Chisotti
Marco
INDICE
Dalla prima cibernetica verso la costruzione di una
nuova epistemologia
Nuovi orizzonti oltre
la scatola nera
L'epistemologia secondo Bateson
Dalle premesse
classiche alla riorganizzazione del significato
Verso una teoria dell'osservatore; von Foerster: Note per un'epistemologia degli
oggetti viventi
La biologia ontologica di Maturana. Biologia della cognizione
Psicologia e
complessitá, uno studio della mente come sistema ricorsivo (specialità
emisferica)
Il vincolo non limita semplicemente i possibili ma è
anche opportunitá. (Prigogine Stengers)
Contributi differenti ad una nuova epistemologia. La
parola nel pensiero di von Foerster
Tra teoria e pratica nell'evoluzione della
conoscenza
La conoscenza come azione nel pensiero di Maturana e Varela
Dominii
comportamentali dell'organismo autopoietico
La comunicazione come fenomeno sociale.
Tenterò in queste pagine di
affrontare il problema della mia conoscenza, di ciò che mi ha portato a dire, e
sopratutto di quello che mi ha spinto a sostenere il mio punto di vista.
Dal momento che la conoscenza non
si riduce a delle semplici informazioni ha bisogno di strutture teoriche che
danno un senso alle informazioni; ci si rende facilmente conto che se si
possiedono troppe informazioni e poche strutture mentali, l'eccesso di
informazioni si trasforma facilmente in una nube confusiva e poco chiara nella
propria mente.
D'altro canto é pur vero che troppe
teorie oscurano altrettanto facilmente la conoscenza. Una teoria rigida si
chiude su se stessa, crede di possedere la realtá o la veritá, ha giá previsto
tutto in anticipo.
Se é vero che la nascita di un'idea
e il suo sviluppo necessitano di un campo ìntelletuale aperto, nel quale
opposte teorie e visioni del mondo si combattono; se é vero che ogni novitá si
presenta come minaccia o come insensatezza ai sostenitori delle discipline
stabilite, allora il mio tentativo si può ben inserire in un intento da un lato
di mantenere e sviluppare un pluralismo teorico (ideologico, filosofico),
dall'altro di proteggiere la mia devianza.
Personalmente mi trovo a vivere In
una cultura di cui la scienza ne fa parte, mi trovo a scoprire quanto una certa
cultura comporti una particolare visione del mondo, al tempo stesso sono
limitato e favorito dalle mie conoscenze.
Mi sono accorto che attraverso il
mio lavoro man mano che procedevo ad organizzare le informazioni si formavano
in me nuove certezze che mostravano come il mio vecchio modo di pensare si
fosse basato su pseudo-certezze, ma sopratutto ho scoperto l'esigenza di
costruirmi un modo di pensare coerente rispetto ai presupposti da cui parto.
I miei progressi nella conoscenza
non sono identificabili con l'eliminazione dell'ignoranza, mi trovo tuttora
immerso nell'incertezza, un incertezza scaturita proprio dalla mia conoscenza.
Per me conoscere é stato negoziare, lavorare, discutere, in un tentativo continuo
di nuove chiarezze che molto spesso si risolvevano in nuove ombre. Mi scuso fin
d'ora per l'incompiutezza di questo mio tentativo che volutamente si presenta
frantumato in parti come un mosaico in costruzione.
L'approccio da me seguito é quello sistemico,
fondamentalmente per due ragioni mi trovo a sostenerne la validitá: da un lato
la rilevanza di tale modello nel mettere in luce le proprietà
"gestaltiche" dell'organizzazione del reale; dall'altro lato la possibilità di riscontrare proprietà 'Igestaltiche' comuni a
differenti livelli di tale organizzazione, e quindi la possibilitá di creare
delle generalizzazioni.
La nozione di sistema prende
originalità nel momento in cui invece di completare la definizione delle cose,
degli oggetti, gli si sostituisce; soltanto in questo modo il sistema opera
necessariamente una rottura con l'ontologia classica dell'oggetto.
Il concetto di sistema ha in sé tre
Morin (33):
Il sistema (che esprime sia l'unitá
complessa ed il carattere fenomenico del tutto, sia il complesso delle
relazioni fra il tutto e le sue parti).
Le interazioni (ci6 che esprime
l'insieme delle relazioni, azioni e retroazioni che si effettuano e che
interessano in un sistema).
L'organizzazione (ciO che esprime il
carattere costitutivo delle interazioni; quel che forma, mantiene, protegge,
regola, regge, rigenera; quel che fornisce al sistema la sua colonna
vertebrale).
La concezione complessiva del
sistema si articola da un punto di vista fisico per le sue condizioni di
formazione e di esistenza (interazioni, congiuntura ecologica, condizioni e
operazioni energetiche e termodinamiche), anche un sistema di idee possiede una
componente fisica; da un punto di vista psichico per le sue condizioni di distinzione
o di isolamento, per la scelta di riflessione critica (come la relatività delle
nozioni e delle frontiere del sistema), per la capacità diagnostica.
Per quanto concerne la psicologia
applicata l'approccio sistemico sembra offrire un valido contributo al suo
sviluppo possedendo validi strumenti d'analisi e di sintesi delle sue
problematiche. Mi riferisco in particolare alla terapia familiare, il piú
evidente esempio di applicazione del modello sistemico, ma anche all'interno
della terapia cognitiva al suo orientamento sistemico- processuale.
Nell'approccio sistemico, in realtà, se
dal punto di vista teorico sembra delinearsi un orizzonte preciso entro il
quale affermare le proprie convinzioni, l'ambito della pratica riserva una
continua ricerca di nuove strategie che permettano di superare i limiti della
situazione in atto.
Un tale modo articolato di
procedere nella costruzione e nello sviluppo del sistema preso in
considerazione mi ha portato a scontrarmi in modo contraddittorio con
differenti epistemologie nell'ambito della pragmatica terapeutica. Il mio
lavoro nella ricerca degli sviluppi epistemologici della seconda cibernetica ha
senz'altro risentito di tale difficoltà.
Non mi rimaneva che affrontare il
discorso nella sua totale complessità pur consapevole dei rischi cui andavo
incontro. Affrontare la complessità, infatti, é affrontare l'incertezze e le
contraddizioni; il pensiero nella sua complessità é un'avventura che rischia ad
ogni istante la confusione o la semplificazione (non è possibile d'altronde
dimenticare che si semplifica per ragioni pratiche ed euristiche).
Il paradigma della complessità
porta inevitabilmente alla ricerca di un metodo che non é altro che l'attivitá
pensante del soggetto (nel caso specifico la mia attivitá e dunque il mio
metodo che, ancora in embrione, spero di affinare).
Il metodo diventa centrale nel
momento che si riconosce che la conoscenza non é accumulazione di dati o
informazioni, bensi la loro organizzazione; che la logica non é piú perfetta ed
assoluta; che c'é incertezza e tensione nella conoscenza. il metodo é attivitá
pensante e coscente, ed il pensiero coscente é l'unico capace di trasformare le
condizioni del pensiero stesso.
Questo é l'íntento che mi sono
prefissato, tentare il recupero del processo di elaborazione teorica che si
trova alla base del mio lavoro trovandomi ad interessarmi di terapia familiare.
Per questa ragione il lavoro che presento, riportando il contributo di
differenti autori, si presenta frammentario, volendo per lo piú sottolineare la
grande complessitá, pur nell'ambito di un discorso relativamente recente, degli
sviluppi epistemologici emergenti.
INTRODUZIONE.
Morin organizzazione
metodo e cognizione.
"L'unica conoscenza che valga é
quella che si alimenta di incertezza e il solo pensiero che vive è quello che
si mantiene alla temperatura della propria distruzione." (32)
Queste parole di Morin mi rieccheggiano nella mente in un modo del tutto
originale credo, spengono l'interruttore del mio pensiero, ecco però aprirsi lo
spiraglio del nuovo, dell'innovatore Morin, il nostro pensiero deve ormai superare ció che non
si pensa, ció che lo comanda e lo controlla., é giunto il momento di ripensare
la nostra struttura di pensiero.
Il problema principale é recuperare
l'organizzazione della nostra conoscenza, è necessario riapprendere ad
apprendere. E forte a questo punto il concetto di metodo, Morin non offre un metodo, va alla ricerca del metodo,
apprendere ad apprendere, il deutero-apprendimento di Bateson (4) questo é il metodo.
Il discorso sfocia immediatamente
nell'autorganizzazione, in particolare il "self-reproducing automatall di
von Neumann (35), ovvero il funzionamento dell'automa naturale (l'essere
vivente) con il disordine; il principio di "order from noise'1 di von Foerster (18), auto-organizzazione con il disordine; il caso
organizzatore di Atlan (l); tutti accenni ad un concetto essenziale,
l'organizzazione, che possiede in sé il potere di 11materializzare'1 il
pensiero astratto. Organizzare significa determinare dei vincoli descrittivi,
forma spaziale, volume, confini ecc.; significa creare delle interazionif tra
gli elementi presi in considerazione, di tipo selettivo; significa definire l'esistenza
di energia disponibile all'interazione; significa dunque autoprodurre,
attraverso l'energia disponibile e le interazioni ipotizzate, organizzazione.
Da cosa nascono ordine ed
organizzazione se non da un non ancora definibile ordine ed organizzazione, in
altre parole quel che é definibile disordine. Una sorta di infinita circolarità
tra disordine interazione --- >
ordine --- > organizzazione.
Il concetto di sistema si aggiunge a
quello di organizzazione, in particolare è l'unità globale organizzata di
interrelazioni tra elementi, azioni, o Individui. Cosi allo stesso modo la
mente non é che un sistema, cosi come nella descrizione pu6 venir dettagliata,
quindi esiste in funzione del metodo seguito nel descriverne la sua organizzazione,
ancora una volta la realtà è il nostro modo di percepire, di concepire e di
pensare In maniera organizzazionale ciò che ci circonda.
Tutto sembra strutturarsi a livelli
differenti di organizzazione, gli uni separati operativamente dagli altri, la
coscienza della qual cosa, cioè la qualità dotata di potenzialità
organizzatrice in grado di retroagire sull'essere stesso, di modificarlo, di
svilupparlo ecc., é limitata alla necessità operativa del proprio livello
organizzativo. Mi spiego piú semplicemente, alla cellula non é dato di sapere e
di godere del senso organizzativo dell'individuo di cui ne fa parte, cosi come
all'individuo non é dato di sapere il senso organizzativo della società di cui
fa parte, anche se ad entrambi i livelli credo possano essere ipotizzabili
spiegazioni differenti in funzione, per logica conseguenza. del proprio livello
di organizzazione.
La coscienza, intesa come prodotto
globale di interazioni e di Interferenze cerebrali inseparabili dalle
interazioni e dalle interferenze della cultura sull' individuo, diviene il
chiaro strumento autorganizzatore di significato che restituisce autonomia di
evento unico, entro i vincoli descrittivi dell'individuo così come esso viene
concepito, all'azione del sistema preso in considerazione.
Il sistema é irriducibile a livello quantitativo, bensì é unicamente
esprimibile attraverso la considerazione della sua stessa organizzazione. La
forma stessa, Gestalt, non é piú considerabile essenza ma passa ad essere idea
di esistenza e quindi di organizzazione, la percezione infatti é il frutto di
un processo operativo ben preciso all'interno di una data organizzazione.
Per avvicinare il pensiero di Morin agli sviluppi, nell'ambito della psicologia, del cognitivismo
vorrei sottolineare che lo sviluppo della corrente cognitivista nell'ambito
terapeutico ha dato origine a due differenti correnti: la prima quella dei
terapeuti cognitivi tradizionali con un'impostazione prevalentemente empirista,
che postula un ordine esterno, indipendente, oggettivo, unico per tutti
identifica nella razionalità.
Intesa come un insieme (di norme e assiomi
universali, la verità, nella non razionalità il falso; la seconda, che si
differenzia nettamente dalla prima, rompendo col paradigma empirista,
considerarla come un insieme di processi (un "network"), a più
livelli irriducibili tra loro.
La realtà in questo caso passa ad essere pluralista e processuale, é
l'osservatore che la rende unica introducendovi il suo ordine, ciò che viene
definita realtà é il prodotto dell'interazione tra osservatore e ambiente.
Questo vero e proprio mutamento epistemologico, sottolineato molte volte da Morin , si riscontra anche nell'odierno cognitivismo a
orientamento sistemico-processuale, è un traguardo non da poco essere riusciti
a restituire all'uomo la sua capacità autorganizzatrice di costruttore di
quest'ordine.
Già Bateson (3) sosteneva che ciò che noi percepiamo sono delle
differenze, delle informazioni di differenza, e che ciò che noi vediamo, il
mondo come lo vediamo, é una nostra costruzione, c'é una mappa e un territorio
e la mappa non é il territorio.
Ciò che riporta Maturana (27) sul rapporto tra mondo esterno e mondo
interno é, a mio parere, un passo ulteriore nel considerare gli sviluppi della
cognizione dell'individuo; egli infatti ritiene che non ci sia differenza tra
illusione e percezione, arrivando cosi a identificare la mappa col territorio;
nel dire ciò riesce ad evitare il rischio del solipsismo ingenuo sostenendo che
la nostra realtà é costruita in accoppiamento strutturale con gli altri simili
che avviene attraverso il linguaggio, nel dominio linguistico.
Il pensiero di Morin (31) sottolinea da un lato il concetto di metodo
(come formula indispensabile da seguire se si vuole comprendere la cognizione),
e dall'altro quello di organizzazione (come struttura che connette i vari
elementi in un ordine preciso).
E' attraverso la complessità, e solo
attraverso il suo inevitabile incontro nell'ambito della scienza e dei suoi
sviluppi, che si accede alla comprensione della cognizione dell'uomo. La
complessità passa attraverso l'irriducibilità del caso e del disordine, visti
come momenti indispensabili nella costruzione dell'ordine e
dell'organizzazione; il recupero dell'evento unico, l'uomo come evento alea,
singolarità; complementarietà e antagonismo tra ordine,disordine e
organizzazione; il considerare il sistema più della somma delle sue parti, per
le proprietà emergenti dalla nuova organizzazione, ma allo stesso tempo anche
meno della somma delle sue singole parti, nei termini che l'organizzazione
impone vincoli che possono inibire talune potenzialità riscontrabili nelle sue
parti. La complessità é inevitabilmente da tener in considerazione se si vuole
trattare l'epistemologia cibernetica. Morin (34)cita a riguardo: "Possiamo dire che il
mondo é nella nostra mente, che é nel nostro mondo". L'oggetto della
conoscenza, in altre parole, é la fenomenologia e non la realtà ontologica. La
nostra mente/cervello 'produce' quel mondo che ha prodotto la mente/cervello.
Noi produciamo la società dalla quale siamo prodotti."
La scienza é una strategia di
conoscenza, c'è bisogno di una strategia per muoversi entro la complessità, la
strategia é l'arte di utilizzare le informazioni che si producono nell'azione,
di integrarle, di formularne gli schemi di azione per sapersi muovere
nell'incerto, gli schemi di azione nascono da continue correlazioni effettuate
dall'individuo tra il suo apparato sensoriale ed il suo apparato motorio.
Dalla
prima cibernetica verso la costruzione di una nuova epistemologia.
La cibernetica rientra nella
scienza che si interessa di struttura ed organizzazione, nel compiere il salto
paradigmatico dalla materia alla struttura si vanno a modificare le metafore
relative alla materia ( fisica, corpo, sostanza, energia, mondo fisico, analisi
quantitativa ... ) in quelle relative alla struttura ( cibernetica, forma,
mente, comunicazione, mondo biologico, organizzazione della totalità, analisi
qualitativa ... ).
Come ci fa notare Bateson G. (5): "Tutte le metafore tratte da un mondo
fisico di impatti, forze, energia ecc. sono inaccettabili nelle spiegazioni di
eventi e processi del mondo biologico dell'informazione, finalità, contesto e
significato." I cibernetici dal canto loro ci ricordano che la fisica é
una branca della cibernetica dal momento che si interessa di strutture che si
sono stabilizzate nella materia.
Che sia il modello o struttura che
organizza il processo fisico e mentale é l'idea che ha dato origine alla
cibernetica, alla base della quale troviamo il concetto di Retroazione, comando
di un sistema attivato col reinserimento nello stesso dei risultati del suo
comportamento. Nell'apprendimento e nel cambiamento il sistema é interessato ad
alterare o a fissare la retroazione.
von Neuman e Morgenstern (35) un tempo
osservarono che andava inventata un'ipotesi fittizia, al pari della particella
newtoniana della fisica, per costruire una scienza del comportamento. L'idea di
una rete ricorsiva a struttura retroattiva ha fornito tale ipotesi. Miller,
Galanter, Pribam, nella loro opera Piani e strutture del comportamento hanno
proposto il circuito a retroazione come elemento fondamentale nella costruzione
della scienza del comportamento. Attraverso tale ipotesi si sono costruiti
ordini ricorsivi su ordini ricorsivi, fino a costituire il sistema stesso.
Dallo studio della scatola nera, intesa
come processore di input ed output, nel contesto della prima cibernetica, si é
passati alla cibernetica della cibernetica, in cui l'osservatore entra nel
sistema fissando il proprio obiettivo.
La seconda cibernetica, come é definita
da H.von Foerster, inserisce
l'osservatore in ciò che è osservato, questo orientamento scandisce il
separarsi da un modo di pensare unidirezionale ad un modo di pensare sistemico
mutualistico, studiando le proprietà dell'osservatore si abbandona la
preoccupazione per ciò che si osserva. I cibernetici definiscono la seconda
cibernetica un modo di descrivere i sistemi come operativamente chiusi ed
autonomi, un'integrità già specificata da Bertalanfy nella sua teoria generale
sui sistemi. Un sistema si considera operativamente chiuso quando é
completamente autoreferente.
Furono i biologi Maturana e Varela (43) tra i primi ad orientarsi verso lo
studio del sistema come operativamente chiuso. La loro ipotesi in un primo
tempo non trov6 riscontro: nel loro studio sulla vista della rana cercarono di
correlare l'attività dell'occhio con l'esterno, ebbero i loro risultati al
contrario quando presero in considerazione il rapporto che intercorreva tra
l'occhio ed il cervello, senza considerare l'esterno. Come constata giustamente
Varela, se tutto ci6 che si crede di percepire provenisse dalla retina saremmo come
strumenti di una catena di montaggio, non avremmo altro ruolo che quello di
trasmettere ciò che abbiamo messo assieme.
Nuovi
orizzonti oltre la scatola nera.
Come già accennato le diverse prospettive
della seconda cibernetica hanno abbandonato il modello della scatola nera,
mentre la cibernetica semplice aveva elaborato sistemi semplici di primo ordine
presenti negli organismi semplici e nelle macchine, la seconda cibernetica
fornisce un sistema di controllo sufficientemente ricco da permettere di
affrontare con successo processi di second'ordine come la cognizione, Il
dialogo, l'interazione socio-culturale ecc.
Il modello sistemico prendendo le
mosse da una revisione cognitivo-costruttivista, si é orientato alla formazione
di una nuova epistemologia, un nuovo orientamento questo che prende le mosse da
un insieme di premesse basilari.
