Aristotele
filosofo greco (384-322 a.C.). Discepolo
di Platone ad Atene, visse poi a Mitilene, dove fu maestro
di Alessandro il Macedone. Ritornato ad Atene, quando questa
fu compresa nell'impero macedonico, vi fondò una
scuola detta Liceo o scuola peripatetica, perché il
maestro passeggiava con gli scolari lungo i viali che la
circondavano. Le sue opere si dividono in essoteriche
(destinate al pubblico, andate perdute) ed esoteriche
(riservate ai discepoli). A noi sono pervenute in buona
parte queste ultime nella sistemazione, non cronologica, di
Andronico di Rodi. La filosofia di Aristotele si divide in:
metafisica, fisica, logica. Progressivamente allontanatosi
dalla dottrina platonica delle idee,
Aristotele nella fisica studiò il
divenire (mutamenti e movimento nella natura) individuandone
quattro cause: materia, forma (che insieme costituiscono gli
enti naturali), movente e fine (principi estrinseci del
divenire) e tracciò la sua concezione dell' anima.
Nella metafisica studiò le cause e i principi primi
dell'essere, definendo le nozioni di sostanza (ousia) e
accidente (determinazione inerente alla sostanza), potenza e
atto. Il divenire è spiegato come passaggio di un
corpo dallo stato in potenza a quello in atto, in seguito
all'azione di qualcosa che è già in atto. Per
evitare un rimando all'infinito, Aristotele postulò
come origine e causa del movimento l'esistenza di un primo
motore immobile, eterno, incorruttibile e sempre in atto,
dal cui contatto si genera il movimento. Nella logica
Aristotele studiò il linguaggio come metodo della
conoscenza: distinse tra i termini le sostanze e gli
attributi, esaminò le proposizioni (unione di
sostanza e attributo), stabilendo poi le condizioni formali
di validità dei ragionamenti e i loro requisiti di
verità (v. dottrina del sillogismo). Opere:
Metafisica (14 libri), Fisica (8 libri), Organon (logica),
Etica Nicomachea, Etica Eudemea, Politica (8 libri),
Poetica, Retorica, Economica (di incerta
attribuzione).
Per Platone l'anima (principio vitale e
delle attività conoscitive degli esseri viventi ||
Secondo molte dottrine filosofiche e religiose, la parte
spirituale e immortale dell'uomo) è il principio che
dà vita al corpo ed è immortale; la sua
natura, semplice e incorporea, è di origine divina.
Per Aristotele, l'anima è sostanza di un corpo, la
entelechia, attualizza cioè le funzioni proprie di un
corpo organico, ed è distinta in anima vegetativa,
anima sensitiva, anima razionale. Il dualismo platonico tra
anima e corpo è ripreso da sant'Agostino e
nell'età moderna da Cartesio con la separazione tra
res extensa (corpo) e res cogitans (spirito). L'empirismo
arriva, attraverso la critica lockiana, alla negazione
dell'anima come sostanza in Hume, per il quale, appunto,
l'anima è coscienza, ossia fonte di sensazioni. La
critica kantiana alla psicologia razionale è diretta
a dimostrare la falsità del ragionamento (paralogismi
della ragion pura) allorquando assume come oggetto di
conoscenza, cui sia applicabile la categoria di sostanza,
l'anima, che è invece attività pensante,
cioè a priori rispetto alle categorie ('Io penso').
Dopo Kant l'idealismo svolgerà la nozione kantiana
dell'Io penso, e per Hegel l'anima è il primo momento
(della soggettività) dello sviluppo dello Spirito,
mentre il positivismo, riprendendo la posizione
dell'empirismo, principalmente quella di Hume, porrà
le basi della moderna psicologia, cioè di una scienza
che studi i fatti psichici con lo stesso rigore delle
scienze della natura.
Il sillogismo é una forma di
ragionamento che consiste in un complesso di tre
proposizioni, collegate tra loro in modo che dalle due
prime, dette premesse, se ne ricava necessariamente una
terza, detta conseguenza. Il termine sillogismo si trova
già in Platone, ma nel semplice significato di
ragionamento; con Aristotele assunse il significato che poi
ha conservato.
|
Cartesio,
Renato
nome italianizzato del filosofo e
matematico francese René Descartes (1596-1650).
Fondatore del razionalismo, applicò il metodo
matematico alla filosofia, ponendo, come principio fondante
la conoscenza, il cogito (io pensante) e, come causa delle
idee innate, Dio (la cui esistenza è dimostrata con
la prova ontologica) che è inoltre garante della
veridicità di tali idee innate e dell'esistenza del
mondo materiale. Da Dio deriva, oltre al pensiero (sostanza
pensante), anche la materia (sostanza estesa), e le due
sostanze sono eterogenee. Fondatore della geometria
analitica, Cartesio ha influenzato la biologia sostenendo
che l'anima è assente negli animali (meccanicismo).
