali l'attenzione, la suggestione e
finalmente si ipotizzò l'importanza di un rapporto tra ipnotizzatore
ed ipnotizzato, escludendo quindi la possibilità di ottenere una
trance come effetto di una meccanica trasmissione di onde
psichiche.Bernheim (1837-1919) ed i suoi allievi, che in particolar
modo si sono occupati dei processi relativi alla suggestionabilità, si
caratterizzarono come gli oppositori della Scuola di Charcot,
sostenendo che la possibilità di essere ipnotizzati non era
assolutamente una caratteristica patologica, ma l'effetto di una
tecnica che sfruttava la suggestionabilità degli individui.Anello di
congiunzione tra queste teorie e quelle più prettamente
psicoanalitiche è costituito dalle teorie dell'autosuggestione di
Couè (1857-1926): egli sosteneva che la suggestione non agisce sulla
volontà ma sull'immaginazione e che, quest'ultima,
corrisponderebbe all'inconscio; il soggetto, elaborando le
suggestioni ricevute, otterrebbe una sorta di autosuggestione ed
andrebbe così ad agire sul proprio inconscio. Per quanto riguarda la
interpretazione psicoanalitica, l'ipnosi rappresenta un fenomeno di
regressione, nel quale il soggetto reagisce rivivendo una situazione
passata e sostituendo l'originale attore con il terapeuta.Nell'est
europeo, accanto a interpretazioni di natura psicologica, vennero
enunciate varie spiegazioni fisiologiche. Pavlov (1849-1936) dimostrò
che l'induzione ipnotica produceva inibizione neuronale a livello
della corteccia cerebrale, che si andava irradiando a tutto il
cervello ma lasciando comunque delle zone di vigilanza; lo stato di
trance rappresenterebbe quindi una specie di difesa dell'organismo
dall'afferenza di stimoli monotoni e ripetitivi (abitazione) o, se
l'ipnosi viene indotta bruscamente, per un blocco induttivo per
eccessiva stimolazione.Attualmente come tecnica specifica ed acquisita
con un corso specialistico, l'ipnosi può essere inserita in un
progetto di relazione d'aiuto più ampio, valutando sempre la
disponibilità del paziente e la sua motivazione al cambiamento.
L'ipnosi moderna trova il suo padre in Milton Erickson, a lui
l'introduzione in terapia di un incoscio "buono" utile, interessato a
dare un aiuto alla persona. Un'induzione ipnotica non rappresenta un
problema tecnico in sé, ma proprio per il suo principio attivo, agisce
sull'apprendimento della persona, ed il suo effetto di riduzione del
senso critico del soggetto, che contempla della conoscenza la sua
parte che ci obbliga, l'ipnosi può indurre reazioni anche intense, sia
dal punto di vista psicologico che fisiologico volte al miglioramento
della situazione del soggetto. La capacità di gestire tale
eventualità fa parte della professionalità dell'ipnotizzatore.
Molte sono le tecniche induttive ed è necessario che l'ipnologo le
conosca per poter rapidamente decidere quale è la più adatta al
paziente da trattare o al suo specifico problema.Le suggestioni
ipnotiche sono rappresentate da atti che il soggetto compie pur non
sapendosene spiegare il motivo, o durante la seduta ipnotica o anche
ad una certa distanza di tempo dalla seduta in cui queste sono state
suggerite. Possono essere suggestioni psichiche, motorie, sensitive,
sensoriali, o riguardare le funzioni della vita vegetativa. Possono
interessare anche l'attività onirica del paziente inducendone dei
sogni. Vi sono diversi livelli di profondità della trance che rendono
più forti tali suggestioni.


Dr. Marco Chisotti
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Ipnosi Terapeuta
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