Un primo presupposto, di matrice
cognitivista, considera l'individuo come in grado di rappresentarsi l'ambiente
e non semplicemente di reagire ad esso. L'individuo é un sistema coerente, in
grado di filtrare la realtà, strutturato attraverso costrutti, sistemi di
credenze, che lo pongono In grado di organizzare il proprio comportamento in un
contesto infarcito di scopi, intenzioni, piani e strategie.
Altra premessa basilare sorge nel
considerare scopi, piani, sistemi di credenze. nonché sentimenti ed emozioni
dell'individuo, come strutture mantenute unicamente attraverso l'interazione
sociale. Viene definita la presenza di un feedback ricorsivo che organizza
l'attività mentale (e di conseguenza i singoli comportamenti), correlandola al
contesto relativo in cui il soggetto si trova a vivere. Nasce in questo modo
l'opportunità di considerare l'interdipendenza ed il co-adattamento di
reciproche premesse, credenze e scopi alle quali l'individuo fa riferimento nel
complesso, già negli anni '30 Milton Erickson utilizzava in clinica, senza darci peso, una
visione che gli permettesse di considerare tutto l'ambiente nel quale si
trovava a vivere l'individuo (il suo ecosistema).Solo però nel momento che si é
cominciato a sistematizzare il lavoro con studi mirati a casistiche precise si é
potuto dare forma ad un modello teorico e quindi svilupparne le applicazioni.
Tra i primi sulla strada di una tale
riorganizzazione epistemologica si possono elencare i ricercatori dell'MRI
(Mental Reserch Institute) di Palo Alto In California, Watzlawick, Beavin,
Jackson, nel loro libro "La pragmatica della comunicazione" (45)
hanno affrontato il problema della comunicazione con l'ausilio della
cibernetica della logica e della teoria dei giochi. In particolare sono
essenziali i loro assiomi sulla comunicazione:
Non si può non comunicare.
Ogni comunicazione ha un'aspetto di
contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo
ed é quindi metacomunicativo.
La natura di una relazione dipende
dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
Gli esseri umani comunicano sia a
livello analogico (non verbale, paraverbale) che digitale (verbale, numerico).
Tutti gli scambi di comunicazione sono
simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla
differenza.
Da questi primi studi si é sviluppata
una grossa corrente teorica, poi definita ad orientamento sistemico, sopratutto
in ambito clinico, particolarmente ingenti sono stati infatti i contributi di Milton
Erickson, uno dei più
originali ed innovatori del nostro secolo, padre dell'ipnosi moderna, tra i
primi ad osservare l'ecosistema dell'individuo assieme a Gregory Bateson.
L'epistemologia
secondo G. Bateson, (3).
Bateson lungo tutta la sua vita di scienziato ha insistito
molto sul fatto che l'epistemologia é essenziale per la costruzione di una
scienza coerente del mondo vivente. In effetti dietro al concetto di
epistemologia si sviluppa un pò tutto il pensiero batesoniano, al punto da
riscontrare ben cinque differenti significati del termine stesso.
Nell'analizzare tali differenti
significati si scopre tutto il senso del suo pensiero e degli sviluppi operati
sul suo taglio metodologico dagli studiosi della teoria sistemica applicata
(vedere l'ambito della terapia familiare).
Dalla definizione data dai filosofi del
termine "epistemologia": Il
... studio della teoria della conoscenza che Indaga la struttura, i metodi,
la validità nonché le origini della conoscenza", si trovano altri quattro
significati quali: paradigma, cosmologia biologica, scienza, premesse
fondamentali che sottendono il comportamento di un organismo.
L'epistemologia intesa come paradigma é
divenuto il termine più utilizzato dai terapeuti familiari. Presumibilmente
l'epistemologia come paradigma fornisce una grammatica della realtà
specificando come vengano ad essere punteggiati gli oggetti e gli eventi da
parte dei soggetti.
Altro significato é quello di
scienza; la scienza epistemologica é lo studio di come un particolare organismo
o insieme di organismi, pensano, conoscono, decidono. Solo attraverso una
scienza epistemologica come principio cardine dei fenomeni biologici è
possibile uno studio dell'evoluzione, del pensiero, dell'adattamento,
dell'embriologia e della genetica.
In altra occasione Bateson affronta l'epistemologia considerandola come
struttura del carattere, in un suo articolo: "La cibernetica dell'io: una
teoria dell'alcolismo.", qui l'autore descrive la relazione tra
l'epistemologia, lo studio di come conosciamo ciò che conosciamo, e l'ontologia, lo studio della
natura dell'essere.
La struttura del carattere dovrebbe
essere intesa come un insieme di premesse epistemologiche ed ontologiche, che
determinano come l'individuo concepisce il mondo che lo circonda; sono infatti
le convinzioni, solitamente inconsce sul mondo che lo circonda che determinano
come l'individuo lo vede.
Bateson sostiene che la patologia umana, dal punto di vista
mentale, é essenzialmente basata su errori epistemologici: come la fiducia
nell'obbiettività, l'intraprendere azioni che ignorano la circolarità del
sistema, il tentativo di controllare una parte del sistema a cui apparteniamo,
ecc.
Un particolare brano di Bateson può aiutare a comprendere il suo pensiero: "Le
cose-in-sè (Dinge an sich), inaccessibili all'indagine diretta, stanno tra loro
in relazioni paragonabili alle relazioni esistenti tra loro e noi. nche esse
(persino quelle viventi) non possono avere alcuna esperienza diretta l'una
dell'altra ; questione di grandissima importanza e primo postulato
indispensabile per qualsiasi intelligenza del mondo vivente.Ciò che è
essenziale è il presupposto che le idee (in un senso molto lato del termine)
abbiano una loro forza e realtà. Esse sono ciò che noi possiamo conoscere, e al
di fuori di esse non possiamo conoscere nulla. L e regolarità o
"leggi" che legano assieme le idee: ecco la "verità". Esse
sono la nostra massima approssimazione alla verità ultima."
Ciò che ci
comunica Bateson é molto semplice ma allo stesso tempo straordinariamente complesso, ci
dice che noi siamo orientati dall'idea che abbiamo di noi stessi (oltre che
dagli stimoli pervenutici dai nostri sensi), gettando il nostro giudizio
"critico" in un mondo di approssimazioni su approssimazioni senza
fine. Nel presentarci il suo pensiero Bateson ce lo pone in una continua dialettica tra azione
come processo, e suo contesto come forma; in una tale dinamica la mente
dell'uomo si trova in un continuo metalivello rispetto alla retroazione;
l'individuo é cioè coreografo di se stesso ad un livello sempre più
sofisticato, prendendo in considerazione se stesso che osserva se stesso, e se
stesso che osserva se stesso che osserva se stesso, cosi via ricorsivamente.
Mi voglio ora soffermare sui suoi
criteri del processo mentale che si suddividono in sei punti, e che orientano
bene nel suo studio sull'epistemologia individuale, e sopratutto sul suo
concetto di MENTE.
PRIMO CRITERIO. Una mente é
un'aggregato di parti o componenti interagenti. il processo mentale é visto
come una successione di interazioni tra parti, la spiegazione mentale si trova
nell'organizzazione e nell'interazione tra parti multiple. Una concezione
olistica che elimina il sopranaturale dalle spiegazioni, partendo dalla
premessa della differenziazione e dall'interazione tra le parti.
SECONDO CRITERIO. L'interazione tra
le Parti della mente é attivata dalla differenza. Nel mondo delle Idee non
esistono urti come in fisica bensì occorre una relazione tra due parti
differenti o tra una parte all'istante uno e la stessa all'istante due. Un
organo di senso reagisce ad una differenza, un cambiamento. Il globo oculare é
continuamente animato da un tremolio, detto microstagmo. Qualunque variazione
graduale è difficile da rilevare perché le variazioni rilevate sono minime. Noi
tracciamo distinzioni, le estraiamo, le distinzioni che non vengono estratte
non esistono.
E'possibile affermare che l'idea in sé
non possiede un'ubicazione nello spazio e nel tempo, arriva a possederla
unicamente in un'idea di spazio o di tempo. Ancora una volta le premesse che ci
siamo date ci condizionano nella costruzione dell'esperienza.
TERZO CRITERIO. Il processo
mentale richiede un'energia collaterale. Benché i processi
mentali scattino per differenze la differenza non è energia, le leggi della
conservazione dell'energia valgono anche per i sistemi viventi. Il termine
scattano é significativo, indica molto bene che l'energia é contenuta a livello
metabolico sia nell'evento stimolo che nell'evento risposta, a differenza di
quanto si ipotizzi avvenga In fisica dove un oggetto possedendo energia
cinetica, nell'urto la evolve ad altri oggetti. Dare un calcio ad un cane é
differente dal darlo ad un sasso per la semplice ragione che il cane possiede
in sé l'energia per orientarsi nella risposta.
QUARTO CRITERIO. Il processo mentale richiede catene di
determinazione circolari per lo più complesse). Partendo da un concetto
apparentemente esterno a ciò su cui andrà a parare, Bateson, specifica che una stessa situazione di stabilità é
raggiungibile sia mantenendo il proprio stato, come fa la roccia, sia cambiando
continuamente per piccole porzioni In un
processo circolare, come fa ad
esempio un organismo vivente nel tentativo di rimanere in equilibrio. La mente,
in un sistema vivente, opera attraverso dei canali neuronali attivati o meno
attraverso dei controlli, paragonabili agli interruttori di un circuito
elettrico che esistono unicamente quando sono attivati altrimenti é come non
esistessero.
QUINTO CRITERIO. Nel Processo
mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come trasformate
(cioè versioni codificate) della differenza che li ha preceduti. In primo
luogo é possibile notare che qualunque oggetto, evento o differenza del mondo
esterno può essere sorgente di informazione, purché sia incorporato in una rete
opportuna capace di connotare come significativo il materiale pervenuto. Si pu6
dire, nel considerare l'enunciazione dell'asserzione di Korzybski: 'ILa mappa
non é il territorio", che la mappa organizza ci6 che viene colto dalle
differenze presenti nel territorio, in altre parole l'effetto di tale
organizzazione (mappa) non é direttamente la causa dell'organizzazione stessa
(territorio), bensì la sua trasformazione o codifica.
SESTO CRITERIO. La descrizione e
la classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia
di tipi logici immanenti ai fenomeni. Le classi di
tipo logico dfferente sono un affascinante gioco interconnettivo che la mente é
capace di operare anzi si trova Indispensata ad attuarlo. Gli esempi che si
possono fare sono molteplici. Il concetto di delinquenza, ad esempio, ha reso
evidente come si faccia confusione tra i tipì logici, volendo punire singole
azioni considerate criminose, nell'intento di correggere il delinquente, come
se delinquenza fosse il nome dato ad un'azione o parte dì essa; la delinquenza é
piuttosto il nome del modo di organizzare le azioni. Non é possibile,
manipolando una singola azione, andare a modificare il carattere del soggetto
organizzatore delle proprie azioni.
Tra le caratteristiche menzionate
ancora da Bateson si trovano l'autonomia e la morte; l'autonomia, letteralmente
controllo di sé" (autos = Sé nomos =
legge) risulta dalla struttura del sistema, come prenderò in considerazione più
avanti, l'autopoiesi del sistema si trova ad un meta livello nei confronti della
singola azione o di una categoria di azioni, la morte è la rottura dei circuiti
e quindi la distruzione dell'autonomia.
La mente inoltre è capace di finalità e
scelte tramite le proprie capacità autocorrettive, è influenzata dalle proprie
ed altrui mappe, mai direttamente dal territorio, il suo limite é che le
informazioni che essa riceve non proveranno mai nulla sul mondo o su di essa.
Il sistema capace di apprendere e ricordare accumulerà entropia negativa, lo
farà attraverso queí giochi stocastici chiamati prove per tentativi ed errori,
e potrà unirsi ad altri sistemi ampliandosi.
Dalle
premesse classiche alla riorganizzazione del significato.
La conoscenza organizzata ed
acquisita corrisponde al punto di massimo mascheramento raggiunto da ci6 che
unanimemente viene condiviso, un mascheramento questo che non é imposto
dall'esterno, ma risulta intrinseco ai meccanismi psicologici che presiedono
alla dinamica ed alla strutturazione stessa della conoscenza. il pensiero
categoriale, ereditato da Aristotele, ha in sé la rimozione dell'origine di
quei vincoli che ne hanno determinato i risultati.
Il pensiero scientifico e
filosofico contemporaneo ha messo in discussione le strategie fondanti quelle
matrici e quegli ordinamenti assunti di volta in volta come naturali. Il fulcro
del discorso é riassumibile in una frase di Maturana (28) "Tutto ciò che viene detto é detto da un osservatore ad un'altro osservatore, che
potrebbe anche essere se stesso."
E' attorno alla molteplicità dei punti
di vista, più o meno standardizzati, che cresce la complessità e le sue
molteplici descrizioni. Infatti l'autodescrizione dell'osservatore non delimita
il confine dell'immagine, ne assesta la rappresentazione al suo esito finale,
ma lo estende inevitabilmente in una ricorsione di descrizioni che generano
altre descrizioni, ecco delinearsi dunque la ricorsione della stessa complessità.
All'interno dello stesso soggetto
si può costatare una pluralità di punti di vista, al pari del patrimonio
genetico anche il patrimonio culturale possiede la propria deriva, infatti per
tanto che tale patrimonio tenda ad uniformarsi, un soggetto non aderisce mai
passivamente ad un sistema di riferimento categoriale dato, é sempre presente
la propria componente costruttiva.
Qualunque indagine epistemologica
non può misconoscere il riconoscimento dell'irriducibile pluralità dei sistemi
di riferimento categoriale, delle forme di pensiero e di conoscenza. Affiora a
riguardo il problema che viene definito del taglio metodologico o decoupage (Morin 'Il metodo') per conoscere é necessario specificare
e delimitare un problema, creare un universo di discorso, nel quale validità e
ordine possono essere determinati a partire da dati vincoli. La conoscenza si
costituisce ricorsivamente attraverso la costruzione e la descrizione di punti
di vista ed universi di discorso (intesi come ambiti di pertinenza del
discorso).
Da un concetto relativo come quello
di metodo, si passa a considerare, all'interno di una nuova concezione della
teoria dei sistemi, la relatività e la vicarianza tra sistema e sistema, e
sistema ed ambiente. In ambito cibernetico si scopre ancora un sistema dominato
da una prospettiva comportamentista, l'immagine della scatola nera con i suoi
input ed output. oggi si é tentato di oltrepassare tale confine, von Foerster proponendo l'elaborazione di un'epistemologia degli
oggetti viventi afferma (18): "Una descrizione (dell'universo) implica
colui che lo descrive o, in altri termini, ci occorre una teoria
dell'osservatore. Poiché gli osservatori sono organismi viventi questo compito
spetta al biologo. Ma lui pure è un organismo vivente, il che vuol dire che,
nella sua teoria, egli deve non solo rendere conto di se stesso, ma ugualmente
della formulazione di questa teoria".
Viene recuperata tutta una serie di
modalità, di atteggiamenti nei riguardi della finitezza della conoscenza e
della natura umana, tutte le precondizioni inerenti ad un punto di vista, i
"pregiudizi" non appaiono più come limiti, limitazioni, bensì
divengono vere e proprie matrici costruttive della conoscenza, un drastico
passaggio da un'epistemologia della rappresentazione ad un'epistemologia della
costruzione.
Il problema della finitezza di
affermazioni pregiudizievoli è il fondamento stesso dell'universo di discorso
che si va ad affrontare, non sono i nostri giudizi a costituire il nostro
essere, dice Gadamer, quanto piuttosto i nostri pregiudizi. I pregiudizi sono
predisposizioni della nostra apertura verso il mondo. Sono semplicemente le
condizioni per mezzo delle quali ciò che incontriamo viene a dirci qualcosa.
E' presente tutta l'indagine
portata avanti da Kuhn e Feyerabend che mettono in discussione il metodo, come
ricerca di un criterio di demarcazione su cui basare il giudizio di validità o
meno di teorie e concezioni scientifiche in competizione, da un punto di vista
storico, appoggiando l'idea che possa esistere unicamente una razionalità
storicamente determinata. Il concetto di Paradigma di Kuhn elaborato
nella sua opera "The Structure of Scientific Revolution11 (25),
tenta di risolvere il problema, considerando il paradigma un sistema chiuso
entro il quale, e solo entro il quale é lecito ricercare la coerenza con le
premesse da cui ci si era mossi.
Dal considerare un unico punto di vista
si passa a considerare molteplici punti di osservazione, creando cosi nuovi
orizzonti, rinunciando alla ricerca del vero livello di osservazione
fondamentale. La relatività di queste nuove concezioni porta a formulare una
nuova definizione di sistema tenendo in considerazione le sue matrici
costruttive che rimandano necessariamente a tagli metodologici operati dagli
interessati.
Ogni suddivisione, dal momento che non
pu6 che essere arbitraria, in funzione di ciò che si
vuole andar a dimostrare o sostenere, essendo operata da un osservatore, é
necessariamente una costruzione, come tale possiede in sé un differente
potenziale comprensivo. La stessa concezione d'informazione prende un'accezione
differente, a seconda del punto di vista da cui si parte nel considerarla
passando ad essere incomprensibile rumore o informazione espressiva; più che
mai si fa avanti una definizione storica della validità di una concezione
scientifica.
Il soggetto stesso non é più unicamente
considerabile come un sistema, bensì un sistema di sistemi, il considerarlo in
un modo piuttosto che in un altro apre differenti prospettive ed orienta verso
nuove potenzialità cognitive. L'evoluzione stessa ad esempio non é più
considerabile come un procedere secondo ritmi armoniosamente adattati tra i
vari sistemi, ma é
un'accelerazione dello sviluppo e
del mutamento di particolari sistemi accanto alla conservazione e
all'immutabilità di altri.
L'epistemologia del soggetto dietro
alla nuova teoria dell'osservatore trova uno sviluppo in termini quali chiusura
organizzazionale, dominio cognitivo, autonomia. L'organizzazione del sistema si
sviluppa attraverso la sua struttura, (la relazione esistente tra le sue parti
che deve rimanere invariata perché si mantenga lo stesso sistema), é
l'organizzazione dunque che consente di identificare un sistema; perché un
sistema appartenga ad una data classe deve mantenere invariata la sua
organizzazione mentre la struttura può cambiare sviluppandosi verso nuove
potenzialità.
Un sistema autonomo si definisce
come capace di subordinare tutti i cambiamenti strutturali previsti dalla sua organizzazione. Il sistema dunque appare organizzativamente chiuso mentre strutturalmente è
aperto. Ciò che caratterizza i sistemi viventi é che questi
sono il prodotto della loro stessa organizzazione. Maturana e Varela definiscono ontogenesi di un sistema la
storia dei suoi cambiamenti di struttura compatibili col mantenimento dell'organizzazione. il dominio organizzazionale di
un sistema è il suo dominio cognitivo, o dominio delle interazioni in cui il
sistema pu6 entrare senza perdere la sua chiusura.
ciò che interessa in un sistema
autonomo, come é stato visto da Wiener, é la sua organizzazione interna non il
suo controllo, del resto non ritenuto possibile dal momento che in una tale
organizzazione è concesso unicamente di selezionare una risposta tra quelle che
il sistema é in grado di dare. La dinamica del sistema cosi considerato é la
sua ricorsivitá.