Diede grandi contributi all'ottica (formulando la legge di
rifrazione), alla meccanica, alla fisica. Discorso sul
metodo (1637), Meditazioni metafisiche (1641), I principi
della filosofia (1644), Le passioni dell'anima
(1649).
|
Comte,
Auguste
filosofo francese
(1798-1857). Discepolo di Saint-Simon, divenne teorico del
positivismo. Per primo usò il termine 'sociologia'
per indicare lo studio della società basato sul
modello delle scienze naturali (positive) e pervenne a
stabilire una 'legge dei tre stadi' secondo cui il progresso
umano si è sviluppato attraverso lo stadio teologico,
quello metafisico, quello positivo. L'organizzazione in
senso positivo della società (sociologia positiva) e
l'instaurazione della religione dell'umanità erano da
lui ritenute le caratteristiche di una nuova epoca che
sarebbe seguita all'epoca industriale e scientifica. Corso
di filosofia positiva (1832-1842), Sistema di politica
positiva (1851-1854), Catechismo positivista
(1852).
|
D'Annunzio,
Gabriele
poeta e scrittore (Pescara 1863-Gardone
Riviera 1938). Condusse vita fastosa e brillante nei salotti
romani e nella villa della Capponcina presso Settignano,
dove visse un amore con E. Duse. Partecipò alla vita
politica, schierandosi nel 1915 con gli interventisti (a
Quarto, pronunciò un infiammato discorso per
l'intervento) e prendendo parte alla guerra, poi, anche con
imprese audaci e clamorose come la beffa di Buccari e il
volo su Vienna. Nel 1919 marciò con i legionari su
Ronchi e occupò Fiume, restando a capo per un anno
della Reggenza italiana del Carnaro. Chiuse la sua vita in
una villa presso Gardone, il Vittoriale, che egli
trasformò in un mausoleo pieno di cimeli della sua
'vita inimitabile'. Fu il più importante esponente
del decadentismo italiano: l'identificazione di letteratura
e vita è il presupposto dell'arte dannunziana, che
contrappone alla prosaica realtà dell'Italia
giolittiana l'estetismo, cioè il culto religoso
dell'arte (da qui l'estrema raffinatezza formale delle sue
opere). Ricavò da Nietzsche il mito del superuomo
(forza fisica, sfrenata sensualità, disprezzo per la
plebe, aspirazione alla grandezza nazionale) che
influì sul costume del tempo. Scrisse in poesia:
Primo vere (1879), prima raccolta di poesie, Canto novo
(1882), Poema paradisiaco (1893), quattro libri (Maia,
Elettra, Alcyone, Merope) delle Laudi (1903-1912). In prosa:
Le novelle della Pescara (1902); romanzi: Il piacere (1889),
L'innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Il fuoco
(1900), Forse che sì forse che no (1910). Tragedie:
La città morta (1898), Francesca da Rimini (1901), La
figlia di Iorio (1904), La fiaccola sotto il moggio (1905),
La nave (1908), Fedra (1909); prose autobiografiche: La Leda
senza cigno (1916), Notturno (1921), Le faville del maglio
(1924-1928); postumo l'epistolario Solus ad
solam.
|
Einstein,
Albert
fisico tedesco naturalizzato statunitense
(1879-1955). Visse la sua infanzia a Monaco di Baviera, ma
terminò gli studi in Svizzera, laureandosi al
politecnico di Zurigo (1900). Divenuto cittadino svizzero,
trovò un impiego all'ufficio brevetti di Berna. Nel
1905 pubblicò tre memorie che segnarono una tappa
storica nella fisica. La prima esponeva i principi della
teoria della relatività ristretta, che, postulando la
costanza della velocità della luce, estendeva il
principio della relatività al tempo e non solo alle
coordinate spaziali. Una seconda, sul moto browniano,
costituiva una prova dell'esistenza degli atomi. La terza
interpretava l'effetto fotoelettrico avanzando l'ipotesi
della propagazione della luce mediante quanti discreti di
energia (fotoni); quest'ultima memoria gli valse il premio
Nobel nel 1921. Nel 1914 fu chiamato a Berlino a dirigere
l'Istituto di fisica Kaiser Wilhelm. Nel 1916
pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria della
relatività generale, che estendeva i principi della
relatività ristretta all'insieme dei sistemi fisici e
permetteva di interpretare fenomeni astrofisici fino allora
inspiegati. Nel 1933, in seguito alla presa del potere dei
nazisti, lasciò la Germania e si trasferì
negli USA, dove insegnò all'università di
Princeton. Pacifista convinto, appoggiò tuttavia, pur
senza parteciparvi, gli studi sull'impiego bellico
dell'energia nucleare durante la seconda guerra mondiale.
Relatività, esposizione divulgativa (1917); Pensieri
degli anni difficili (1950).