Il passare dal controllo
all'autonomia in un sistema permette di dissociarsi da concetti quali input ed
output per introdurne altri quali perturbazioni e compensazioni operate dal
sistema attraverso la propria ricorsivitá. Le interazioni del sistema innescano ma non determinano i suoi cambiamenti
strutturali, sono definite accoppiamenti strutturali da Maturana e Varela (27)
proprio perché qui il sistema non può che organizzarsi ricorsivamente, mettendo
in gioco unicamente la propria struttura.
L'accoppiamento strutturale tra sistema
ed ambiente costituisce l'adattamento, l'ontogenesi passa ad essere la deriva
di cambiamenti strutturali di un sistema che, per garantirsi la propria
sopravvivenza non può che preservare l'invarianza dell'organizzazione e
la conservazione dell'adattamento.
Come scrive Varela (43):
"Questa situazione consiste nel fatto che colui che descrive non può
uscire dall'unità per considerare i confini e l'ambiente, ma é associato con il
funzionamento dell'unità sempre, in quanto elemento che la determina. Tali
situazioni, alle quali appartengono molti dei sistemi sociali autonomi, sono
caratterizzate da una dinamica in cui la stessa descrizione del sistema rende
il sistema differente. Ad ogni stadio, l'osservatore é in rapporto con il
sistema attraverso una comprensione, che modifica la sua relazione con il
sistema. Questo é, propriamente parlando, il circolo ermeneutico
d'interpretazione e azione, sul quale sono basate tutte le faccende
umane."
Ogni livello d'osservazione è
caratterizzato da miriadi di opposizioni, quella tra sistema ed ambiente ne
rappresenta una fra le tante. Ma cosa significa unire gli opposti; nel
paradigma classico la dualitá è legata all'idea di polarità la cui forma
fondamentale é la simmetria, mentre la logica sottesa a tale dialettica è la
negazione, le coppie sono del tipo: A / non A. La teoria dei sistemi, basata
sulle nozioni di chiusura organizzazionale
ed autonomia, si sviluppa attorno
alla complementarietà, la sua forma fondamentale é l'asimmetria, la logica
sottesa é l'autoriferimento, le coppie sono del tipo: cosa/processo che conduce
alla cosa.
Tale complementarietà consente di
comprendere il carattere non strutturale e non assoluto di ciò a cui si riferiscono nozioni quali informazione, rumore, disordine,
affermazioni che appartengono al dominio descrittivo di un osservatore esterno
al sistema. Per Atlan la creazione di informazione può essere fatta solo a
partire dal rumore, questo in apparente contrasto con differenti teorie che non
considerano il sistema gerarchico che si viene a formare tra osservatore ed
osservato, quest'ultimo compreso già nell'osservatore stesso; l'osservatore
passa ad essere ad un livello di organizzazione superiore.
Questi due differenti punti di vista
sono co-presenti ed irriducibili nonché complementari, cade la distinzione
esterno- interno, che passa a dipendere dalla scelta metodologica operata; il
punto di vista interno al sistema diviene quello dell'autonomia, della chiusura
organizzazionale, gli input passano ad essere perturbazioni non istruttive per
il sistema ma unicamente di innesto, di selezione, integrate
nell'organizzazione dinamica del sistema in funzione della riproduzione di
questa stessa organizzazione.
In questi termini l'osservatore é
il sistema, attraverso questa via si delinea la possibilità di considerare in
modo differente anche l'immagine che possiede di sé il soggetto dal punto di
vista psicologico.
Verso una
teoria dell'osservatore; von Foerster (19): Note per un'epistemologia degli
oggetti viventi.
Il modello teorico cui si riferisce
von Foerster tratta l'ipotesi di come l'essere vivente sì trova
ad elaborare le perturbazioni esterne. In particolare il suo pensiero si
sviluppa attorno a 12 proposizioni che tenterò di esporre.
L'informazione all'interno del cervello
è raccolta attorno a due elementi essenziali: le entità che definiamo X e gli istanti che definiamo T; l'ente (l'individuo) é necessitato ad
assemblare X e T correlando assieme l'evento oggetto e l'istante tempo:
chiamando R tale correlazione avremo R X T che si potrà scrivere Rii ; se
riteniamo Rii la correlazione evento ---> istante, allora il suo contrario
sarà istante --- > evento e lo chiameremo Sii ; ad esempio attraverso un
certo evento, la morte di Napoleone, io posso recuperarne l'istante, 5- 5-1821,
o al contrario attraverso l'istante, 5-5-1821, io posso recuperarne l'evento,
la morte di Napoleone.
Dopo questa prima correlazione
l'ente tenta di formulare delle ipotesi, utilizzando un tabulato come modello
costituito di righe e colonne, assemblando rispettivamente sulle righe gli
oggetti 0, e sulle colonne
gli eventi E, in altri termini le già considerate X e T.
L'ipotesi che l'ente si trova a fare é un lavoro di classificazione, supporre
che esista una relazione tra due rappresentazioni. L'ente infatti non possiede una continuità percettiva bensì si trova come
dinnanzi ad immagini stroboscopiche, nulla gli indica che si trova dinnanzi ad
un oggetto poiché solo in base all'ipotesi di permanenza dell'oggetto
attraverso la classificazione per righe delle X l'ente decide l'esistenza
dell'oggetto.
Dopo questa prima esposizione
sommaria della dinamica di tale processo di elaborazione passo ad esaminare le
proposizioni di von Foerster.
1a PROPOSIZIONE: oggetti
ed eventi non
sono esperienze primitive, oggetti ed eventi sono
rappresentazioni di relazioni. A questo punto l'ente rappresenta gli eventi
E con gli oggetti 0 in una nuova relazione OE; quest'ultima relazione non è
fine a se stessa bensì costituisce per l'ente una rappresentazione che
rimandata alla prima operazione percettiva modifica il processo stesso in atto
confermando o modificando l'ipotesi di partenza.
L'individuo in ogni momento, decidendo
sulle ipotesi fatte, attraverso l'istante coglie l'evento e attraverso l'evento
coglie l'istante, la rappresentazione che si darà da tali operazioni andrà a
modificare la percezione originale. Vi sono alcune
tribù ad esempio che non considerano l'esistenza di un oggetto se non
attraverso l'azione, é il galoppo che fa il cavallo e non viceversa, l'oggetto
appare solo come risultato di un'azione, l'animale predatore scorge la preda
solo quando questa si muove altrimenti quest'ultíma non esiste per nulla. A
partire da differenti modalità organizzative si conformano differenti realtà.
Nell'evento E tanti intervalli di
tempo formano la durata; il tempo diviene spazio perché é definibile solo
attraverso la persistenza di un oggetto che é solo una rappresentazione essendo
scaturito da un'ipotesi correlativa.
2a PROPOSIZIONE: Le
proprietà logiche di invarianza e cambiamento sono quelle delle
rappresentazioni; se ciò viene ignorato
insorgono paradossi.
3a PROPOSIZIONE: E
possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di eventi diversi, R
ed S), annullando la differenza di oggetto per riga. (In effetti, per il
secondo principio, invarianza e cambiamento vanno riferiti alle
rappresentazioni non agli oggetti di per sé stessi esistenti è l'ipotesi che
definisce il contesto e descrive l'oggetto.)
4a PROPOSIZIONE: E
possibile computare le equivalenze tra le rappresentazioni di istanti diversi,
(R ed S), annullando per colonne.
5a PROPOSIZIONE:
Oggetti ed eventi non sono esperienze primitive. oggetti ed eventi sono
rappresentazioni di relazioni. L'invarianza delle O e delle E é
identificabile col nome e col tempo. Il processo di astrazione per riga dà il
nome, mentre il processo di memorizzazione per colonna dà il tempo;
l'astrazione di entità dà la presenza di oggetti, mentre la memoria di istanti
dà la durata dell'azione. Accoppiare tra loro entità o istanti diversi è creare
relazioni, il processare X e T é creare relazioni, le relazioni non sono altro
che rappresentazioni.
6a PROPOSIZIONE: Computare
e rappresentare sono la stessa cosa. Da un punto di vista operativo. La
computazione di una specifica relazione é la rappresentazione di tale
relazione.
7a PROPOSIZIONE: Un
organismo vivente (omega) é un relatore di terz'ordine che computa le relazioni
che mantengono l'integritá dell'organismo. Si presenta il concetto di
ricorsivitá, per definire una cosa non cé che la cosa stessa (concetto questo
ampiamente dibattuto da Maturana e Varela col termine di autopoiesi).
8a PROPOSIZIONE: L'organismo
vivente é definito in base alle sue proprietà interne non ha bisogno di
proprietà esterne che lo definiscano.
La definizione di essere
vivente é ricorsiva; questi è quel processo che definisce l'essere vivente.
9a PROPOSIZIONE: Le
rappresentazioni terminali (descrizioni) fatte da un organismo sono manifeste
nei suoi movimenti.
La rappresentazione del
movimento é fatta attraverso il movimento stesso, che é fatta attraverso il
movimento stesso, che é fatta attraverso il movimento stesso ecc.
L'informazione é un concetto relativo che non prende senso se non legandosi
alla struttura cognitiva del destinatario della stessa.
10a PROPOSIZIONE: L'informazione
associata ad una descrizione dipende dall'abilità dell'osservatore a creare
inferenze.
11a PROPOSIZIONE: L'ambiente
non contiene informazioni, l'ambiente é quello che é, le informazioni sono le
relazioni già viste In precedenza.
12a PROPOSIZIONE: L'ambiente
é percepito come la residenza degli oggetti stazionari, in moto o In
cambiamento. L'io é un operatore relazionale all'infinito, tutto viene
ricondotto a delle rappresentazioni.)
Risulta chiaro dal pensiero di von Foerster che finché non vengono fatte delle ipotesi non é
possibile cogliere nulla del reale, come disse Einstein (14): Sono le teorie
che ci fanno vedere le cose Il sistema dal canto suo non può uscire da sé, le sue proprietà eseguono distinzioni nel campo del suo
possibile; l'organismo é dunque l'espressione della prevedibilità
dell'ambiente, nel soggetto non può esistere intenzione, questi infatti é
necessitato ad operare.
Il linguaggio diviene un sistema di
coordinazioni che risulta essere un mettersi d'accordo su cosa mettersi
d'accordo; l'adattamento all'ambiente é creare delle coordinazioni o meglio
correlare assieme gli elementi perturbanti.
L'individuo infatti sì trova ad operare
come in un simulatore di volo nel quale, non trovandosi a contatto con la
realtà, ha dínnanzi unicamente degli strumenti che codificano le perturbazioni
cui è sottoposto dall'esterno. L'elaborazione della risposta che dará a tali
perturbazioni andrá a modificare la sua stessa percezione.
Ogni individuo possiede un proprio
modello (coordinatore o correlatore), per processare le perturbazioni, che gli
permette di codificarle in informazioni che riducono la complessitá esistente,
ed è proprio sulla complessitá che oggi più che mai si é acceso il dibattito,
logica conseguenza di un enorme sviluppo di scienze e culture differenti.
L'emergere
della complessità, il passaggio da un'epistemologia della rappresentazione ad
un'epistemologia della costruzione.
Dalla semplificazione del pensiero
scientifico si passa alla sua complessificazione, la domanda da farsi è per
quale motivo sorga un passo del genere; una risposta congrua avrebbe dato
spazio alla semplificazione mentre è vero il contrario.
Nel tentare una spiegazione mi sono imbattuto in un'espressione di
Spencer-Brown (42): 0 L'universo deve espandersi per sfuggire ai
telescopi con i quali noi, che siamo lui, cerchiamo di catturare lui, che è
noi." La spiegazione é in ciò che viene spiegato, il descrivente nella sua
descrizione, l'osservatore nell'osservazione stessa.
Nei concetti espressi é implicito che lo scienziato protetti nella propria
ricerca la propria struttura interiore, ora partendo dall'assunto che ognuno
possiede una propria struttura interiore e quindi una propria epistemologia
operativa, risulta che ogni Individuo possiede una propria rappresentazione del
mondo differente, anche se omologa alle altre rappresentazioni.
Per von Foerster
(18): Il concetto classico di 'scienza suprema', cioé di una descrizione del
mondo in cui non vi siano soggetti (un'universo senza soggetti) contiene delle
contraddizioni. Per eliminarle occorre che l'osservatore (che é almeno un
soggetto) tenga presente che :
(I) le osservazioni non sono assolute,
bensi relative al punto di vista dell'osservatore (cioé al suo sistema di
coordinate: Einstein).
(ii) le osservazioni influenzano
l'osservatore cosi da annullare la sua speranza di previsione (cioé la sua
incertezza é assoluta: Heinsenberg).
Dopo di ciò, siamo ora in possesso del truismo che una
descrizione (dell'universo) implica colui che lo descrive (lo osserva). Ci
occorre allora la descrizione del "descrivente" o, In altre parole,
una teoria dell'osservatore.
Risulta sufficientemente chiaro il
concetto di epistemologia dell'osservatore che influenza il tipo di
rappresentazione del mondo.
Gli sviluppi dei sistemi di
comunicazione hanno accelerato In modo vertiginoso le possibilità di confronto
di differenti punti di vista; allo stesso tempo l'istruzione é oggi alla
portata di un gran numero di persone; conseguenza di questi fattori incrociati
è la crescita esponenziale delle correlazioni possibili tra differenti
mentalità, a questo si può aggiungere che, nella logica di dover inserire nei
vari ambiti lavorativi un numero sempre crescente di persone, si é venuta a
creare una suddivisione specialistica che ha aumentato in tal modo la
complessità.
E proprio attorno alla complessità
delle strutture interessate che si é sviluppata la complessità del pensiero
scientifico.
Esiste una teoria in sociologia
(Luhmann) sui sistemi complessi che sostiene che un sistema semplice posto
vicino ad un sistema complesso tende a sua volta a complessificarsi. Nel caso
che ho presentato complessità emerge in differenti settori della scienza, ed
attraverso l'interdisciplinarietà passa facilmente da un settore all'altro.
In altre parole la complessità nasce
dal fatto che ogni individuo possiede una propria struttura profonda, la mente,
che organizza a proprio modo le rappresentazioni della realtà. Questo lavoro di
costruzione quotidiana della realtà attraverso le proprie rappresentazioni é
comune anche allo scienziato. Le sue ipotesi al pari di ogni altro sono le
proiezioni di tali rappresentazioni. il linguaggio, utilizzato nel descrivere una
tale rappresentazione, vincola, attraverso determinate leggi linguistiche, tale
processo e lo accomuna agli altri processi nel tentativo di renderli
comprensibili.
Ciò che conta é il lavoro che precede
la descrizione operata dal linguaggio comune, è a questo punto che é possibile
ipotizzare un unico sistema comune di elaborazione delle perturbazioni, di
correlazione delle informazioni inferite dietro ogni perturbazione, di
costruzione e/o ampliamento di quelle metafore che costituiscono i bit di
informazione nella struttura della mente.
Da un punto di vista strettamente
costruttivista non é possibile affermare la possibilità della costruzione di un
modello di funzionamento della mente, qualunque ipotesi di modello funzionale
della mente non é che una proposta fra le tante possibili.
La complessità prima espressa nasce
proprio al momento che si viene a scoprire che non c'é un mondo da svelare,
bensì un mondo da proporre; allo stesso modo non esiste un unico modello di
mente da scoprire: nel momento in cui si ipotizza un certo modello, questo
prende forma all'interno della plasticità strutturale del nostro cervello. In
un certo senso mentre si costruisce l'ipotesi contemporaneamente si plasma la
metafora dell'ipotesi stessa, e quindi dietro ad una tale esperienza sussiste
una vera e propria proposta valida in sé e per sé e che, se accettata, cioé
condivisa da più persone si concretizza in una realtà.
Molti sono i risvolti di un'ipotesi di
questo genere, come molti sono i limiti, in ogni caso é vero che per creare un
universo di discorso é necessario crearsi dei vincoli, le leggi scientifiche
sono partite dal suddividere uno spazio in modo arbitrario scoprendo dietro
tali suddivisioni dei vincoli che però costituivano allo stesso tempo delle
possibilità, molto spesso procedendo attraverso le possibilità ottenute ci si è
dimenticati di essersi dati dei vincoli iniziali di per sé arbitrari. Solo
recuperando passo a passo tali premesse si può venir a capo di ciò che si é
creato.
Come afferma Ceruti (13): "...
consapevolezza del fatto che tutti gli osservatori si definiscono
reciprocamente in un rapporto simmetrico e asimmetrico: simmetrico perché tutti
gli osservatori condividono gli stessi vincoli naturali e - ad un certo livello
di astrazione - gli stessi vincoli culturali, le stesse grammatiche, le stesse
"limitazioni" cognitive; asimmetrico perché la conoscenza si
costruisce nell'intreccio irriducibile delle storie individuali, degli eventi
irripetibili, dei tagli effettuati, delle motivazioni idiosincratiche ... ".
Si può dunque ipotizzare una struttura
comune per ogni individuo, analoga a quella di altri individui, che definisco
mente, un concetto espresso da Bateson che ha considerato i
risvolti ecologici dell'individuo all'interno della propria esperienza.
Il senso ed il significato vengono
forgiati in contesti ben definiti, quali quelli spazio temporali, al punto da
imprimere un carattere di storicitá alla conoscenza.
Il concetto di tradizione, ad esempio,
é il risultato di un'interpretazione, un gioco di preferenze, si privilegiano
determinate aree piuttosto che altre, si aderisce ad un particolare modo di
valutare gli avvenimenti, non esiste un principio invariante dal quale
attingere informazioni, la tradizione é frutto di una particolare composizione,
frutto a sua volta di sintesi successive di sistemi, di idee che prevalgono in
particolari soggetti o in particolari momenti storici.
Il campo della conoscenza é impregnato
del modello ipotetico deduttivo (date certe premesse ecco crearsi un universo
di discorso), la mente dell'uomo é cosi fertile da dimenticarsi molto presto
del punto di partenza di una catena consequenziale di ragionamenti; non per
fare un paragone scontato e restrittivo, ma per chiarire meglio il senso di ciò
che vado dicendo, mi torna utile pensare alla mente come ad un sistema capace
di lavorare a più livelli e con programmi differenti. dove il lavoro viene
spartito in sotto sistemi che elaborano l'informazione senza conoscere i
prodotti finali del loro lavoro e senza interessarsi del programma col quale si
trovano ad elaborare tali informazioni.