La teoria dellarelatività é
uno dei capisaldi della fisica moderna la cui prima
formulazione fu pubblicata da E. Einstein nel 1905. Si
tratta della teoria della relatività ristretta,
così chiamata per distinguerla da una formulazione
molto più ampia (ma non altrettanto solidamente
provata nei primi tempi della sua divulgazione), detta
relatività generale.
Relatività ristretta. La teoria
della relatività ristretta è stata introdotta
da Einstein per superare contraddizioni apparentemente
insanabili insite nella teoria dell'elettromagnetismo di
Maxwell per ciò che riguarda la propagazione delle
onde elettromagnetiche. Per il principio di
relatività di Galileo, le leggi della meccanica sono
valide se riguardano uno stesso fenomeno osservato da due
sistemi di riferimento in moto rettilineo uniforme l'uno
rispetto all'altro (riferimenti inerziali). Ciò
però non è vero per le leggi
dell'elettromagnetismo, che modificano la loro forma nel
passaggio da un sistema inerziale a un altro. Per superare
questa contraddizione Einstein estese il principio di
relatività galileiano a tutti i fenomeni fisici,
enunciando così il principio di relatività,
dal suo nome detto einsteiniano, secondo cui le leggi
fisiche devono avere la stessa forma in tutti i sistemi di
riferimento inerziali. L'applicazione di tale principio
porta a una serie di conseguenze, ampiamente verificate
sperimentalmente: 1) la velocità della luce nel vuoto
è costante indipendentemente dalla velocità
della sorgente e dell'osservatore; 2) la dilatazione dei
tempi: il tempo di un osservatore in moto scorre tanto
più lentamente rispetto a quello di un osservatore
fermo quanto più la velocità del primo si
avvicina a quella della luce; 3) la contrazione delle
lunghezze: la lunghezza di una sbarra valutata da un
osservatore in moto rispetto a essa è minore di
quella misurata da un osservatore fermo. Queste conseguenze
derivano immediatamente dalle nuove leggi della dinamica
scritte da Einstein per tener conto dei due assiomi della
costanza della velocità della luce e del principio di
relatività einsteiniano. I due assiomi trovano
conferma della loro validità proprio nel fatto che le
leggi della dinamica, così riscritte, eliminano le
contraddizioni riscontrate nelle leggi
dell'elettromagnetismo e consentono di prevedere una serie
di fatti nuovi riscontrabili sperimentalmente. Tra questi il
più ricco di conseguenze è costituito
dall'equivalenza massa-energia, per cui una certa massa
può trasformarsi integralmente in una quantità
di energia pari al prodotto della massa stessa per il
quadrato della velocità della luce (E = mc2).
L'equivalenza tra massa ed energia ha trovato, tra l'altro,
conferma nei processi nucleari di fissione, in cui
rappresenta il presupposto teorico della possibilità
di ottenere energia da tali reazioni.
Relatività generale. La
relatività generale amplia il principio di
relatività einsteiniana e stabilisce che le leggi
fisiche devono restare invariate passando da un osservatore
a un altro in moto qualsivoglia rispetto al primo (principio
di relatività generale). La relatività
generale trae origine dalla necessità di dare
un'interpretazione razionale delle azioni gravitazionali. In
essa le proprietà di gravitazione della materia
vengono descritte come proprietà geometriche dello
spazio-tempo. La teoria della relatività generale ha
ottenuto varie conferme sperimentali e attualmente è
alla base dello studio della cosmologia e dell'astrofisica,
con particolare riferimento a sistemi astronomici quali
pulsar, quasar e buchi neri.
|
Freud,
Sigmund
medico austriaco (1856-1939), fondatore
della psicoanalisi. Laureatosi in medicina
all'Università di Vienna (1881), approfondì lo
studio delle malattie nervose a Parigi, presso i corsi di
J.M. Charcot alla Salpêtrière, e a Nancy. Al
suo ritorno a Vienna, abbandonò le tecniche
terapeutiche che si valevano dell'ipnosi e sperimentò
il suo nuovo metodo, basato sull'analisi dei sogni e delle
associazioni libere, esposte dal paziente nel corso di
colloqui durante i quali questi doveva parlare in piena
libertà di tutto quanto fluiva alla sua mente sulla
base di spontanee associazioni d'idee. Per oltre dieci anni
Freud fu l'unico rappresentante della psicoanalisi: le sue
teorie furono a lungo considerate con scetticismo o
addirittura con sospetto, tanto che solo dopo 18 anni di
incarico (1920) poté essere nominato professore
ordinario all'Università di Vienna. Il suo apporto
maggiore allo studio della psiche è l'analisi dei
meccanismi con cui opera l'inconscio, subordinati al
principio di piacere. Tra le opere fondamentali:
L'interpretazione dei sogni (1900), Tre saggi sulla teoria
della sessualità (1905), Al di là del
principio di piacere (1920), Psicologia collettiva e analisi
dell'Io (1921), L'Io e l'Es (1923), Inibizione, sintomo e
angoscia (1926), Il disagio della civiltà
(1930).
La psicoanalisi é una tecnica
esplorativa e terapeutica degli strati più profondi
della psiche e, insieme, la teoria relativa alla struttura
psicologica della personalità che si fondano sul
pensiero di S. Freud. La caratteristica rivoluzionaria della
teoria psicoanalitica nei confronti dell'ambiente culturale
e scientifico della fine dell'Ottocento è la
definizione dei concetti di inconscio, Io, Es, Super-Io, e
dell'agire dei meccanismi di rimozione, razionalizzazione,
proiezione, con cui l'Io media tra le esigenze della
realtà e le pulsioni dell'Es. Come terapia analitica,
la psicoanalisi ha per scopo quello di portare a livello
cosciente il materiale rimosso, di trovare la chiave
dell'interpretazione del linguaggio simbolico per mezzo del
quale l'inconscio maschera le proprie manifestazioni, di
rafforzare l'identità dell'Io, rendendolo più
indipendente dal Super-Io. L'inconscio non si manifesta solo
attraverso i sintomi nevrotici, ma anche attraverso i sogni,
i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito ecc. propri
di ogni individuo. La tecnica terapeutica si vale del
processo dell'associazione di idee, dell'esame dei sogni,
dell'analisi delle situazioni di transfert, ecc.
L'inconscio é, secondo la teoria
psicoanalitica, complesso di contenuti, impulsi e processi
psichici che si svolgono senza essere avvertiti dalla
coscienza del soggetto e sono al di fuori del controllo
razionale volontario. Gli elementi dell'inconscio si
manifestano nel comportamento sotto forma di atti mancati
(distrazioni, lapsus) e riaffiorano nei sogni in forma
simbolica n Inconscio collettivo, secondo Jung, l'inconscio
che comprende gli archetipi preesistenti all'individuo e
appartenenti al patrimonio culturale
dell'umanità.
|
Galilei,
Galileo
scienziato, fisico e filosofo (Pisa
1564-Arcetri, Firenze, 1642). Iniziatore della dinamica e
della prosa scientifica in volgare, ha applicato per primo
il metodo sperimentale, proprio della scienza moderna. Nel
1589 fu professore a Pisa, dove studiò il moto dei
gravi e scoprì la legge che regola le oscillazioni
del pendolo. Nel 1592 il doge veneziano P. Cicogna gli
offrì la cattedra di matematica allo Studio di
Padova. Sono di questo periodo le amicizie col Contarini,
con P. Sarpi e con G. F. Sagredo (nel cui palazzo sul Canal
Grande è ambientato il Dialogo sui massimi sistemi).
Nel 1609 Galilei perfezionò e usò per la prima
volta a fini scientifici il cannocchiale. Nel 1610 fece
grandi scoperte astronomiche, che rese note al mondo dei
dotti col Sidereus Nuncius: le montuosità della Luna,
la natura stellare della Via Lattea e i 4 satelliti di
Giove. Quello stesso anno venne chiamato in Toscana dal
granduca Cosimo II de' Medici e nominato professore di
matematica allo Studio di Pisa. Qui scoprì le
anomalie di Saturno, le macchie solari e le fasi di Venere.
La sua difesa della concezione copernicana, secondo la quale
il Sole è immobile e la Terra ruota attorno a esso,
suscitò una forte reazione negli ambienti
universitari e teologici. Nel 1615 Galilei venne denunciato
come eretico al Sant'Uffizio. Nel 1616 la teoria
eliocentrica di Copernico fu condannata e la sua opera Le
rivoluzioni dei mondi celesti messa all'Indice. Salito al
soglio pontificio (1623) l'amico e ammiratore M. Barberini
col nome di Urbano VIII, Galilei si illuse che fossero
giunti tempi più propizi e scrisse il Dialogo sui
massimi sistemi (1630-1632). Ma poco dopo la pubblicazione
dell'opera fu convocato a Roma davanti al tribunale del S.
Uffizio, processato , condannato e costretto all'abiura in
S. Maria sopra Minerva. Galilei si sottomise, ma il confino
nella sua villa in Arcetri e il controllo sospettoso
dell'Inquisizione non riuscirono a piegare il suo spirito
né gli impedirono di attendere alla stesura
dell'opera Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a
due nuove scienze, pubblicata a Leida nel 1638 e contenente
studi di statica e di dinamica. Tra le altre opere, da
ricordare: Il Saggiatore (1623) e il ricchissimo
Epistolario.