La mente non possiede un sistema
coerente, la coerenza é un sistema di valori adottato dall'uomo a suo uso,
motivando tale scelta entro Il proprio dominio di discorso, per cui deve venir
costruita ed armonizzata col resto, sempre riferendosi a giudizi che in ultima
analisi tengono conto dell'universo di discorso preso in considerazione, come
afferma Maturana (27): La verità finale sulla
quale l'uomo basa la sua condotta finale é necessariamente subordinata alla sua
personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una preferenza che
non pu6 essere trasferita razionalmente; di conseguenza, l'alternativa alla
ragione, é la seduzione estetica a favore di una cornice di riferimento
specificamente progettata per assecondare i suoi desideri (e non i suoi
fabbisogni) e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal mondo
(culturale e materiale) nel quale vuole vivere.".
Il cammino della scienza, lo dimostrano
le rivoluzioni scientifiche, é una proposta fatta da una minoranza, interessata
a sviluppare un nuovo dominio di discorso, ad una maggioranza che, fedele alla
tradizione, guarda dubbiosa alla novità e valuta i risvolti positivi e negativi
portati da tale innovazione.
A questo punto i problemi dello
sviluppo e del passaggio delle conoscenze sono legati alla costruzione ed alla
interpretazione. Il processo sembra nascere dal caso, o da un ordine ad un
livello superiore non ancora per questo conosciuto, non necessariamente dunque
si trova ad essere un ottimizzazione della situazione finora raggiunta. Le idee
i concetti, anche quelli che appaiono maggiormente interconnessi all'interno di
particolari sistemi teorici, non sono sempre stati originati in campi, luoghi,
tempi vicini, sono piuttosto frutto di auto- organizzazione, gusto estetico,
caso ecc.
Si potrebbe pensare che le scoperte scientifiche piú prontamente accettate
siano state quelle seguite ad un lungo periodo di buio e confusione, per la
semplice ragione che l'uomo tende molto facilmente ad accettare la prima idea
chiara che incontra dopo un periodo di smarrimento, le regole che vengono
seguite normalmente dal singolo individuo sono poi le stesse seguite dalla
massa.
Costruire una conoscenza, un sistema di
idee, significa lavorare su altre conoscenze spezzando ciò che proponevano,
ampliando altri sistemi di idee, é dare origine ad un metodo, il nuovo di per
sé non é altro che una differente riorganizzazione del vecchio; costruire una
conoscenza é basarsi su ciò che è dato per scontato per proporre un cambiamento
che, se accettato, Inevitabilmente andrà a modificare ci6 che era dato per
scontato. Per questa ragione è indispensabile il recupero delle premesse
metodologiche che hanno condotto a tali sviluppi, solo in questa prospettiva si
evita lo scontro coi mulini a vento.
Secondo Einstein
(14) all'epistemologo sistematico lo scienziato: Deve apparire ( ... ) come una
specie di opportunista senza scrupoli: appare come un realista nella misura in
cui cerca di descrivere un mondo indipendente dagli atti della percezione; come
un idealista allorché considera I concetti e le teorie come libere invenzioni
della mente umana (cioé ritiene che essi non possono essere dedotti logicamente
dai dati empirici); come un positivista se ritiene che i suoi concetti e le sue
teorie siano giustificati soltanto nella misura in cui forniscono una rappresentazione
logica delle relazioni fra le esperienze sensoriali. Può apparire anche come un
platonico o un pitagorico se ritiene che il punto di vista della semplicità
logica sia uno strumento indispensabile ed effettivo alla sua ricerca.".
Lo sviluppo della creazione di un universo di discorso é legato ad un
problema di scelta, fatta da un soggetto, di strategie utilizzate, di progetti,
di interpretazioni date. Reintrodurre il soggetto all'interno di tale universo
significa accettare l'irriducibile molteplicità dei punti di vista anche
all'interno di uno stesso sistema di idee, di una medesima tradizione.
La conoscenza é irreversibile, 'ciò che si conosce é parte integrante del sistema pensante, diviene parte
della determinazione della struttura portante, é costitutivo dell'universo di
discorso e per questo costituisce la realtà; ma è proprio una definizione come
questa che si autoconferma, ed autoconferma lo status quo, ciò che appare caratteristico della conoscenza nel
presente viene proiettato come definitorio delle conoscenze future. Oggi il
carattere irreversibile del tempo della conoscenza é sostenuto da ipotesi quali
l'omogeneità, il carattere lineare, la cumulatività delle conoscenze, solo
mettendo in dubbio tali premesse si può recuperare la
possibilitá di costruire un nuovo universo di discorso della conoscenza, che
possa sostenere la crisi della tradizione moderna.
La scienza contemporanea si é prodotta nei solchi dell'eredità cartesiana,
sono affiorati da questa presupposti quali l'idea di previsione, di scienza
come scienza del generale, di tempo come dispiegamento della necessità
atemporale, oggi non più riconosciuti come criteri assoluti e definitori della
scienza.
La storia naturale parallela alla
storia umana é la storia dei vincoli che hanno organizzato la struttura dei
grandi piani di organizzazione dell'universo; come affermano Prigogine e
Stengers (38): "un vincolo ( ... ) non limita solo i possibili ma é anche
opportunità; non si impone semplicemente dall'esterno a una realtà esistente
prima di tutto, ma partecipa alla costruzione di una struttura integrata e
determina all'occasione uno spettro di conoscenze intelleggibili nuove."
Dove l'ideale Cartesiano vedeva come
possibilità la sovrapposizione tra conoscenza e coscienza, oggi il rapporto tra
conscio ed inconscio è vissuto come un alternarsi di stati differenti, ad una
presa di coscienza segue la produzione di un nuovo inconscio cognitivo.
I limiti della scienza sono a mio
giudizio i limiti della capacità stessa di prendere coscienza di ciò che la
mente ci permette; la mente possiede in sé le tracce di tutti gli atti che
hanno definito l'attuale universo di discorso.
Un campo molto dibattuto é lo studio
della mente artificiale, uno dei primi nodi sorti da tale interesse é stato il
considerare la possibilità di costruire un computer capace di eguagliare la
cognizione dell'uomo (ipotesi forte); o il considerarlo unicamente come una
macchina capace unicamente di agevolare il lavoro all'uomo (ipotesi debole).
E'possibile che il computer eguagli
l'attuale capacità cognitiva dell'uomo per la semplice ragione che é In grado
di costituire una copia perfetta del modello (metodo) adottato dalla mente nel
suo processo cognitivo; la mente infatti di per sè non possiede vincoli effettivi,
bensi possiede vincoli unicamente nel suo momento autodescrittivo,
indispensabile per altro nella costruzione di un sistema a sua immagine quale
puó essere la mente artificiale.
La mente astraendosi non ha vincoli se
li crea, si costruisce un universo di discorso entro cui prova a muoversi. La
costruzione della scienza é un esempio di tale capacità, che diviene necessità
nel momento in cui l'individuo si trova a vivere socialmente. E solo attraverso
la definizione di vincoli che la mente ha descritto un universo di discorso
entro cui muoversi, e solo in questo modo gli é stato possibile ampliare tale
universo ampliando cosi le proprie capacitá autopoietiche.
Oltre al modo descritto da von Foerster di
considerare gli sviluppi della seconda cibernetica ve ne sono molti altri che
hanno preso In esame l'ipotesi del controllo di un sistema attraverso
l'immissione di informazione, una sorta di feedback positivo o negativo a
seconda degli effetti avuti sul sistema.
Attraverso la morfostasi il sistema si
mantiene inalterato all'ambiente che cambia finché gli é possibile, questo tipo
di stabilità é resa possibile da un feedback negativo. Quando il sistema si
vede costretto a modificare la propria struttura per sopravvivere all'ambiente
sopravviene la fase di morfogenesi, controllata da un feedback positivo, che
amplifica lo stato nel quale il sistema cambia struttura.
Il sistema possiede in sé quindi un modello
di controllo che lo mantiene in una situazione di omeostasi (coerenza interna);
i sistemi di per se procedono da uno stato casuale verso una diminuzione di
entropia disordine) ossia un aumento di neghentropia (ordine) , nessun sistema
infatti potrebbe vivere senza un modello o una struttura, daltronde però un eccesso di
neghentropia (ordine) uccide il sistema, ecco il motivo delle continue
oscillazioni entro una fascia di tollerabilità.
La circolaritá evidenziata fino a
questo momento mette a fuoco come all'interno di un dato sistema non sia
possibile orientarsi e prevedere come questo reagirá, per farlo l'unica
possibilità é quella di considerare un livello superiore, il sistema allargato.
Nel far ciò non si deve dimenticare che ogni operazione di distinzione é
prettamente arbitraria nel termini che risulta impossibile orientarsi verso la
ricerca obbiettiva é pur sempre un osservatore a definire il contesto
osservato, e quindi lo stesso sistema, come afferma Ashby, è un insieme di
variabili isolabili che rimangono abbastanza a lungo da poterne discutere;
ancora una volta è il sistema a definire il sistema (o ad autodefinirsi) a
seconda dell'occasione.
Ciò che ha spinto i ricercatori a
lavorare in termini di funzioni e relazioni, dopo aver definito nel sistema la
circoscrizione di intervento, é stato l'essere costretti a ricorrere ad una
tautologia per poter spiegare l'evento, la realtà in effetti non può che essere
descritta atraverso la realtá stessa ogni tentativo di ridurne la portata va
inevitabilmente ad intaccala invalidandone la descrizione.
Quando si parla di sistemi che si
autoregolano, autonomi, autopoietici (49), viene implicito considerarne modelli
ed informazione emergenti. Tutta la prima cibernetica si é orientata sullo
studio delle ridondanze emergenti, gli impliciti legati ad ogni tipo di scelta
possibile condizionano completamente le scelte future e con loro il grado di
attendibilitá di tutta l'operazione.
Partendo dall'ipotesi che la realtá in
cui ci troviamo a vivere non é un dato oggettivo rilevabile, bensi la logica
conseguenza di determinate premesse ora implicite esplicite, decorse
implicitamente con gli sviluppi del pensiero scientifico, mi trovo più che mai
condizionato ad accettare un certo gioco.
Attraverso determinate operazioni
l'individuo costruisce la realtá e si calibra con essa in cui andrá a vivere,
svolgerá tali operazioni implicitamente, o meglio attraverso
"l'immediato" (non mediato) uso del pensiero.
Il concetto che voglio esprimere è che il pensiero lavora su di una struttura
che é altra cosa dalle connessioni logiche di cui é capace; il pensiero non é
riducibile; una descrizione fatta da un'osservatore è una punteggiatura e come
tale deve essere considerata, un modello, una mappa che non potrà mai essere il
territorio; rimane pur sempre vero che di modelli si vive, solo creando delle
ipotesi è possibile dedurre, convalidare, inferire una realtà nella quale
muoversi.
Prendendo l'avvio dal concetto di
feedback evolutivo elaborato dal fisico Prigogine (39), voglio, con una rapida
carrelata, andare a valutare le ipotesi di possibile cambiamento elaborate da
un sistema per adattarsi ad un universo in continua rivoluzione.
Il feedback evolutivo tenta di spiegare
tutti quei concetti fisici e chimici che non posono essere inseriti all'interno
della seconda legge della termodinamica (che prevede per l'universo il
raggiungimento di una grigia uniformità casuale verso uno stato di entropia),
dai fisici era infatti ignorata completamente la neghentropia dei sistemi
viventi, ció é il loro progredire verso maggior complessità e diversa
organizzazione.
Bateson in Mente e Natura ha
elaborato un valido raffronto tra epigenesi ed evoluzione che mette in evidenza
il significato di feedback evolutivo inteso come un principio ordinatore, che
non tende all'equilibrio, e che regola la formazione e lo sviluppo dei sistemi
ad ogni livello: Il contrasto con l'epigenesi e la tautologia, che
costituiscono il mondo dell'interazione, sta l'intero reame della creatività,
dell'arte dell'apprendimento e della evoluzione in cui i processi di
cambiamento si basano sul caso. L'essenza dell'epigenesi sta nell ripetizione
prevedibile, l'essenza dell'apprendimento e dell'evoluzione nell'esplorazione e
nel cambiamento. (3)
Il concetto di Prigogine (39) di ordine
attraverso la fluttuazione, propone l'idea di un cambiamento discontinuo. A
proposito di modifica della propria struttura un sistema reagisce a seconda di
come é venuto a costituirsi. Per un sistema allopoietico costituito e
dipendente dall'esterno ogni mutamento non potrà che essee determinato
esternamente, un sistema geneticamente determinato potrà modificarsi solo
attraverso una mutazione genetica. Diverso appare un sistema vivente
autopoietico che oltre a possedere un sistema genetico é capace di evolvere
verso nuovi livelli di organizzazione.
I sistemi viventi posseggono una straordinaria capacitá di attuare
trasformazioni che vanno oltre a ciò che da loro precedentemente
poteva essere previsto o raggiunto. Inoltre si può affermare che tali sistemi posseggono la capacitá di mutare verso
stadi piú organizzati, complessificandosi attraverso fluttuazioni casuali
(questo sempre in relazione ad un'allontanamento del sistema dal suo
equilibrio).
Voglio ora elencare una serie di Idee
che hanno orientato allo studio dei sistemi, in particolare quelli viventi, nel
contesto di una nuova epistemologia :
1) Accentuazione del pensiero circolare
a scapito di quello lineare indispensabile questo passaggio per introdurre
tutto il discorso della prima e della seconda cibernetica.
2) Passaggio dall'idea di causa a
quello di co-rispondenza. Questo a favore della possibilitá di poter mantenere
una coerenza a livello di crcolarItáf resa impossibile solo abbandonando il
concetto di semplice linearitá.
3) Per raggiungere una connotazione
circolare occorre considerare il sistema formato dall'insieme dei suoi
elementi.
4) I processi vitali nei sistemi
viventi sono da considerarsi irreversibili niente può immergersi nello stesso fiume due volte.
5) Non possedendo uno scopo al di là
del dell'autpoiesi il sistema vivente è imprevedibile, singolare.
6) Si abbandona definitivamente
l'universo newtoniano con forze che agiscono sulle cose.
7) Il sistema possiede unicamente una
reazione basata sulla sua coerenza organizzata, qualunque altra spiegazione si
trova unicamente nel dominio descrittivo dell'osservatore.
8) I sistemi viventi sono da
considerarsi instabili, i sistemi in evoluzione procedono dall'instabilità
verso la rigidità, per tornare all'instabilitá, cosi all'infinito.
9) Non rimane che sottolineare ancora
il concetto di coerenza del sistema che va a sostituirsi a quello di omeostasi
troppo legato al gioco di forze newtoniano di cui ci si vuole sbarazzare,
nell'idea di costruire un nuovo linguaggio che non debba sempre ricorrere alla
fisica per spiegare ció che accade. Il sistema possiede una propria coerenza che gli deriva
dalla propria struttura e che non pu6 che tener costantemente in considerazione
l'intero complesso di sottosistemi che lo compongono.
La biologia
ontologica di Maturana.
Biologia della cognizione (27).
Il pensiero di Maturana si
sviluppa attorno a due questioni fondamentali:
a) Che cosa avviene nel fenomeno della
percezione ?
b) Che cos'è l'organizzazione del
vivente ?
L'intuizione che gli permise di darsi
una risposta fu quella di vedere che i due fenomeni cognizione e funzionamento
del sistema vivente sono in realtá la stessa cosa, egli sostiene che la
cognizione é un fenomeno biologico e solo come tale può essere compresa, questa
affermazione é valida per tutti gli organismi viventi con o senza sistema
nervoso, perciò conoscere equivale a vivere e vivere di conseguenza equivale a
conoscere.
L'idea alla base del concetto di
autopoiesi (auto-organizzazione dell'essere vivente) é la circolaritá sottesa
all'organizzazione che rende il sistema vivente un'unitá di interazioni,
l'autopoiesi del sistema vivente deve essere mantenuta al contrario ne andrebbe
della vita stessa del sistema. Se l'organizzazione del vivente è circolare
allora il sistema si trova ad essere chiuso organizzativamente (non dal punto
di vista termodinamico) per questo motivo il sistema è autonomo la natura
stessa della sua struttura infatti determinerá interamente come questi si
comporterá In tutte le sue Interazioni.
Mi sembra superfluo affermare che non é possibile Immaginare un sistema
vivente senza interazioni, il fatto stesso di poter affermare la propria
esistenza é prova inconfutabile dell'interazione in atto tra "l'IO esisto" e
"l'ALTRO esiste" che offre il termine di confronto sul quale operare
tale distinzione.
Non sono le interazioni a determinare
il comportamento futuro del sistema; il comportamento é autodeterminato dal
sistema stesso, piú propriamente la sua struttura ne determinerá il
comportamento; sistemi siffatti non possiedono input ed output, non possono
ricevere informazioni, poiché tutti i sistemi viventi sono chiusi
operativamente, l'informazione di per sè non esiste. Ashby stesso definì tali
sistemi (compresi i computer, sistemi costruiti dall'uomo) termodinamicamente
aperti ma chiusi nei confronti dell'informazione, impermeabili ad essa.
Se cosi non fosse come spiegare il fatto che persone diverse reagiscono in
modo differente allo stesso input, la ragione é da ricercarsi nel fatto che
ogni persona possedendo una propria ipotesi, teoria, costrutto, epistemologia,
a seconda di come venga definita la strategia personale, non può che dare risposte differenti ad uno stesso l'input.
Partendo dall'assunto che
l'organizzazione è autopoietica nel sistema ogni cambiamento che lo stesso
subisce é necessariamente determinato dalla sua propria organizzazione.
L'informazione é sempre stata considerata il tocco magico che determina una
risposta mentre non è altro che un ente che interagisce con il sistema,
quest'ultimo dal canto suo si comporta sempre conformemente alla propria
struttura, per questa ragione i sistemi viventi sono deterministici.
Maturana
ha iniziato con l'interessarsi unicamente dei sistemi viventi piú tardi arriva
a concludere che il determinismo strutturale é la condizione indispensabile per
il progredire della scienza stessa, infatti se non fosse presente non
esisterebbe un mondo ordinato, senza una qualche forma di determinismo
ontologico non esisterebbe che caos e nulla avrebbe un senso.
Ma prima di procedere oltre nella descrizione del pensiero di Maturana vorrei riassumere in sei punti i
principali obbiettivi che si é posto assieme a Varela. Intanto ho già accennato
a come Maturana abbia superato il
modello della causalità classica attraverso l'ipotesi epistemologica ed
ontologica del determinismo strutturale. Da una tale ipotesi derivano tutta una
serie di conseguenze che modificano la concezione della teoria sistemica.
1) Impossibilità di una conoscenza
obbiettiva. La nostra conoscenza come già accennato é frutto
dell'interazione tra noi e il mondo. La conoscenza é sempre funzione della struttura dell'essere che conosce.
2) Impossibilità di un'interazione istruttiva . L'ipotesi del determinismo strutturale prevede che il
comportamento sia definito solo dalla struttura propria del sistema e non dall'esterno,
l'interazione con un altro sistema é dunque solo orientativa o selettiva. I
sistemi non possono determinare tra loro il comportamento.
3) Impossibilità di controllo. Infatti
se un sistema non può
comportarsi diversamente da come si comporta, in funzione della sua struttura
risulta ovvio che l'ambiente non ha alcun potere su di lui.