|
Hegel,
Georg Wilhelm Friedrich
filosofo tedesco (1770-1831). Massimo
rappresentante dell'idealismo tedesco. Dopo l'insegnamento
privato svolto a Berna e Francoforte, insegnò
all'università di Jena (1801-1807). Di questi anni
sono gli studi sul cristianesimo e sui sistemi filosofici di
Fichte e Schelling, dove già si delinea il valore
della ragione come unico strumento capace di cogliere
concettualmente la totalità e il divenire. Nella
Fenomenologia dello Spirito (1807) è trattato, nelle
successive manifestazioni storiche, il processo di
realizzazione dello Spirito che, muovendo dalla coscienza
naturale, giunge al sapere assoluto, traguardo che Hegel fa
coincidere con la propria epoca storica. La Scienza della
logica (1812-1816) delinea una logica come studio della
dialettica dei concetti e una ontologia dove ogni concetto
rappresenta un momento dello sviluppo necessario e razionale
dell'Essere. Nel 1816 Hegel fu all'università di
Heidelberg e dal 1818 a quella di Berlino: la sua fama si
diffuse in tutta la Germania e gli furono tributati, alla
morte, onori funebri mai riservati a un filosofo. Altre
opere: Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817,1827,
1830), Lineamenti di filosofia del diritto
(1821).
La dialettica é l'arte di
ricercare la verità attraverso argomentazioni esposte
secondo rapporti logici efficaci e persuasivi. Iniziata da
Zenone di Elea, con i sofisti e con Platone si identifica
con l'indagine filosofica stessa attorno al rapporto tra uno
e molteplice. Con Aristotele la dialettica è una
parte della logica e per Kant la dialettica trascendentale
è l'errore della ragione che travalica i limiti
dell'esperienza. Il concetto di dialettica come logica del
divenire, come rapporto dell'infinito col finito, è
tipico dell'idealismo postkantiano e trova la sua fondazione
in Hegel, per il quale dialettico è il movimento
stesso della realtà razionale che si struttura come
una serie di triadi (tesi, antitesi, sintesi) nelle quali
ogni momento finito trova il suo inveramento nel suo
rapporto con l'assoluto. Il significato hegeliano di
dialettica è rimasto sostanzialmente immutato nella
filosofia contemporanea, pur con le debite revisioni
apportatevi dallo storicismo e dal neoidealismo.
|
Hobbes,
Thomas
filosofo inglese (1588-1679). Risolse
l'empirismo di Bacone in un materialismo rigoroso,
estendendo l'interpretazione matematico-meccanicistica,
limitata da Cartesio al mondo fisico, a tutta la
realtà, compreso l'uomo. Nel Leviathan (1651),
sostenne che lo Stato ha origine da un contratto nel quale
gli individui rinunciano spontaneamente a parte dei diritti
naturali, essendo preferibile la legge allo stato di natura
in cui l'umanità è guidata solo dall'egoismo e
rischia la distruzione (bellum omnium contra omnes). Hobbes
considerò come la forma migliore di Stato la
monarchia assoluta e ridusse i principi etici ai comandi del
diritto positivo. De cive (1642), De corpore (1655), De
homine (1658).
|
Jung,
Carl Gustav
psicanalista svizzero (1875-1961).
Collaboratore di S. Freud, fu presidente dell'Associazione
Internazionale di Psicoanalisi (1910). Ma le sue concezioni
teoriche andarono sempre più distaccandosi da quelle
di Freud, e nel 1914 abbandonò la psicoanalisi
freudiana per fondare una sua scuola, detta di psicologia
analitica. Jung definì la libido come un'energia
psichica primaria di carattere non necessariamente sessuale;
inoltre, accanto all'inconscio individuale, depositario di
desideri e tendenze rimossi dalla coscienza, ipotizzò
l'esistenza di un inconscio collettivo, comune a tutti gli
uomini, i cui contenuti sono i ricordi delle esperienze
arcaiche (archetipi) della specie umana che possono
affiorare nei sogni oppure che si rivelano nei simboli e
nelle leggende comuni a tutte le culture. Trasformazioni e
simboli della libido (1912), Psicologia del processo
inconscio (1917), L'Io e l'inconscio (1928), Psicologia e
alchimia (1944), Psicologia del transfert (1946).
|
Marcuse,
Herbert
filosofo tedesco (1898-1979). Esponente
della scuola di Francoforte, i suoi studi, indirizzati alla
reinterpretazione del marxismo, lo hanno portato a
un'analisi fortemente critica sia della società
sovietica sia di quella degli USA (Marxismo sovietico, 1958;
L'uomo a una dimensione, 1964). Descrisse la società
industriale contemporanea come una società repressiva
e alienata che asservisce l'individuo attraverso
un'apparente tolleranza. Altre opere: Ragione e Rivoluzione
(1941) e Eros e civiltà (1955). Profondo conoscitore
di Hegel, negli ultimi libri (Das Ende der Utopie, 1967, La
fine dell'utopia; Counterrevolution and Revolt, 1972), M.
cercò di chiarire la prospettiva della realizzazione
di una "società libera". Per M. essenziale nell'uomo
è una tendenza al godimento e alla soddisfazione di
tutti i bisogni libidici e ludici, che è però
repressa dal lavoro, reso necessario dalla penuria primitiva
per la sopravvivenza, e dallo sfruttamento, che è
conseguenza dello sviluppo dei mezzi di produzione e della
divisione del lavoro. M. ricerca nei giovani intellettuali e
negli "esclusi" dal benessere le possibili forze
rivoluzionarie, in grado di mettere in moto il cambiamento
in direzione di una nuova società.
|
Nietzsche,
Friedrich Wilhelm
filosofo tedesco (1844-1900).