4) Il sistema é in sé perfetto. La
coerenza del sistema con la propria struttura non gli permette di compiere
errori, concetti quali devianza, disfunzione, disadattamento, non sono
caratteristiche del sistema bensi categorie dell'osservatore, dal suo punto di
vista il sistema funziona sempe nel miglir dei modi.
5) Irrilevanza di nozioni come: scopo, significato, informazione,
rappresentazione, contesto. Essendo descrizioni semantiche, non
strutturali del sistema, appartengono al dominio descrittivo non costituiscono
una spiegazione scientifica degli eventi osservati.
6) Accoppiamento strutturale del
sistema col suo medium, l'ambiente, e In particolare con altri sistemi. Viene
a formarsi un dominio nel quale la condotta di ogni sistema é funzione della
condotta degli altri, nel corso dell'interazìone si viene a modificare la
struttura dei sistemi interessati.
Ai punti menzionati ora vanno aggiunti
i due concetti centrali nel modello che già ho menzionato in precedenza che
sono l'autopoiesi dei sistemi viventi, e la chiusura organizzazionale dei
sistemi autonomi.
A questo punto riprendo ad uno ad uno
tali concetti anche rischiando di essere ridondante ma ritenendo questo un modo
sicuro per non lasciare troppo al caso, essendo complesso il discorso che
emerge dall'autore e sopratutto seguendo una via nuova nella concezione dei
sistemi.
La struttura di un oggetto ne determina
il comportamento futuro dal momento che stabilisce quali saranno le interazioni
a cui potrá partecipare, la struttura possiede una qual platicitá che gli permette
di modellarsi in funzione delle interazioni cui va incontro.
L'intuizione di Maturana,
criticata dallo stesso Varela, suo stretto collaboratore, permette di
recuperare l'universo meccanicistico di Newton adattandosi al relativismo
Einsteiniano, infatti Newton descrive un universo causale, Maturana sostiene che tale universo
causale è ontologicamente Impossibile, forze ed urti sono solo occasioni
storiche che permettono al sistema di continuare il proprio comportamento
strutturalmente determinato.
La concezione di causa richiama il
concetto di interazione istruttiva che è da considerarsi impossibile cosi come
una stessa lezione impartita dallo stesso docente determina risposte differenti
negli studenti. Determinate perturbazioni non possono che selezionare
determinate risposte ma é la struttura che le determina. La causalitá cosi come
viene comunemente Intesa non esiste, è la nosra posizione dì osservatori che ci
impone una punteggiatura, in relazione al fatto che viviamo in un mondo fisico,
di tipo causale. Come osservatori per noi é implicito attribuire una prioritá
causale all'agente attivo che sembra causare, ma in realtá seleziona, in un
altro oggetto un cambiamento, in questo modo si ignora che é la struttura del
secondo oggetto a determinare cìò che viene a presentarsi. In effetti diviene
implicito da tali affermazioni che la causalitá é un'esperienza psicologica
raggiunta nel momento che la nostra interazione con un oggetto ci ha dato
conferma di un risultato desiderato.
Il dominio cognitivo dell'individuo non
è nietIaltro che lo spazio entro il quale il determinismo strutturale permette
di operare al sistema. Attraverso il linguaggio gli individui si orientano l'un
l'altro per mezzo di questo noi interagiamo in un dominio di descrizioni un
dominio questo che é sia limitato, in quanto ogni cosa ci troviamo a dire é una
semplice descrizione, ma anche infinito, in quanto ogni descrizione costituisce
in noi la base per nuove Interazioni orientanti e quindi nuove descrizioni.
Si é soliti definire il reale orientandoci l'un l'altro mediante
interazioni linguistiche nell'ipotesi che le nostre esperienze sensorie siano
entità concrete ma che in realtà non sono altro, al pari dei pensieri e delle
descrizioni, che stati di attività relativa tra neuroni che generano nuove
descrizioni, in questi termini non sussiste alcun oggetto di conoscenza,
conoscere è essere capace di operare adeguatamente in una situazione
individuale o cooperativa. Viene riconosciuto che noi come sistemi pensanti
viviamo in un dominio di descrizioni ed attraverso queste possiamo aumentare indefinitamente
la complessità del nostro dominio cognitivo.
Molto del pensiero di Berkeley é
espresso nel concetto di descrizione cosi come l'idea di determinismo
strutturale richiamava il concetto di sé "monadi senza finestre" di Leibniz: "ogni
monade é autosufficiente; il suo concetto contiene tutti i suoi predicati,
passati, presenti, futuri, e quindi non può essere determinata da nessuna cosa
esterna ad essa ".
Si può definire l'uomo come un sistema autonomo deterministico e
relativistico autoreferente, é autonomo perché é un sistema chiuso, é
deterministico perché é strutturalmente determinato, è relativistico perché
vive in un mondo di descrizioni da lui stesso create, infine é autoreferente
per essere un sistema autopoietico chiuso. La vita dell'uomo acquisisce la sua
peculiare dimensione attraverso l'auto-coscenza, etica e moralità originano dai
commenti che egli fà sul suo comportamento per mezzo dell'auto-osservazione.
L'uomo si trova a vivere in una cornice di riferimento che cambia in un mondo continuamente
creato e trasformato da lui, tutto attorno a lui appartiene al dominio
descrittivo, i sistemi viventi sono sistemi auto-referenziali dunque qualunque
cornice di riferimento é inevitabilmente relativa comprese verità e falsità.
L'ultimo capoverso dell'opera di Maturana
apre un aspetto tutto ancora da valutare e da soppesare sulle strategie
operative dell'uomo, lo definisce un animale razionale che costruisce i suoi
sistemi razionali come tutti i sistemi razionali, su verità accettate
arbitrariamente, suo compito dunque é quello di scegliere una cornice di
riferimento per
il suo sistema di valori. La verita
finale sulla quale l'uomo va a basare la sua condotta razionale é subordinata
alla sua personale esperienza e sembra un atto di scelta che esprime una
preferenza non trasferibile razionalmente.
L'alternativa alla ragione nella
formazione del sistema di valori sembra essere la seduzione estetica una
cornice di riferimento progettata per assecondare i desideri dell'uomo, non i
suoi fabbisogni, e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal
mondo, culturale e materiale nel quale vuole vivere.
Quest'ultimo paragrafo immette in un
ordine di idee completamente differente un mondo finora toccato solo da Bateson,
l'estetica come strumento operativo nelle decisioni dell'uomo, non più solo
considerato un essere razionale, legato alle regole della logica, ma un sistema
complesso che nell'operare delle scelte mette in moto un complesso sistema di
correlazioni nel rispetto completo del suo costituirsi come sistema
deterministico, relativistìco, auto-referente
Psicologia e
complessità uno studio della mente come sistema ricorsivo.
L'orizzonte della conoscenza ha
perso il suo aspetto cumulativo, lineare ed atomista per riscattarsi dal
pensiero newtoniano e cartesiano. Il rapporto con la conoscenza é fissato da un
intricato allacciarsi di operazioni logiche, estetiche morali economiche, la
psicologia diviene uno strumento prezioso nell'analisi di questa complessità.
Nell'attività creativa, ad esempio, si combinano assiema almeno tre differenti
aspetti cognitivi: le conoscenze già acquisite, i fini che ci si propone, e la
sfera affettiva. Se si considera l'attivitá creativa della mente come un
insieme di progetti distinti, come sostiene Gruber (22), in cui alcune parti
sarebbero attive altre a riposo, l'individuo si sposterebbe nello spazio e nel
tempo entro il progetto selezionato, il nuovo sorgerebbe da tale attività nel
variare le prospettive ed i punti di vista adottati finora, in termini di
Gestalt si avrebbe un alternarsi di figura sfondo, una continua ricostruzione
della conoscenza e dell'esperienza.
Nei processi cognitivi il significato di ció che si conosce dipende dalla
posizione in cui l'osservatore si trova e dalla posizione dell'osservato. Un
aspetto importante a riguardo è considerare che il sistema, nella sua
evoluzione, non vada verso un unico polo attrattore, bensi verso un insieme di
mete differenti, dove rientra la componente legata al caso. Il sistema non lo
si osserva unicamente dall'esterno ma da molteplici punti di vista che possono
cambiarne l'aspetto.
Pribam ha affrontato questa seconda
lettura attraverso il concetto di Iologrammal, paragonabile ad un simbolo, una
parte che riproduce Il tutto, questo tipo di organizzazione permette al sistema
di resistere ai danneggiamenti, l'informazione viene infatti distribuita
ovunque. L'immagine che l'autore ci presenta del cervello é quella di
differenti programmi organizzati In modo ologrammatico, dai quali l'individuo
selezionerebbe in un determinato contesto un determinato programma.. l'intero
complesso di informazioni non avrebbe senso. il concetto di selezione
dell'informazione non é usato a caso, parlando di sistema, Infatti, si
introducono termini come organizzazione e determinismo strutturale, che
sottendono la possibilità di considerare il sistema in sé perfetto e contenente
tutta l'informazione; questi concetti fanno parte di un differente linguaggio
strutturato in funzione di una nuova epistemologia per la comprensione del
sistema vivente.
Un interessante discorso emerge dietro la specialità
emisferica, nella maggioranza degli occidentali l'emisfero sinistro ha la
predominanza nelle modalità di tipo verbale, logico, matematico ecc., mentre
l'emisfero destro é maggiormente coinvolto nell'attività visiva, Immagini, visione
spaziale, auditiva, suoni, musica ecc., Bogen le ha definite rispettivamente
"proposizionale" l'emisfero sinistro e l'apposizionale l'emisfero
destro. Nella soluzione proposta sorge una novità, il modo di procedere
apposizionale, legato all'emisfero destro non prevede ne la complessità ne la
causalitá, infatti questi concetti non sono colti dall'immagine; mentre al
contrario nell'uso del linguaggio la reificazione é un attribuito fondamentale
del pensiero umano e procede da una descrizione verso la causazione e la
complessità.
La differenziazione emisferica non si
esaurisce certamente qui, sono infatti recenti gli studi su soggetti
connessurectomizzati, (separazione dei due emisferi a scopo terapeutico in casi
di epilessia), che presentano una procedura percettivo-decisionale che prevede
una maggiore scelta decisionale da parte dell'emisfero non dominante su quello
dominante che si limiterebbe a dare una spiegazione logica e razionale della
scelta fatta, non potendo, data la scissione, darsi altre spiegazioni.
A questo punto sorge un dubbio, nel
pensiero di Maturana (29) vi é un'affermazione
particolare sul linguaggio che sostiene l'inesistenza degli oggetti prima del
linguaggio stesso, come potrebbe dunque l'immagine precedere Il linguaggio
stesso. La spiegazione che viene da darsi é che succeda effettivamente in
questo modo: il linguaggio denota e quindi struttura la realtá che senza di
esso non possiede una valenza oggettiva, e quindi non può divenire intersoggettívamente
descrivibile; l'oggettivizzazione é un processo che nasce dalla descrizione
copartecipata.
Dopo questa digressione sull'ologramma
si può continuare l'escursus verso una nuova epistemologia che contempli la
complessitá emergente dall'interdisciplinarità del cammino scientifico,
ampliando e modificando il concetto di l'ologrammall in l'olocinesill, che
meglio esprime la dinamica di ogni
parte del sistema, contemplando la necessità di abbandonare l'illusione,
presente nell'ambito della psicologia, di poter giungere alla formulazione dì
una teoria unitaria in cuì riconoscere la spiegazione di ognì fenomeno.
Abbandonando quindi l'idea di un
modello unitario su cui basare la nostra conoscenza, si può parlare di modelli differenti e teorie in trasformazione, ma quale
differenza sussiste tra un modello stabile ed uno in continua trasformazione?
Per rispondere a questa domanda è necessario ampliare il discorso.
2 un delicato equilibrio quello che
sostiene un modello teorico nel suo sviluppo fatto di rapporti culturali e
sociali che vengono allacciati dagli individui al momento di sostenere un
modello cognitivo. Nel momento che viene scelto un nuovo modello cognitivo, sia
consciamente che in modo inconscio, gli individui non sono più gli stessi, la
loro percezione subirá delle modifiche e quindi la stessa realtà apparirà sotto
forma nuova, non solo, ma anche il passato dell'individuo si modificherà perchè
elaborato sotto una nuova luce.
Ciò che qui sembra apparire un difficile concetto é
unicamente una sfaccettatura di una
nuova epistemologia, conoscere é poter decidere e quindi operare una scelta
al di la dell'incertezza iniziale, ma dietro un'incertezza non ci può essere
solo logica altrimenti non avrebbe motivo di esistere l'incertezza, per cui la
scelta esprime una preferenza, di per sé non trasferibile razionalmente.
Questi concetti rimettono in gioco
contemporaneamente da un lato il metodo operato razionalmente dal soggetto, la
sua ricerca di perfezione, il suo tentativo di migliorarsi, dall'altra la
spontanea sensibilità dell'individuo, soggetta a dubbi, incertezze, errori.
Nella ricerca delle strategie del sapere si deve tener conto di questi
differenti aspetti dei processi conoscitivi dell'individuo.
Voglio ora introdurre un concetto
estremamente duttile che riesce a racchiudere in sé simultaneamente la rigidità
logica e l'approssimazione estetica, la metafora.
Sono differenti filosofi, epistemologi,
scienziati a sostenere che la metafora rappresenta un momento caratteristico
dell'emergere di nuove conoscenze: Richards I.A. (41): "Per dirlo nei
termini più semplici, quando adoperiamo una metafora abbiamo due pensieri di
cose differenti contemporaneamente attivi e sorretti da una singola parola o
frase, il cui significato risulta dalla loro interazionell; Black M. (8):
l'Ognì metafora é la punta di un modello sommerso"; Hesse MA. (23):
"Le diverse teorie si susseguono come ridescrizioni metaforiche del mondo,
senza peerdere il legame con la comune base della nostra esperienza del
mondo." E solo attraverso la sfera affettiva che l'individuo ristruttura
la realtà non accettandola come dato di fatto, violando cosi le regole
implicite da essa sottese, in questo modo l'individuo diviene
"metaforico". Lo stesso si pu6 dire in campo scientifico dove per appropriarsi
di un nuovo paradigma sotto cui sviluppare una nuova teoria, lo scienziato
trasgredisce le regole finora in vige.
Se qualunque trasgressione alle regole
si svolge con l'uso implicito o esplicito della metafora, allora ogni teoria é
di per sè una metafora, considerata come tentativo di formulare un sistema
coerente di idee con lo scopo di fornire una spiegazione del mondo. Lo sforzo
che viene dedicato nella formulazione di una nuova teoria è dal canto suo
proporzionale alla difficoltà con cui si lascia la metafora quando questa non é
piú adatta a sostenere la nuova realtà. Il modello teorico-interpretativo tende
a resistere ai fatti, in realtà é una teoria sottesa alla nostra esperíenza che
ci permette di costruirci una realtà, per dirla con Wittgenstein
(48): "Un fatto non è nulla senza una teoria: i fatti sono teorie, cosi
come le parole sono azioni". L'insegnare qualcosa a qualcuno diviene il
tentativo di modificare le teorie di quella persona, attraverso altre teorie,
dimostrandoo l'inadeguatezza delle vecchie teorie, ma non potendo usufruire di
dati oggettivi perché sempre dipendenti da una teoria, si potrà procedere solo
attraverso la "seduzione estetica". come afferma Maturana (29), unica possibile risorsa
sensibile alla metafora che ognuno adopera nel confrontarsi col sapere.
Per rimanere in tema di principi
basilari che costituiscono i meccanismi attraverso i quali prendiamo atto della
realtà, ci creiamo quindi un'epistemologia personale, Spencer-Brown afferma a
riguardo: 'Tate una distìnzione! Un universo é posto in essere quando uno
spazio viene suddiviso o sviscerato ... se ne possono tracciare i confini
ovunque ci piaccia", si arriva attraverso l'idea di
Spencer-Brown (42) al concetto all'idea
di comando, come la musica, la matematica, cosi ogni parte del linguaggio
sarebbe un listato di comandi da seguire per poter riprodurre l'esperienza.
Nel ricreare un'esperienza l'individuo,
infatti, segue la traccia che gli é offerta da chi si presta ad esporre,
attraverso comandi, la propria esperienza, qualunque descrizione segue sempre
un atto di demarcazione da parte del descrittore, l'osservatore dapprima
distingue poi descrive.
L'implicazione è che una domanda,
proponendo una distinzione, costruisce la propria risposta, le domande, le
Ipotesi, le teorie che ci formuliamo sulla realtà servono a creare la stessa,
come afferma Laing, citato da Spencer-Brown
(42) "Quelli che nella scienza empirica sono chiamati 'dati' essendo in
realtà scelti arbitrariamente dalla natura delle Ipotesi già formulate,
potrebbero pit onestamente essere chiamati 'presi"
Dopo aver fatta una distinzione ed aver
quindi delineato una realtà si é data forma ad un'epistemologia, nel far ciò si
é seguita una strada che, percorsa a ritroso, ci permette di scoprire come
abbiamo costruito la realtà dalla quale ci troviamo a dipendere. Ci6 che é
implicito in questo discorso é il problema delle premesse, e qui il discorso si
complica infatti per scoprire determinate premesse dobbiamo uscire dal
contesto, costruire nuove ipotesi che a loro volta costituiscono nuove premesse
in una spirale senza fine.
Dal discorso emerge che il descrivere
l'esperienza umana cambia l'esperienza stessa, o meglio qualunque perturbazione
riceva un organismo oltre a modificare l'esperienza passata, va a modificare la
percezione futura. Tutto ci6 che é scoperto esisteva giá implicitamente nelle
premesse del ricercatore. In tutto questo non si deve dimenticare che ogni
distinzione fatta é fatta da un osservatore, si può constatare cosi una sorta di ricursione, si distingue per poter
osservare poi si distingue ancora per poter descrivere ciò che osserviamo.
Si arriva in tal modo all'autocreazione
di significato, l'epistemologia seguita dal soggetto permette dì ordinare in
sequenze logiche i dati ottenuti dalla realtá, la complessitá é ridotta dal
soggetto nel momento stesso che la percepisce dando ad essa significato.
Il vincolo non
limita semplicemente ipossibili, ma é anche opportunitá.11( Ilya Prigogine
Isabelle Stengers (38).)
L'odierna indagine fisica ha dimostrato
la totale inadeguatezza della concezione classica dell'equilibrio, sono emerse
in particolare dagli studi sulla termodinamica di Prigogine nuove forme,
definite "strutture dissipativell, derivanti da un l'ordine mediante
fluttuazionellì. che rendono possibile il superamento di quelle idealizzazioni
paradigmatiche della meccanica classica che inducevano a considerare lo stato
di equilibrio come la norma o il fine di ogni processo evolutivo.
In condizioni lontane dall'equilibrio
il concetto di probabilitá ed il principio d'ordine non sono piú validi,
lontano dall'equilibrio un sistema paradossalmente può trovarsi ad
auto-organizzarsi in modo tale che la dissipazione dell'energia e della materia
divenga fonte di ordine.
Non esiste piú uno sviluppo
finalizzato, scopo e fine rientrano necessariamente entro il dominio descrittivo
di un sistema, riflettendo in tal modo esigenze puramente semantiche
all'interno del dominio linguistico. Il decorso evolutivo di un sistema non è
mai dato in anticipo, le leggi evolutive sono regole di un gioco che
stabiliscono un universo di discorso entro cui muoversi, una gamma di
possibilità entro cui vengono ritagliati effettivi decorsi evolutivi in parte
"guidati" dal caso, in parte dalle caratteristiche specifiche dei
sistemi in interazione, ogni processo evolutivo ha a che fare con questioni di
scelta.
La deriva preminente sulla rotta scelta
da un sistema dipende dai vincoli preesistenti, dal caso ritenendo possibile
considerare il caso un ordine ancora sconosciuto; nonché dalla storia, decorso
di eventi singolari, contingenze, eventi irripetibili del sistema. In questo
senso i processi evolutivi non posseggono in nessun caso direzioni
privilegiate, possono esistere direzioni prevalenti ma che divengono tali
proprio attraversando I punti critici nei quali piú volte si trovano ad
affrontare diverse alternative possibili. Non piú leggi invarianti atemporali
bensi leggi come prodotti stessi del processo evolutivo.
L'intento di questo discorso iniziale é
quello di introdurre nuove concezioni all'interno di ogni sistema che venga
preso in considerazione, anche per l'individuo vengono a delinearsi nuove
possibilitá dall'aver introdotti vincoli differenti da quelli presenti nelle
precedenti descrizioni fatte alla luce delle vecchie concezioni.
Ciò che maggiormente sottolinea
l'ipotesi di cambiamento è il passaggio dal paradigma del controllo al
paradigma dell'autonomia, dall'ipotesi della possibilitá di controllo di un
sistema all'ipotesi della sua completa autonomia, o almeno chiusura funzionale.
Lungo questa tendenza in termini di
adattamento si PU6 passare dall'idea di ottimizzazione dell'adattamento,
all'idea di conservazione dell'adattamento. Non esiste un individuo piú adatto
di un'altro, non c'é sopravvivenza del piú adatto, c'é sopravvivenza
dell'adatto e basta, le condizioni di adattamento possono essere adempiute in
molti modi, per strade differenti.
E possibile parlare di deriva naturale
o meglio strutturale nella quale non si accenna ad un progresso o
un'ottimizzazione dell'utilizzazione, ad esempio dell'ambiente da parte
dell'individuo, ma si parla conservazione della struttura, ovvero
dell'autopoiesi del sistema, in un processo in cui l'organísmo e l'ambiente
permangono in un continuo accoppiamento strutturale.
Altra importante innovazione può essere
vista nel considerare il funzionamento di un organismo non più come un insieme
di caratteristiche funzionalmente slegate, ma come un tutto coerente. In questo
modo si recuperano tempi e modi propri di ogni singolo sistema. Si costituisce
un intrinseco potere costruttivo da parte di un sistema che si trova ad operare
in un ambiente, indagine questa che rompe, attraverso lo studio dei vincoli e
delle possibilitá, con un passato fatto di valori normativi, completi e
atemporali.
Contributi
differenti ad una nuova epistemologia. La parola nel pensiero di von Foerster.
Un contributo decisivo allo sviluppo di
una differente epistemologia cibernetica é portato da von Foerster
(18) i suoi spunti creativi ed innovativi sono spesso sorprendenti. In
particolare partendo dal suo concetto: "l'osservatore che osserva la
propria osservazione" si può affermare che ha "iniziato" un
nuovo tipo di uomo nei termini che ha dato vita ad una nuova ricorsivitá, ha in
altre parole avviato un nuovo individuo coscente che riflette sul vecchio
individuo coscente (cibernetica di second'ordine).
Se é vero che attraverso la presa di
coscenza di sé l'uomo ha avviato un primo meccanismo di astrazione (cibernetica
di prim'ordine), al secondo livello (cibernetica di second'ordine), attraverso
il contributo di differenti scienziati, si é forse recuperata se non scoperta
l'essenza della conoscenza, una spirale senza fine che attraverso un meccanismo
ripetitivo circolare ripropone, senza mai doppiare, la realtá in divenire.
In particolare nell'analisi di von Foerster
emerge un'osservazione accurata sul linguaggio, attraverso il dialogo passano
molteplici possibilitá di apprendimento da un lato e di creazione di nuovi
punti di riferimento. Solo nel dialogo, attraverso il linguaggio verbale o
analogico, si possono generare nuove prospettive, allo stesso modo che si sono
rese possibili quelle presenti.
Dallo studio delle profezie
performative che John Austin inventò alla fine degli anni 50, non tanto
dissimili peraltro dalle domande appassionate e categorie vuote" di Pearce
(dal momento che proponendo una distinzione la domanda costruisce la propria
risposta o ancora certe categorie vuote di significato vengono riempite
dall'immaginazione creatrice del soggetto), che indicano frasi che fondano
assieme azione e parola, la frase in un certo senso fa quello che dice, se ad
esempio urto qualcuno e gli domando scusa il chiedere scusa di per sè mi rende
scusato.
Il linguaggio é magico nel senso che
permette di agire per correlazioni, l'incantesimo ad esempio di una frase
profferta in occasione di un rito é quello di far comparire fantasmi renderli
presenti semplicemente nominandoli; nel pensarsi un essere vivente l'uomo recupera la propria dimensione
nel proprio dominio culturale, contemporaneamente pretende di potersi astrarre
dal momento attuale dimenticando che non gli é possibile disgiungersi dal
dominio culturale ponendosi come osservatore di se stesso.
Il nostro mondo é altrettanto pieno di
fantasmi, attivati attraverso il linguaggio, di quanto lo era quello dei nostri
antenati, nonché di quello che sará quello dei nostri pronipoti; cambiano le
formule ma non la sostanza, oggi c'é la scienza dove un di c'era la mitologia,
é aumentata l'idea di controllo ed é questo che essenzialmente fa sentire
l'uomo forte di sé ma dinnanzi allo sconosciuto si comporta come si é sempre
comportato.
La nostra lingua è molto ambigua, nella
sua apparenza fa riferimento alle cose, mentre nella sua funzione si riferisce
unicamente al simbolismo che ciascuno ha delle cose, in apparenza si rifá ad
un'unica logica denotativa, mentre la sua funzione é connotativa riferendosi al
solo soggetto. Nel dialogo io parlo con me attraverso l'altro che mi rimanda il
mio linguaggio.
Nella famosa frase di von Foerster
(18) "Se vuoi conoscere devi agire" si ritrova l'essenza del suo
pensiero, é il linguaggio che crea il mondo esterno, se l'esperienza viene
considerata primaria l'unica cosa possibile é quella di sperimentare,
attraverso l'universo creato dal dominio linguistico, l'esperienza é la causa,
il mondo passa per essere la conseguenza di questo agire sperimentale, il mondo
è costruito sulle inferenze dell'apparato sensoriale. L'uomo é come prigioniero
del proprio simulatore di realtà, in altri termini del suo apparato sensoriale,
debitamente regolato nell'ambito del dominio culturale nel quale si trova a
vivere.
Il nostro mondo é ad esempio costruito
sulla causalità che non é un'essenza dell'universo bensi è un costrutto a
priori, come direbbe Kant, che l'umanità, in particolare gli scienziati, si
portano appresso come un fardello, come Linus fa con la sua coperta. Come dice
Wittgenstein (48) "credere nella causalità é la superstizione
maggiore".
La conoscenza è nella testa degli
individui, l'uso che ne vien fatto dipende strettamente dall'interesse
dell'individuo, qualunque inferenza tentata non può che essere un ipotesi,
l'uomo vive di Ipotesi che va a verificare nel corso della sua esperienza, tale
conoscenza dipende dal modo in cui ci si rapporta a sé e agli altri.
L'informazione, ci fa notare von Foerster
(18) non c'è, non esiste passaggio di informazione, é presente solo nella mia testa e posso sintonizzarmi nel rapporto con
l'altro dopo di che ne so più di prima", il rapporto é fatto di un dialogo
parlato o letto o ancora rappresentato in qualche modo, l'informazione é il
modo in cui si cambia dopo il coinvolgimento con qualcuno.
Ciò che ritengo utile sottolineare é che il cervello agisce come
un'entitá capace di creare organizzazione, e questo é necessario perché l'uomo
vive círcostanzialmente in ambiti da lui stesso mappati, nell'interesse di
conservarsi come essere in divenire; solo ci6 che direttamente o indirettamente
è interessato o viene considerato come tale degno di attenzione viene denotato
di significato.
Un accurato lavoro é stato intrapreso
da Richard L. Gregory (21) nei confronti della percezione, in particolare il
suo discorso prende le mosse col considerare il paradosso che stá dietro alla
conoscenza da lui considerata come perdita di ciò che é Ilveroll. Molte fonti
dimostrano questo paradosso e sottolineano la fragilitá della nostra
conoscenza.
Si é compreso ormai da piú di un secolo
che la deduzione in geometria dipende da assiomi che possono essere messi in
discussione e mutati, come dimostrano le geometrie non euclidee; la coerenza di
un sistema deduttivo, come ci dimostra Godel, non può essere dimostrata
rimanendo all'interno del sistema, richiede una dimostrazione di livello
superiore (meta) ma questa a sua volta ne richiede un'altra di ordine ancora
superiore, cosi via all'infinito. Molti sistemi assertivi nella scienza si
basano su criteri di coerenza e logicità non potendo essere verificati
direttamente.
Il criterio deduttivo non può fornire
di per sé nuove conoscenze, quello induttivo daltro canto dipende dalla
credenza in qualcosa di particolare ricavato giá induttivamente.
L'interpretazione che viene data agli esperimenti dipende da assunti, paradigmi
generali, assiomi ecc. L'opinione di Helmholtz é che la percezione dipendendo
da processi inconsci di inferenza non é sempre controllata dalla mente. Sembra
daltronde esistano tendenze inconsce a censurare e distorcere esperienze e
credenze (Freud, Gestalt).
Societá diverse hanno credenze e
percezioni differenti avvallate da diverse culture, persino fattori geografici
hanno influenzato in modo diverso date convinzioni.
Tre affermazioni in particolare sono
sostenute da Gregory:
1) Le percezioni sono essenzialmente
come le ipotesi predittive nella scienza.
2) I procedimenti della scienza sono
una guida per la scoperta dei processi di percezione.
3) Molte illusioni percettive
corrispondono e possono ricevere una spiegazione dalla comprensione degli
errori sistematici che si incontrano nella scienza.
Gli organi di senso sono definibili
secondo Gregory dei trasduttori in quanto traducono schemi di energia ricevuta
in segnali che possono essere letti secondo un codice; la supposizione che si
fa è che i dati cosi ottenuti siano utilizzati per generare Ipotesi sia a
livello percettivo che di scienza.
Per la percezione si possono chiamare ipotesi percettive, vi sono dunque
tre stadi di percezioni:
1) I segnali (Configurazioni di eventi
neuronali collegati con gli stimoli in entrata a seconda delle caratteristiche dei
trasduttori.)
2) I dati (Eventi neuronali accettati
come rappresentanti variabili o eventi secondo un codice.)
3) Le ipotesi (Selezioni di dati
segnalati e postulati, organizzati in modo da essere efficaci in situazioni
tipiche e in alcune situazioni nuove.)
In un confronto tra ipotesi
scientifiche e percezioni possono risultare delle osservazioni che focalizzano
per un certo verso in modo piú chiaro ciò che potrebbe avvenire.
Quando sono appropriate percezione e
scienza sono in grado di interpolare lacune nei segnali e nei dati che
risultano incompleti; questo risulta essenziale per la decisione e per l'azione
in assenza dell'informazione completa. Questa operazione é costante e continua
al punto da essere utilizzata dai nostri sensi creandoci contiguitá ed armonia.
Altro meccanismo tipico é quello di
estrapolare, da segnali e dati andando verso stati futuri non ancora esperiti,
una sorta di generalizzazione in altri contesti, ma non avendo un punto finale
al quale riferirsi tali generalizzazioni sono altamente azzardabili e quindi
non sempre attendibili.
Nello spazio percettivo e concettuale é
possibile scoprire e creare oggetti viene data forma all'oggetto attraverso la
sua persistenza che è debitamente sostenuta da ipotesi di continuitá; tra gli
oggetti percettivi e quelli concettuali la differenza essenziale è che i primi
sono definíbili concreti mentre i secondi astratti. La la situazione si
complica se si pensa che gli oggetti concreti hanno in sé caratteri astratti,
mentre gli oggetti astratti sono formati da concezioni che sì basano su parti
concrete.
Dal momento che percezione e scienza
non sono appropriate possono essere ambigue, stessi segnali possono creare
ipotesi altenative, tale ambiguitá pu6 essere a livello di segnale o a livello
di dati a seconda di dove si sofferma l'attenzione, o di dove si pone la
differenza ecc.
Possono sorgere daltro canto
distorsioni a livello di segnale (per perdita dì calibratura) o a livello di
dati, (dovute al grado di affidabilitá nonché di approssimazione accettatí nel
momento che determinate conoscenze vengono trasferite alla situazione
corrente). E' possibile daltronde l'insorgere di paradossi generati da ingressi
in conflitto o da ipotesi fatte a partire da assunti falsi o inadeguati. In
ogni caso la nostra abilità a generare ipotesi percettive improbabili si rifà
all'esperienza che insegna che il campo del possibile é molto vasto, più delle
stesse aspettative.
Peraltro ci si puó trovare dinnanzi a
pure supposizioni dal momento in cui date determinate perturbazioni vi può
essere un tempo di reazone-adeguamento (dovuto al fatto che esistono delle
anticipazioni interne), che si discosta dall'inferenza interna, dal momento che
tali finzioni non sono desunte da alcuna inferenza esterna. Le ipotesi sia
scientifiche che percettive sono legate alla realtà in modo estremamente
indiretto, per via causale o per via inferenziale, la distorsione avviene sul
dati.
Per vedere le differenze tra le ipotesi
scientifiche e quelle percettive si puó dire che le percezioni avvengono da una
certa posizione privilegiata e scorrono in tempo reale; la scienza no è basata
sulla visione di un osservatore ma dal suo dissociarsi dalle proprie coordinate
spazio-temporali.
La percezione é affidata all'evento e
come tale irrepetibile in modo assoluto; la scienza lavora per
generalizzazioni. Mentre la percezione é limitata ad oggetti concreti, la
scienza utilizza anche oggetti astratti. Le percezioní non sono spiegazioni,
mentre le concezioni teoriche possono essere esplicative, anche se nella
concezione di von Foerster (19) la cognizione costruita
sulla percezione stessa la va a modificare. Per concludere la percezione
comprende la consapevolezza, anche se il suo ruolo è per lo piú oscuro, mentre
la scienza fisica esclude la consapevolezza. Quest'ultima sembra piuttosto
essere un bisogno sociale o socializzante.
Tra teoria e pratica
nell'evoluzione della conoscenza.
La scienza può essere vista come la
traccia lasciata dall'uomo, in una spirale senza fine, nel suo perenne
tentativo di dare un senso all'esistenza, nell'intento di conservare la propria
organizzazione dei processi interni (autopoiesi), alla ricerca senza tregua di
un sistema predittivo che lo possa difendere dalle incombenze esterne.
Ogni cultura porta con sé una codifica
di simboli e segni che costituendo una guida stabiliscono, regole e leggi e creano
il contesto entro il quale è possibile cercare il significato.
In "Mente e Natura" Bateson
(3) ci dice che la scienza é un modo per percepire, organizzare, dare
significato all'osservazione. ogni suddivisione ha la sua utilitá e in ogni
caso va a costituirsi come parte della realtá, il sistema ricorsivo cosi si
viene a determinare nella visione del mondo e delle strutture teoriche a cui fa
riferimento, ed é questo stesso sistema che riprocessandosi infinitamente ci da
la dimensione del presente "reale".
Ogni modello é una metafora che riproduce una parte del tutto, la
scienza nel corso della sua storia si dimostra sempre piú una parziale metafora
utilissima per orientarsi nel tentativo di costruire una realtá.
L'uomo ricerca assiduamente la costanza
della realtá perché solo attraverso questa persistenza gli é stato possibile
costruirsi come essere vivente cosciente, la scienza gli ha dato la possibilitá
di costituire questa comune persistenza percettiva.
Dalla scienza classica dove comprendere
scientificamente un fenomeno voleva dire dare una soddisfacente spiegazione
teorica, assoggettando il caso alla necessitá, dove ogni spiegazione doveva
individuare la regolaritá, permettere predizioni, controlli su accadimenti futuri,
dove le scoperte scientifiche erano le aspettative dello scienziato che
interagiva con l'uomo oggetto, è nata l'ottíca lineare, atomista, riduzionista,
propria di un modello medico, psicoanalitico e behavíouristico.
Il modello sotteso era cosi di tipo
associazionistico, una concezione psicologica che prevede la costituzione di
ogni evento mentale attraverso l'analisi di dati sensoriali irriducibili tra
loro connessi in virtù di leggi associative particolari; una visione questa, di
chiara matrice empirista, pietra angolare nello sviluppo delle teorie
meccaniciste; secondo tali teorie infatti i dati sensoriali erano gli elementi
base della conoscenza.
L'analisi fatta da Feyerabend (17)
mette in luce i limiti della posizione classica che presupponeva essenzialmente
due condizioni, la coerenza e l'invarianza di significato, solo violando questi
principi, daltronde arbitrari, ci si può liberare dai presupposti estremamente
vincolanti di una lettura lineare della realtà.
Il monopolio dell'attuale "stato
di realtà" é difficilmente sovvertibile, per la semplice ragione che regge
per la maggioranza, é l'unica coscenza di sè che conoscano attendibile.
Trovarsi dinanzi ad altri modi di pensare é per lo più un'esperienza
traumatica, la verità istituita é messa in discussione, l'universo intero
sembra vacillare, la reazione più comune é quella di arroccarsi sulle vecchie
posizioni.
Oggi un modello
statico e conservativo, asettico, é Inconciliabile col divenire irrefrenabile
di un ottica cibernetica. il soggetto osservatore e i suoi valori sono
considerati parte integrante del processo di osservazione, non è piú possibile
una separazione tra soggetto che osserva e mondo osservato.
Il punto di vista é cosi passato ad
essere dinamico, relativistico, probabilistico e processuale, nonché evolutívo
e complesso.
In questo modo si raggiunge la scienza della complessitá; solo attraverso
la dinamica del complesso si possono descrivere gli eventi dei sistemi naturali
e sociali. La complessità é altro dalla semplice complicazione, unica
difficoltà di rappresentazione, articolandosi attraverso l'irriducíbilità del
caso e del disordine, portando il sigillo del relativo, del pluralismo,
abbracciando nozioni quali ordine, disordine e organizzazione, come afferma Morin (34) in un sistema che è
considerato piú e meno della somma delle sue parti. La complessità é resa
possibile dalla rinuncia ad una verità assoluta, alla distinzione tra vero e
falso, alla comprensione, come ricorda Heinz von Foerster (18) che una descrizione implica
necessariamente colui che la descrive, che il concetto di
autoreferenzialitá(autopoiesi del sistema) diviene imprescindibile.