Insegnò filologia classica a Basilea (1869-1879).
Lasciata la cattedra per motivi di salute, visse tra la
riviera francese e italiana e l'Engadina. Nel 1889 fu colto
da una forma di pazzia che lo accompagnò fino alla
morte; fu dapprima in case di cura e quindi presso la
sorella Elisabetta Förster. Muovendo dagli studi
filologici e influenzato dalla concezione di Schopenhauer
della realtà come affermazione della volontà
di vita, Nietzsche vide nella tragedia greca l'espressione
dello slancio vitale ('dionisiaco') radicato nel caos
originario e, nel successivo pensiero socratico,
l'affermazione in un ordine oggettivo e razionale,
nonché l'inizio della decadenza della civiltà
occidentale. Al centro della speculazione del periodo
seguente è l'indagine sulla genealogia dei valori
della morale a base della cultura europea che sfocia nella
negazione di qualunque principio trascendente e
nell'affermazione del radicamento in interessi storicamente
determinati di ogni sistema di valori. Nell'ultima fase del
suo pensiero, Nietzsche tratteggia i concetti di
'superuomo', di 'eterno ritorno' e della 'morte di Dio'
portando a conseguenze radicali la sua critica dei
fondamenti della cultura occidentale. Stravolto per fini
politici da parte del nazismo, il pensiero di Nietzsche
è stato recentemente oggetto di attenta revisione
conclusasi con la pubblicazione dell'intera edizione critica
delle sue opere. La nascita della tragedia (1872), Umano,
troppo umano (1878-1879), Così parlò
Zarathustra (1883-1885), Di là dal bene e dal male
(1886), Genealogia della morale (1887), L'Anticristo
(1888).
|
Platone
filosofo greco (Atene 428/427-347 a.C.).
Di famiglia aristocratica, fu discepolo di Socrate e, alla
morte di questi, fu alla corte di Dionisio il Vecchio a
Siracusa. Costretto ad allontanarsi, fondò ad Atene
(387) l' Accademia. Fu ancora due volte a Siracusa (367 e
361), dove tentò inutilmente di attuare le sue idee
politiche. L'opera di Platone consta di 34 dialoghi, divisi
in quattro gruppi; fra i principali: Apologia di Socrate,
Critone, Eutifrone, Menone, Repubblica (10 libri), Fedro,
Simposio, Fedone, Teeteto, Parmenide, Sofista, Filebo,
Timeo, Leggi. A queste opere vanno aggiunte 13 Lettere. Nei
primi dialoghi sono affrontati problemi di etica, circa il
conseguimento della virtù, definita come sapienza e
pertanto insegnabile. In polemica con i sofisti, Platone
pose come fondamento dell'essere e del conoscere le idee,
essenze pure e intelligibili che risiedono nell'iperuranio,
gerarchicamente ordinate nell'idea suprema del Bene. Al
dualismo gnoseologico (opinione-scienza) corrisponde quindi
il dualismo metafisico tra il mondo sensibile in divenire e
il mondo immutabile delle idee la cui conoscenza è
anamnesi o reminiscenza, essendo l'anima per natura
partecipe della natura delle idee. Su questo principio trova
fondamento la dottrina, d'origine orfico-pitagorica,
dell'immortalità dell'anima (Fedone) e, sul principio
del dualismo tra mondo sensibile e intelligibile, la
dottrina dell'eros (amore), desiderio di conoscenza che
media dialetticamente i sensi e la ragione, la conoscenza e
la pratica. La politica è, per Platone, l'attuazione
della giustizia e l'educazione dei cittadini, la cui
organizzazione deve basarsi sulla divisione delle classi
(filosofi, guerrieri, artigiani).
L'accademia é una associazione di
studiosi istituita con il fine di promuovere le lettere, le
arti, la scienza. Sono denominate accademie anche le scuole
superiori di belle arti (Brera, Milano), di arte drammatica,
di musica, di danza. La denominazione, infine, è
riservata anche alle scuole per gli ufficiali
militari.
Accademia Platonica. Scuola filosofica
fondata nel 387 a.C. da Platone presso i giardini di
Academo, da cui il nome di Accademia; fu attiva fino al 529.