E' la teoria che crea la visione del mondo e definisce
la realtà, organizzare i dati In un modo o in un altro equivale a definire
realtà differenti, il rapporto tra osservatore ed osservato diviene relativo,
determinato ricorsivamente a seconda del metodo e dalla teoria adottati. Per
dirla con Bateson (4), l'informazione e una
differenza che crea una differenza, il dialogo e non la dialettica crea un
processo scientifico.
L'essere umano costruisce attivamente
la propria realtà, la percezione non é più un fenomeno passivo ma diviene
attivo. Ogni descrizione è un'interpretazione, la conoscenza é quindi
definibile azione o,
in altri termini, delimitazione di
un contesto, scelta di un sistema di riferimento, costruzione di un universo
descrittivo comune ecc.
Determinante diviene conoscere le
proprie convinzioni, le premesse di base, la teoria a cui ci si riferisce, la
propria visione del mondo. Sono presupposti ben sistematizzati a guidare le
singole azioni nonché le nostre osservazioni, ed é la nostra modalità di
conoscenza a determinare ciò che vedremo ed il nostro modo di comportarci.
Come Bateson
(3) afferma non si puó sostenere di non avere un'epistemologia, chi lo sostiene
ha soltanto una cattiva epìstemologia. Qualunque atto linguistico non nasce per
caso é bensi guidato da una strategia che ha in sé un fine, ogni atto porta un
soggetto ed un oggetto, il fine, qualunque possa essere, é parte dell'atto
stesso, per parlare di qualunque forma di atto e quindi di vita é necessario
adottare un'epistemologia.
Dal punto di vista di K.R.Popper
(36) la conoscenza non puó partire dal nulla -da una tabula rasa- e neppure
dall'osservazione. L'avanzamento della conoscenza consiste principalmente nella
modificazione di nostre conoscenze precedenti. Per molto tempo si é rimasti
legati a concezioni come quella sostenuta do Locke: "Nihil est in
intellectu quod prius non fuerit in sensu", avvallando strenuamente la
posizione che solo l'esperienza, i dati della realtà, di per sé fossero in
grado di generare conoscenza.
Un tale procedere della conoscenza non
può che essere di tipo induttivo, dall'osservazione alla teoria, l'ottica della
complessità prevede al contrario un sistema deduttivo. Bateson
(3) é categorico nel definire l'esperienza: "Ogni scolaretto sa che non
esiste esperienza oggettiva. Ogni esperienza è soggettiva, ed é il nostro
cervello a costruire le immagini che noi crediamo di percepire." Il nostro
cervello costruisce esperienze di senso, non le registra, come sostiene Popper (3),
non abbiamo un'osservazione, facciamo un'osservazione, ma qualunque costruzione
si faccia questa deve poggiare su qualcosa che l'ha preceduta, le stesse
osservazioni non esisterebbero se non ci fosse una conoscenza precedente da
modificare.
Sono molteplici i modi di definire la
conoscenza precedente da quadro di riferimento, a orizzonte di aspettative,
strutture che danno senso, fino ad includere concezioni come i costrutti
personali di G.A. Kelly. In ogni caso é solo
attraverso un'azione comparativa che prende valore una realtá, o meglio
un'azione correlativa che definisce un nuovo contesto significativo, che crea
uno spazio verosimilmente attendibile entro il quale ci si definisce definendo
la "realtá".
Non deve stupire l'alta coesione
dimostrata dagli individui attorno alla realtá entro la quale ci si trova a
vivere, essa se gode di grande attendibilitá, questo infatti é frutto di
un'elaborata e costante opera di "promozione" sociale attraverso la
quale si misura il consenso, (la realtà sviluppata per consenso), background indispensabile
della vita dell'uomo.
Come ci ricorda ancora Bateson
(4) non sono gli impulsi che contano bensi le informazioni, cioé le differenze
che creano differenze, una mente recipiente vuoto, una mente tabula rasa non può
generare differenze, c'é bisogno di una mente esperta in riconoscimenti,
specializzata in confronti.
Ancora una volta ritengo opportuno
citare il pensiero di uno dei tanti protagonisti dell'ondata rivoluzionaria
all'interno della scienza, Einstein
(14) afferma: "é alquanto errato cercare di costruire una teoria soltanto
sulle grandezze osservabili: in realtà accade proprio il contrario. E' la
teoria a decidere cosa possiamo osservare". Daltro canto la teoria non é
altro che un insieme di ipotesi che vengono formulate sulla base di conoscenze
precedenti, cornici di riferimento, contesti, in una parola astrazioni create
nel tentativo di dare ordine e significatività, copartecipata per l'appunto
all'interno della società, al Mato di realtà.
L'ipotesi passa per essere una sorta di
"posizione meta" nei confronti dei dati di osservazione specificando
ordini, livelli, contesti, significati, l'approfondimento epistemologico allo
studio di determinate ipotesi ci porta a considerare Il livello del livello,
l'ordine dell'ordine, il significato del significato, passando in questo modo
per una gerarchia di seconda cibernetica, citando Bradford Keeney: Il ... ogni epístemologia si troverá di fronte
ad epistemologie di ordine piú elevato, le quali si troveranno di fronte ad
epistemologie di ordine ancora piú elevato, e cosi via all'infinito. Ciò
fa pensare che le epístemologie siano processi ricorsivi, in quanto ogni
tentativo di fissare un'epistemologia nello schermo della propria coscenza
equivale inevitabilmente a dare l'avvio a successive indagini e
modificazionill.
Per quanto concerne la temporalità dei
processi percettivi e di costruzione di ipotesi ci sono molti esperimenti che
dimostrano la prioritá dell'aspettatìva interna avvallata per altro dalla
"teoria del faro" di Popper (36)
in contrapposizione alla "teoria del recipiente, che considera
l'osservazione procedere per generalizzazioni, associazioni e classificazioni
fino a formulare un'ipotesi, dove invece le osservazioni sono subordinate alle
ipotesi.
Ecco emergere il primato della
deduzione sull'induzione del pensiero, l'astrazione (ipotesi, teorie,
astrazìoni ecc.) sui dati. Dall'ipotesi che presuppone i dati si é passati ai
dati che presuppongono l'ipotesi, o come meglio suggerisce R.D. Laing,
giá da me citato, chiamare i dati "presi" dato che sono le ipotesi a
presupporre la loro esistenza.
Vittorio Guidano afferma che dal punto di vista della teoria della mente
l'elaborazione dell'informazione e il comportamento non sono piú considerati
funzionalmente diversi ma vengono considerati mediati dagli stessi circuiti
neuronali. Cosi le strutture delegate alla formulazione del linguaggio si
ritengono sottese anche alla sua comprensione, i processi della percezione
sottendono quelli dell'immaginazione, i processi di pensiero quelli
dell'attivitá motoria il tutto a dimostrare un'interconnessione continua tra
differenti parti funzionali del cervello, anzi una copartecípazione estesa di
parti differenti al medesimo compito.
La conoscenza come
azione nel pensiero di Maturana e Varela (28).
L'uomo tende a vivere in un mondo di
certezze dove la percezione é continuamente consolidata dalle convinzioni, prove
continue queste di una realtá oggettiva, é la nostra situazione quotidiana, la
nostra condizione culturale, non sembrano possibili alternative, daltro canto
ogni individuo é radicato in una propria struttura biologica per cui ogni
esperienza di certezza é un fenomeno Individuale in una solitudine superabile
unicamente attraverso il mondo che si crea con essa.
Molti sono gli esperimenti che
permettono di prendere coscienza di come non percepiamo di non percepire, non
ci rendiamo conto di come ci siamo adattati all'universo che conosciamo. In
questi esperimenti diviene importante comprendere come gli stati di attivitá
neuronale innescati da diverse perturbazioni siano determinati, in ogni
persona, dalla sua struttura individuale e non dalle caratteristiche dell'agente
perturbatore, in altre parole l'uomo é una macchina non banale e come tale la
sua storia biologica, sociale e personale é parte integrale della sua
esperienza percettiva.
La conoscenza non può essere intesa
come se al di fuori di noi ci fossero fatti ed oggetti che possano essere presi
ed immessi nella propria testa. L'esperienza di qualcosa lá fuori è convalidata
in modo particolare dalla struttura umana che rende possibile la
"cosa" che scaturisce nella descrizione. Sopratutto possiamo affermare
che ogni atto di conoscenza ci porta un mondo fra le mani, ogni azione é
conoscenza ed ogni conoscenza é azione.
Attraverso l'esperienza del linguaggio
noi entriamo in una profonda riflessione che é un atto di conoscenza ed è
un'azione fatta per qualcuno, ogni cosa detta é detta per qualcuno. Non é
necesario ricordare quanto sia deterninante il contatto fisico, l'azione del
toccar con mano, dell'esperienza sensoriale, continua conferma del nostro
esserci, indispensabile alla sopravvivenza, la conoscenza viene a costruirsi
attraverso tale esperienza protratta, nonché attraverso la capacitá astrattiva
della stessa da parte dell'individuo.
Due concetti chiave emergono:
a) " Ogni azione é conoscenza ed ogni conoscenza é azione".
b)"Ogni cosa detta é detta per
qualcuno."
Il fatto sostanziale é considerare la
conoscenza come l'azione di colui che conosce, le sue radici sono nell'essere
vivente e nella sua organizzazione.
L'atto di indicare qualunque ente,
oggetto, cosa o unità è legato alla realizzazione di un atto di distinzione,
che separa da tutto il resto ció che viene indicato. Ogni volta che ci
riferiamo a qualcosa, implicitamente o esplicitamente, mettiamo in evidenza un
criterio di distinzone che indica ci6 di cui parliamo ed evidenzia le sue proprietà
come ente, unità o oggetto.
Una unità (entità, oggetto) é definita
da un atto di distinzione. Pertanto, ogni volta che facciamo riferimento ad una
unità, nelle nostre descrizioni, é implicita l'operazione di distinzione che la
definisce e la rende possibile.
In un cambiamento di ottica attraverso
i nuovi orizzonti dell'organizzazione del vivente viene utile focalízzarsi
attorno all'organizzazione stessa, questa infatti non é nient'altro che
quell'insieme di relazioni che devono esistere o devono verificarsi perchè
esista qualcosa.
Gli esseri viventi sono caratterizzati
infatti dalla propria organizzazione interna capace di riprodurre continuamente
se stessa, un tale processo é definito organizzazione autopoietica. In una
cellula, ad esempio, possiamo riscontrare da un lato una rete di trsformazioni
dinamiche che producono I suoi stessi componenti, condizione di possibile
formazione di un contorno, dall'altro il contorno stesso che é la condizione
per cui avviene la rete di trasformazioni che ha prodotto l'unita. La
caratteristica piú peculiare di un sistema autopoietico é che si mantiene coi
suoi stessi mezzi e si costituisce come distinto dall'ambiente circostante.
Per organizzazione di un sistema si
intende l'insieme dei rapporti che devono esistere fra i componenti perché si
possa dire appartenente ad una particolare classe; la struttura di un sistema é
invece l'insieme dei rapporti e dei componenti che, concretamente,
costituiscono una unitá particolare nella realizzazione della sua organizzazione.
i sistemi viventi sono defínibili autonomi grazie alla loro autopoiesi.
Nell'essere vivente produttore e prodotto sono copresenti nella stessa
organizzazione che li determina.
Si assiste un fenomeno storico ogni
volta che, in un sistema, uno stato deriva dalla modificazione di uno stato
precedente. Qualunque dinamica di un sistema nel presente può essere spiegata
attraverso le relazioni tra le sue parti e le regolarità tra le sue
interazioni. Per osservare un sistema nelle sue interazioni si deve ipotizzare
una distanza di osservazione, ma genesi e storia di un sistema non sono
facilmente osservabili, risalendo alla riproduzione che ne ha dato origine si
possono distinguere differenti modalità duplicative: la replica che può
generare ripetutamente unità della stessa classe, con unità indipendenti
storicamente; la copia quando uno stesso modello viene utilizzato per fare
molte copie; la riproduzione quando una unità subisce una divisione che dà come
risultato due unità della stessa classe.
L'eredità di un sistema é l'invarianza,
attraverso le generazioni, di qualunque aspetto strutturale in una discendenza
di unità storicamente collegate, ogni volta che si ha una serie storica si ha
il fenomeno ereditario. La determinazione storica di un sistema recupera a livello
cellulare, tra le altre cose, il concetto di Informazione genetica constatando
che é una fitta rete di interazioni che caratterizza una cellula non uno solo
dei suoi componenti, sarebbe come dire che la politia di un paese ne determina
la sua storia; questo non é vero in assoluto, é una componente essenziale ma
non contiene l'informazione che ne caratterizza la storia.
L'ontogenesi di un sistema é la storia
del cambiamento di struttura di un'unitá finché questa non perde la sua
organizzazione. Nel momento che due sistemi si troveranno ad interagire
produrranno una storia di mutui cambiamenti strutturali (finché non si
disintegreranno), si parla allora di accoppiamento strutturale.
Il tipo di accoppiamento strutturale
raggiunto é lo stato presente della storia di trasformazioni strutturali della
filogenesi a cui appartiene, un continuo mantenere da parte del sistema
dell'accoppiamento strutturale con l'ambiente, la nicchia, nel quale si trova
ad operare.
La vita di un organismo pluricellulare
come unitá si realizza nel funzionamento dei suoi componenti ma non é
determinata dalle sue proprietá. Come un organismo pluricellulare cosi anche il
sistema nervoso obbedisce a leggi che ne regolano il funzionamento all'interno
del sistema di cui fa parte, non é possibile perdere di vista le radici
organiche del sistema nervoso e l'ambiente dove si trova ad operare.
Ogni organizzazione autopoietica
possiede una chiusura funzionale nella cui struttura la loro identità é
determinata da una rete di processi dinamici i cui effetti non escono da tale
rete. L'organizzazione autopoietica di un sistema assicura, nella chiusura
funzionale dello stesso, la sopravvivenza storica nonché biologica
dell'organismo.
Senza una comprensione adeguata dei
meccanismi storici di trasformazione strutturale non é possibile una
comprensione del fenomeno della conoscenza. I cambiamenti strutturali di un
particolare essere vivente costituiscono la sua ontogenesi, nella propria
storia ogni sistema parte con una struttura che condiziona e delimita ì
cambiamenti strutturali che tali interazioni provocano in esso.
Le perturbazioni dell'ambiente, la
nicchia, non contengono in sé un espressione dei suoi effetti sull'essere
vivente, é quest'ultimo al contrario che, con la sua struttura, determina il
suo stesso cambiamento in rapporto alla perturbazione. Allo stesso modo
l'essere vivente é a sua volta agente perturbante nei confronti dell'ambiente.
Uno scienziato non puó
che occuparsi di sistemi strutturalmente determinati, sistemi nei quali tutti i
cambiamenti sono determinati dalla loro struttura.
La struttura di un'unitá esprime quattro dominii differenti:
a) Dominio dei cambiamenti di stato,
tutti i cambiamenti strutturali che una struttura può sopportare senza cambiare
la propria organizzazione.
b) Dominio dei cambiamenti distruttivi,
dove l'unità perde la sua originale organizzazione scomparendo come unità.
c) Dominio di perturbazioni, tutte
quelle interazioni che provocano cambiamenti di stato.
d) Dominio di interazioni distruttive..
perturbazioni che provocano un cambiamento distruttivo.
Questo continuo processo in differenti
dominii é stato definito accoppiamento strutturale tipico dell'ontogenesi di
ogni unità dinamica. il determinismo e l'accoppiamento strutturale di un
sistema si realizzano entro la propria auto-conservazione (autopoiesi) che li
definisce tutto quanto daltro canto é subordinato a tale conservazione.
Il mezzo, o meglio l'ambiente
(nicchia), può essere considerato come un continuo selezionatore di cambiamenti
strutturali che l'organismo subisce nella sua ontogenesí. L'accoppiamento
strutturale é sempre reciproco ogni organismo interessato subisce
trasformazioni. L'ontogenesi di un organismo é la discendenza di cambiamento
strutturale con invarianza di organizzazione, pertanto con conservazione di
adattamento.
L'evoluzione é una discendenza
naturale, prodotto dell'invarianza dell'autopoiesi e dell'adattamento, come
nelle leggi del caso non é necessario un intervento esterno per generare
diversità ne una guida per spiegare la direzione ne si deve pensare ad un
percorso che ottimizzi date qualità degli esseri viventi.
Dominii
comportamentali dell'organismo autopoietico.
Non é possibile vivere in una realtá
dove ci si é organizzati, dove ogni individuo ineggia al libero arbitrio
personale, pretendendo di rimaner fuori allo stesso tempo dal determinismo. O si accetta una realtá strutturalmente
determinata e si rifiuta l'idea del libero arbitrio assoluto, o la realtá cosi
come noi l'intendiamo non può esistere.
La possibilitá di predizione è
considerata lo stato attuale di qualunque sistema stiamo osservando dal quale é
possibile dedurre uno stato futuro risultante della sua dinamica strutturale
osservabile; una predizione rivela dunque ciò che degli osservatori si
aspettano di vedere, cosa differente dal determinismo strutturale che opera al
contrario nel presente.
E' essenziale non dimenticare il ruolo
di osservatori che teniamo ogni volta che ci troviamo ad osservare un sistema,
per cui ciò che ci sembra necessario ed inevitabile rientra come materiale
predittivo, mentre ciò che ci pare casuale ci rende incapaci di previsioni. Nel
determinismo strutturale non rientra la possibilitá di esaminare
Il sistema al di fuori del suo presente strutturale, il passato come
interazioni avvenute ed il futuro come come interazioni che avverranno sono
dimensioni puramente descrittive e non funzionali.
E' stato messo in luce che il funzionamento del sistema nervoso é
espressione della sua interconnessione interna (struttura di collegamento), il
comportamento si origina secondo il modo con cui si stabiliscono in esso le
relazioni con l'attivitá interna della mente.
La plasticitá strutturale di un sistema
é frutto della storia di interazioni che hanno dato origine ad una successione
specifica di cambiamenti strutturali. Semplici azioni che li per li possono non
dare adito all'ipotesi di un modellamento di plasticitá strutturale si
dimostrano al contrario mosse essenziali nella vita del sitema.
L'ontogenesi di un essere vivente
consiste nella sua continua trasformazione strutturale in una giostra continua
tra accoppiamento strutturale con l'ambiente da un lato, nel tentativo di non
perdere la propria autopoiesi, e dall'altra seguendo un percorso selezionato
dalla storia di ìnterazioni e conseguenti cambiamenti strutturali che il
sistema ha conseguito.
In effetti ci si trova dinnanzi ad un
grosso dubbio dal momento che si sostiene che la mente dell'uomo non può che
formarsi delle rappresentazioni del mondo, dimenticando peró che senza un
ordine da seguire, un universo obbiettivo, saremmo in balia della confusione.
Due tranelli si prospettano; da un lato
il supporre una mancanza di informazione dietro il fenomeno conoscitivo, con il
rischio seguente di finire nel solipsismo ingenuo; dall'altro una realtà
"preconfezionata" che aspetta di essere scoperta, il che ci
porterebbe al realismo ingenuo.