Accanto agli studi di matematica, astronomia e scienze
naturali, era prediletto lo studio dell'uomo quale abitante
della polis.
n Accademie moderne. L'accademia moderna
ha origine da occasionali incontri fra letterati, artisti,
uomini di scienza. Sorgono così, tra il 1440 e il
1460, l'Accademia Alfonsina a Napoli, la Platonica
Fiorentina a Firenze, la Pomponiana a Roma, l'Aldina a
Venezia, presto imitate in Austria, Germania, Polonia. Il
carattere prevalentemente didattico delle accademie cedette
il passo, nel '500, a un orientamento filologico-letterario:
il processo culmina con la fondazione della Crusca (1583) e,
un secolo dopo, dell'Arcadia (1690). Nello stesso periodo lo
sviluppo del sapere scientifico determina la fondazione dei
Lincei (1603) e del Cimento (1657). L'eccessivo
frazionamento, unito talvolta a pesanti forme di controllo e
censura, risultò un fattore frenante per il processo
evolutivo delle accademie italiane, mentre in Francia
(Accademia di Francia, 1635) e in Inghilterra (Royal
Society, 1662) avveniva il progressivo conglobamento delle
accademie e la loro trasformazione in accademie nazionali.
Nell'800 si assiste a un generale rinnovamento delle
accademie In Italia ebbero così origine la
Società reale di Napoli, la Regia Accademia delle
Scienze di Torino; all'estero, a fianco delle più
celebri, sorsero, da un accresciuto interesse per le
scienze, numerose istituzioni (National Academy of Science,
negli USA, 1863).
|
Popper,
Karl Raimund
epistemologo inglese di origine austriaca
(1902-1994). Appartenne al Circolo di Vienna, dal quale in
seguito si allontanò occupandosi di problemi storici
e sociologici. Ha sostenuto che le teorie sono scientifiche
solo in quanto è possibile dimostrarne la
falsità (falsificazionismo). In base a questo
criterio, ha classificato come metafisica la teoria marxista
della storia. Logica della scoperta scientifica (1934), La
società aperta e i suoi nemici (1945), Miseria dello
storicismo (1957), Congetture e confutazioni
(1962).
|
Russell,
Bertrand Arthur William
filosofo e logico inglese (1872-1970).
Uomo di vastissimi interessi culturali, si dedicò a
problemi specifici di filosofia, pervenendo a posizioni
agnostiche, e di sociologia, sostenendo un originale
liberalismo politico; convinto pacifista, si fece promotore
della campagna per il disarmo nucleare. In campo matematico,
riprendendo le ricerche di G. Peano sui fondamenti della
matematica e della logica formale, Russell formulò la
celebre antinomia che lo portò, in collaborazione con
A. N. Whitehead, alla costruzione della logica simbolica, il
cui programma, noto col nome di logicismo, fu delineato nei
Principia mathematica (1910-1913). Opere: Introduzione alla
filosofia matematica (1918), Pratica e teoria del
bolscevismo (1920), Matrimonio e morale (1929), La
conoscenza umana, il suo fine e i suoi limiti (1948). Premio
Nobel 1950 per la letteratura.
n Tribunale Russell Giuria internazionale
costituita a Londra il 15 novembre 1966, su iniziativa del
filosofo britannico, per denunciare e far conoscere al
grande pubblico i delitti commessi dai vari governi in nome
delle ragioni di Stato.
|
Vìco,
Giambattìsta
filosofo italiano (Napoli 1668-1744).
Compiuti i primi studi a Napoli, fu dal 1686 al 1695
precettore presso la famiglia Rocca a Vatolla, nel Cilento;
contemporaneamente studiava giurisprudenza, filologia e
filosofia, e nel 1693-94 si laureava in legge. Stabilitosi
nuovamente a Napoli nel 1695, si dedicò
all'insegnamento privato, che continuò a esercitare
anche dopo che, nel 1699, ottenne una cattedra di retorica
all'università. Solo nel 1735 a tale incarico si
aggiunse quello di storiografo regio. Le sue opere
principali sono: De nostri temporis studiorum ratione
(prolusione accademica del 1708, pubblicata l'anno
seguente), De antiquissima Italorum sapientia (1710),
Diritto universale (1722) e il suo capolavoro, Principi di
una scienza nuova d'intorno alla natura delle nazioni
(pubblicata in tre successive edizioni nel 1725, 1730 e
1744). Di notevole interesse è l'Autobiografia
(1728).
Il pensiero vichiano. La filosofia di
Vico, che esordisce con il rifiuto del cogito cartesiano, si
risolve nella strutturazione di un positivo complesso di
dottrine. Soprattutto, Vico rifiuta il significato
soggettivo del cogito, anche se fondato sulla chiarezza e
sulla distinzione, perché avverte che il criterio
dell'evidenza, qualora venga assunto come principio
universale della conoscenza, si risolve nel tentativo di
fornire un'immagine esclusivamente scientifica e
naturalistica tanto della natura che del mondo umano,
cioè della storia. Vico obietta che il cogito
è certezza e consapevolezza, ma non principio di
scienza: è il semplice indizio dell'esistenza di un
soggetto pensante, ma non è in grado di spiegare la
causa di questa esistenza. La vera conoscenza, invece, non
si può pensare che come conoscenza delle cause. Essa
è dunque valida quando si applichi a ciò che
prima si è fatto. Vico traeva da queste premesse
conseguenze di grande rilievo. Rifiutava prima di tutto di
riconoscere alla fisica quella preminenza, che essa si
attribuiva e l'epoca le riconosceva piena di ansiose
aspettative, in quanto scopriva che alla fisica era negato
attingere la realtà ultima delle cose, delle quali
creatore è Dio, che solo può conoscerle,
mentre all'uomo compete piuttosto l'esperienza di generiche
costanti. Si tratta, com'è evidente, di un'obiezione
rivolta contro ogni metafisica dell'essere. Ma ancora
più notevole è il fatto che alla
detronizzazione della fisica corrispondeva nel pensiero di
Vico la costruzione di una nuova autentica scienza, la
storia, la quale veramente conosce quella realtà che
procede dall'uomo ed è costituita di sentimenti, di
passioni, di atti e di pensieri umani. Chi anzi voglia porre
mente a questa realtà, agli occhi dei cartesiani
certo irrazionale e non scientifica, potrà, secondo
Vico, scorgere chiaramente in essa, in quanto storia delle
nazioni, uno svolgimento concreto della vita
dell'umanità, che da forme grezze e passionali
affiora irresistibilmente a forme ulteriori di
consapevolezza e razionalità. Vico formulava
così la dottrina delle facoltà della mente
(senso, fantasia, intelletto o ragione), cui faceva
corrispondere età storiche, epoche della vita del
mondo. Per queste assimilazioni si poneva come necessaria
l'idea del ciclo: senso, fantasia, ragione rappresentano un
processo che, concludendosi, si rinnova con una ricaduta
nella barbarie e con l'inizio di un nuovo corso. Ma al di
là di queste innegabili difficoltà derivanti
dalla struttura ancora naturalistica della dottrina dei
corsi e ricorsi, la filosofia di Vico svuotava il grande
mito illuministico di uno stato di natura come opera di
perfezione e modello ideale da riprodurre con ogni sforzo.
Vico sottolineava la faticosa gradualità della storia
e affermava la necessità di un integrale accettazione
di essa, anche dei momenti che più sembrano
contraddire le esigenze della ragione. Con queste stesse
teorie Vico contrastava altresì l'intellettualismo
estetico del Settecento, al quale opponeva un senso
originale e già romantico della grande poesia (Omero,
Dante), di cui si faceva celebratore e interprete.
|
Wittgenstein,
Ludwig Joseph
filosofo austriaco (Vienna 1889-Cambridge
1951). Di colta e ricca famiglia ebraica, fece studi di
ingegneria a Charlottenburg e Manchester, entrando
però anche in contatto con le riflessioni filosofiche
e logico-matematiche di Russell e Moore. Nei Diari 1914-1916
analizzò profondamente la nozione di proposizione,
contestando la possibilità di una deduzione non
tautologica e fissando criteri puramente formali per la sua
verifica o confutazione. Durante la prima guerra mondiale,
combatté valorosamente e fu fatto prigioniero sul
fronte italiano: le sue riflessioni successive al 1916
furono però conservate e pubblicate nel 1922 col
titolo Tractatus logico-philosophicus, opera destinata a
esercitare un enorme influsso sul neopositivismo del Circolo
di Vienna e sulle ricerche logico-linguistiche in tutto il
mondo. Qui Wittgenstein sosteneva il carattere pittografico
delle proposizioni e che la loro verità o
falsità dipendeva dalla verità o
falsità fattuale degli elementi atomici che le
costituivano. Ciò escludeva drasticamente ogni
possibile verità dell'etica e della metafisica e
rivalutava il senso filosofico delle proposizioni tratte
dalle scienze naturali. Malgrado varie e anche profonde
divergenze, le tesi centrali del Tractatus furono intese
come un programma di razionalismo scientifico, in quanto
affermavano come praticabile la ricerca di un linguaggio
elementare e immediatamente verificabile con cui costruire
tutte le proposizioni della scienza autentica. Dopo aver
fatto il maestro elementare e l'architetto, Wittgenstein si
trasferì nel 1929 a Cambridge, dove nel 1939 assunse
la cattedra di filosofia già di Moore diventando in
breve tempo uno dei più influenti filosofi
d'Inghilterra. Le Ricerche filosofiche, pubblicate postume
(1953) e costituite dagli appunti delle sue lezioni,
abbandonano il linguaggio come descrizione del mondo e lo
definiscono rispetto alla vita dell'uomo quale espressione
non casuale delle sensazioni. L'insieme delle espressioni
costituisce allora un gioco la cui arbitrarietà
è limitata dall'elaborazione di regole sintattiche e
semantiche; compito della filosofia è il controllo
della correttezza e dell'arricchimento di quel gioco che
è il linguaggio. Su tale strada si muoverà per
decenni la filosofia analitica inglese.
|