Non si deve dimenticare un presupposto
fondamentale: "Tutto ció che è detto é detto da un osservatore ed é detto
per qualcuno." Uscendo dall'opposizione precedente si puó passare ad un
contesto piú ampio, infatti come osservatori possiamo vedere unità in dominií differenti,
a seconda delle distinzioni che si fanno si ottengono differenti universi di
discorso. Ci6 che viene a cambiare da tale tipo di organizzazione plastica è il
limite del punto di vista dell'osservatore che ha in sé dei vincoli, ma come
ogni nuova premessa porta con sé anche nuove possibilità.
Da tale descrizione fatta il
comportamento di una persona passa ad essere l'insieme dei cambiamenti di
atteggiamento o posizione, che un osservatore descrive come movimenti o azioni
in relazione ad un ambiente determinato. Quello che chiamiamo comportamento,
osservando i cambiamenti di stato di un organismo, corrisponde alla descrizione
che facciamo dei movimenti che riscontriamo in un ambiente che segnaliamo. il
comportamento non corrisponde a qualcosa che l'individuo fa in sé, ma piutosto
qualcosa che noi segnaliamo. Dipende dunque dall'ambiente in cui viene descritto un dato
comportamento il poterlo definire adeguato o meno. Il sistema nervoso ha la
capacitá di espanere il possibile dominio di comportamenti di un individuo.
Come osservatori esterni siamo portati
a prestare maggior attenzione a ció che é maggiormente accessibile, le
perturbazoni esterne, considerandolo determinante, mentre ció che conta
effettivamente é l'organizzazione interna di tali dati percettivi, le
perturbazioni esterne possono unicamente modulare la costante dinamica di
equilibri Interni.
Affermando che il comportamento é la descrizione, fatta da un osservatore,
dei cambiamenti di stato di un sistema, rispetto ad un mezzo che si verifica
per compensare una perturbazione esterna, diciamo implicitamente che il sistema
nervoso non inventa il comportamento bensi lo amplia notevolmente. Per
comprendere tale affermazione é necessario recuperare in parte la storia
filogenetica del sistema nervoso andando a scoprire che nasce nel tentativo di
mettere in relazione, in un essere vivente, la struttura sensoriale con la
struttura motoria costituendosi come rete connettiva sensomotoria. Con la
mediazione di tale struttura si é reso possibile l'aumento del dominio
comportametale di un essere vivente.
Il sistema nervoso é dotato di una sua
organizzazione funzionale, il suo compito consiste nel mantenere costanti
determinate relazioni tra le sue componenti interne rispetto alle continue
perturbazioni che producono sia le dinamiche interne che le interazioni
dell'organismo di cui fa parte, un mantenere costanti certe relazioni tra tra
elementi sensoriali e motori al momento perturbati dalla pressione esterna.
ogni comportamento è una visione esteriore della danza di relazioni interne
dell'organismo.
Tutto il funzionamento del sistema
nervoso é coerente con il suo essere parte di una unitá autonoma, in cui ogni
stato porta ad un ulteriore stato in un funzionamento circolare o chiusura
funzionale. ogni processo di conoscenza non può che essere fondato
sull'organismo considerato come unitá o in chiusura funzionale a livello di
sistema nervoso, ogni conoscenza é dunque un'azione, mediante correlazioni
sensomotorie, all'interno dell'accoppiamento strutturale in cui si viene a
trovare.
IL sistema nervoso è un sistema in continuo cambiamento strutturale, é
dunque dotato di plasticitá, non esiste interazione, né accoppiamento che non
abbia effetto sul funzionamento del sistema nervoso come risultato dei
cambiamenti strutturali che provoca in esso, ogni individuo viene modificato da
qualunque esperienza che metta in gioco il sistema nervoso a livello della
propria plasticità.
Il senso della plasticitá strutturale
di tale sistema risiede non tanto nella capacitá schematíca di rappresentarsi
Il mondo quanto piuttosto nella capacitá di rimanere congruente con le
trasformazioni del mezzo come risultato dell'influenza di ogni interazione. Per
un osservatore esterno il comportamento del sistema appare adeguato ai
cambiamenti del mezzo, in questi termini viene considerato apprendimento, allo
stesso modo anche i cambiamenti strutturali appaiono corrispondenti alle
circostanze delle interazioni dell'organismo. Al contrario per il sistema
nervoso esiste un'unica evoluzione strutturale continua che segue la via lungo
la quale, in ogni momento, viene conservato l'accoppiamento strutturale
(adattamento) dell'organismo con il suo mezzo di interazione.
Il potenziale dei comportamenti
possibili di un organismo é determinato dalla sua struttura, poiché é questa
che determina i suoi dominii di interazioni. ogni volta che si riscntra un
comportamento indipendente dalla storia delle interazioni, si dice che tali
strutture sono determinate geneticamente e che tali comportamenti se presenti,
dal momento che no sono relazionabili tra organismo e ambiente, si dice che
appartengono al dominio istintuale dell'organismo. Se al contrario le strutture
che permettono un certo comportamento fra i membri di una certa specie si
sviluppano unicamente dietro a storie di interazioni si dice che le strutture
non sono più fílogenetiche bensi ontogenetiche e quindi i comportamenti sono
detti appresi.
I differenti tipi di comportamenti,
istintivi ed appresi, non sono distinguibili tra loro se non essendo a
conoscenza della storia strutturale relativa, nel funzionamento presente del
sistema nervoso non esiste una tale distinzione.
Quanto detto porta a considerare l'apprendimento come uno espressione
dell'accoppiamento strutturale che mantiene
costante il funzionamento dell'organismo nel mezzo in cui si trova. Si
parla di conoscenza ogni volta che si osserva un comportamento adeguato In un
contesto preciso, In un dominio che definiamo con una domanda (esplicita o
implicita) che formuliamo come osservatori.
Il valore dei cambiamenti strutturali
provocati nell'organismo é in relazione con l'effetto atteso dall'osservatore;
In quest'ottica qualunque comportamento osservato pu6 essere considerato, da un
osservatore, come un atto conoscitivo, lo stesso atto di vivere è conoscere nell'ambito
dell'esistenza, si pu6 dire che vivere è conoscere, vivere é azione effettiva
nel dominio dell'essere vivente.
In altre parole il sistema nervoso
partecipa ai fenomeni conoscitivi in due modi differentì; il primo tramite
l'ampliamento del dominio di stati possibili dell'organismo che discende dalla
enorme diversità dì configurazioni sensomotorie possibili al sistema nervoso,
chiave della sua partecipazione al funzionamento dell'organismo; il secondo
tramite la apertura a nuove dimensioni di accoppiamento strutturale che rende
possibile 11 associazione di
una grande diversit'a di stati Interni con la diversità delle interazioni in
cui può entrare.
La comunicazione come
fenomeno sociale.
Lungo l'ontogenesi di un organismo
possono formarsi interazioni in accoppiamento strutturale che favoriscono il
mantenimento dell'individualitá nell'organismo stesso. Quando si verificano
accoppiamenti fra organismi con sistema nervoso si ha una particolare
fenomenologia definita di terzo ordine. In questo ambito dì interazioni si
assiste a fenomeni differenti legati agli sviluppi ontogenetici differenti dei
singoli organismi. i fenomeni sociali sono associati a ad accoppiamenti di
terzo ordine, quando si stabilicono unitá di terzo ordine si viene a generare
una fenomenologia interna particolare che si basa sul fatto che gli organismi
che compongono tali unitá realizzano le loro ontogenesi individualì
fondamentalmente tramite i loro mutui accoppiamenti nella rete di interazioni
reciprohe che formano assieme nel costituire le unitá di terzo ordine.
Possiamo definire comunicazione la
mutua induzione di comportamenti coordinati che si verifìca fra i membri di una
unitá sociale. La comunicazione é di per sè del tutto simile alle dinamiche
riscontrabili in altri comportamenti, unicamente si sviluppa nel dominio
dell'accoppiamnto sociale. Ogni accoppiamento é di per sè unico perché ogni individuo
porta un proprio dominio formatasi dalla comunione in interazioni differenti di
dominii diversi.
Attraverso l'imitazione, tendenza
propria ed unica dei vertebrati é permesso ad un organismo di interagire,
attraverso generalizzazíoni successive, andando oltre la propria ontogenesi e
mantenendosi al contempo inalterato attraverso generalizzazioni successive.
Come affermato si puó parlare di
comunicazione ogni volta che c'é coordinazione tra differenti comportamenti in
un dominio di accoppiamento strutturale, non esiste pertanto trasmissione di
informazione, ogni persona dice ciò che dice ed ascolta ciò che ascolta secondo
la propria determinazione culturale; il fenomeno della comunicazione non
dipende da quello che si trasmette ma da quello che accade con chi riceve.
Ogni configurazione comportamentale
acquisita ontogeneticamente, in dinamiche comunicazionali socialmente diffuse,
che risulti stabile attraverso generazioni differenti sará definita
comportamento culturale. Imitazione e selezione comportamentale sono i mezzi
attraverso i quali si realizza il fenomeno ontogenetico dell'acculturamento.
L'identità dei sistemi sociali umani
dipende dalla conservazione dell'adattamento degli esseri umani intesi non solo
come organismi ma anche com componenti dei dominli linguistici che
costituiscono.
Una cosa è parlare dei comportamenti di un organismo, le interazioni fra
loro si verificano solo come una mutua provocazione di cambiamenti di stato
secondo le determinazioni strutturali presenti, che restano dunque delle
descrizioni
semantiche, altra cosa é parlare del funzionamento dell'organismo. Tra loro
gli organismi interagendo generano accoppiamenti sociali ove si trovano a
realizzare le reciproche autopoiesi, i comportamenti che vengono a generarsi in
tali dominii sono comunicativi per definizione e sono distinguibili in innati
ed acquisiti.
Ciò che è determinante nel
coordinamento comportamentale é il significato di ciò che l'osservatore può
vedere nei comportamenti e non nell'accoppiamento strutturale stesso. Tale
qualità presente nei comportamenti comunicativi ontogenetici di poter sembrare
semantici rientra nel dominio linguistico.
Ogni volta che un osservatore descrive
i comportamenti di interazione tra organismi come se il significato da lui dato
determinasse il corso delle interazioni si ha una descrizione semantica. Sono
definibili linguistici quei comportamenti comunicativi ontogenetici, che si
realizzano in un accoppiamento strutturale ontogenetico fra organismi che un
osservatore puó descrivere in termini semantici. Il dominio linguistico dì un
organismo é il dominio di tutti i suoi comportamenti linguistici.
Il linguaggio ha in sè la capacità di
modificare radicalmente i dominii comportamentalì umani rendendo possibili
nuovi fenomeni come la riflessione e la coscienza, il linguaggio permette di
descrivere se stesso a colui che lo usa. osservando un comportamento In un
dominio linguistico come osservatori possiamo considerare tale interazione
secondo criteri semantici come se Indicasse o denotasse qualcosa del mezzo,
generalmente le parole denotano elementi del dominio comune, oggetti, stati
d'animo, intenzioni.
Ciò che é fondamentale perché per
comprendere la logica delle premesse è che l'osservatore vede che le descrizioni
possono essere fatte considerando le altre descrizioni come se fossero oggetti
o elementi di interazione, lo stesso dominio diviene parte del mezzo di
interazìoni possibili. il dominio semantico diventa parte del mezzo in cui
coloro che operano in esso conservano il loro adattamento.
Gli esseri umani esistono ìn quanto
operano nel linguaggio e conservano il loro adattamento nel dominio dei
significati che questo gli crea. Negli esseri umani il linguaggio é il mezzo
per riconoscere e riconoscersi in un mondo di interazioni linguistiche
ricorrenti sempre aperto. Operiamo nel linguaggio quando un osservatore vede
che consideriamo come oggetti di nostre distinzioni linguistiche elementi del
nostro dominio linguistico.
Nella filogenesi dell'uomo il linguaggio
comparve in funzione della sua storia di animale sociale, questo infatti con la
sua capacitá di tessere una trama dì descrizioni, in modo ricorrente, é un
meccanismo che permette ad ogni individuo che si allontani dal gruppo per
periodi piú o meno lunghi, per la caccia o la raccolta, di "portarsi"
con sè il gruppo senza la continua interazione fisica con esso. il dominio
linguistico ha in sé Il meccanismo che permette il coordinamento
comportamentale ontogenetico attraverso la sua costruzione nel fenomeno
culturale.
Si può ipotizzare che l'evoluzione degli ominidi sia avvenuta proprio
attraverso la continua cooperazione ed il coordinamento del comportamento
acquisito. L'atteggiamento di riflessione, la partecipazione degli ominidi al
dominio linguistico sono questi gli atteggiamenti che al pari dell'azione hanno
determinato il coordinamento comportamentale.
Nella vita di tutti i giorni la mente
dell'uomo organizza tutta una serie di riflessioni definite coscienza che da un
lato sono direttamente collegate all'azione del linguaggio, dall'altra pur
poggiando sul dominio linguistico per la sua manifestazione si organizza in
base a differenti stati interni del sistema nervoso difficilmente accessibili.
Nella rete di interazioni linguistiche
in cui ci troviamo viene mantenuto un continuo riferimento descrittivo che
chiamiamo l'io", questo ci permette di conservare una coerenza operativa
linguistica ed un adattamento nel dominio del linguaggio. In questi termini il
sistema vivente ad ogni livello é organizzato in modo da produrre regolaritá
interne, la coerenza funzionale raggiunta è ciò che consideriamo coscenza e
mente.
Le parole sono dunque azioni non sono
cose manipolabili, sono le nostre interazioni ricorrenti che stabìliscono la
nostra capacita soggettiva di accoppiarci strutturalmente al mondo, solo
dinnanzi un fallimento siamo consapevoli del lavoro ingente che continuamente
operiamo nel manipolare il nostro universo conoscitivo, la coscenza e la mente
appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed é li che si realizza la
loro dinamica, é la rete di interazíoni linguistiche che ci rende come siamo.
E' all'interno del linguaggio stesso
che l'atto conoscitivo, nel coordinamento comportamentale che costituisce il
linguaggio, porta il mondo a noi. Ci realizziamo attraverso il linguaggio
perché siamo nel linguaggio in un continuo essere immersi nei mondi linguistici
e semantici coi quali veniamo a contatto.
Il mondo esperíenziale risulta essere
tra i limiti dei rappresentazionisti (obiettivisti) da un lato, e solipsisti
(idealisti) dall'altro; nella via di mezzo si puo trovare un giusto equilibrio, la regolarità
del mondo. Le nostre visioni del mondo non conservano i registri delle loro
origini. Ogni regolarità in un accoppiamento di un gruppo sociale costituisce
la sua tradizione biologica e culturale, per questo la tradizione é oltre un
modo di vedere anche un modo di nascondere, se questa infatti sì basa su ció
che una storia strutturale ha accumulato come ovvio e regolare, ogni
riflessione permette di vedere solo ci6 che é ovvio, agisce solo su ció che
perturba tale regolarità.
La conoscenza della.conoscenza obbliga.
ogni atto umano si realizza tramite il linguaggio. Ogni atto, tramite il
linguaggio, ci porta a contatto del mondo che creiamo, con gli altri, nell'atto
della convivenza che dà origine all'essere umano; perci6 ogni atto umano ha
senso etico. Questo legame fra gli esseri umani é, in ultima analisi, il
fondamento di ogni etica come riflessione sulla legittimità della presenza
dell'altro. E' meglio dire che non è la conoscenza, ma la conoscenza della
conoscenza ciò che obbliga.
Sistemi e
loro autocreazione di significato attraverso il rumore. Atlan (2) e i sistemi
auto-organìzzati.
Nella costruzione della logica del
senso di un sistema si arriva a definire "chiusura funzionale" la sua
operativitá intrna, ed autocreazione di significato la sua autonomia nel
denotare di significati l'ambiente.
Il sistema nervoso, come ogni tipo di sistema
daltronde, non é concepibile in termini assoluti di sistema chiuso, ma l'unico
modo che si possiede per parlarne é quello di definirlo come sistema dotato di
una specifica forma di chiusura operazionale, dove le conseguenze delle
operazioni del sistema sono le operazioni del sistema, in una situazione di
completo autoriferimento; una chiusura così intesa non prevede isolamento.
Un sistema funzionalmente chiuso é un
sistema che presuppone una certa organizzazione, viene a definirsi attraverso
la formazione di determinati vincoli, frutto di distinzioni operazionali.
L'azione, partendo da una distinzione iniziale, mette in atto un processo
unicamente agito, non pensato, privo ancora di organizzazione ma destinato ad
essere dotato di senso.
Sembra intuitivo pensare che la presa
di coscenza da parte dell'indìviduo sia, non tanto in funzione di sé. bensi
dell'atto comunicativo rivolto verso l'esterno; l'organizzazione coscente
dell'individuo é unicamente in funzione dell'atto comunicativo, per altro verso
rimarrebbe inconscia. E' comunque sempre presente un azione organizzatrice che
deve presenziare ad un fine da tener presente nel corso dell'azione.
L'azione dell'azione é la creazione di
un contesto che dá un senso, denota l'atto e lo connota in funzione di un suo
eventuale recupero, la denotazione dell'atto é la contestualizzazione, la
creazione di una forma "contenitiva",
mentre la connotazione é unicamente un'operazione di codifica attraverso la
nominalizzazione.
Prendendo in prestito il modello di
pensiero di Bateson (3) "forma e
processo" voglio sviluppare un modello operazionale che si basa
sull'azione. Per tramite della sua chiusura operazionale il sistema pu6
generare una distinzione che é inseparabile dal suo operato. La concezione del
cervello come processore che lavora In parallelo mette In chiaro che un
processo organizzativo ad un certo livello, eseguito nell'intento di dare un
senso ad una particolare azione, non precluda la possibilità di
contestualizzare contemporaneamente ed in modo differente la stessa azione ad
un altro livello.
Lo stato di veglia pu6 venir
considerato come un insieme articolato di stati funzionali capaci di operare
contemporaneamente nella definizione del significato e la contestualizzazione
dell'azione, presa in considerazione, una sfaccettatura di un multimodello
multivettoriale.
Questo tipo di articolazione molteplice di azione, di azione di azione, di azione
di azione di azione ecc. chiarisce forse meglio il meccanismo adottato dal sistema
per costruire il senso, per poter recuperare il senso, per organizzare la
propria vita. oggi l'uomo possiede una memoria ad un tempo genetica e culturale
che gli ha permesso di giungere fino dove é giunto, non é più pensabile di
trovare un'azione pura o meglio unica, la complicazione neuronale é tale che
rende impossibile una divisione netta tra questi differenti strati di contesti
interconnessì di azioni separate. Ben inteso si parla sempre di modelli che
come tali non hanno mai la pretesa di imporsi come realtà, sono traduzioni in
codice, formulazione di dati a partire dai segnali, che nel loro articolarsi ci
permettono di formulare ipotesi, le quali a loro volta si presteranno, per i
loro eventuali contenuti di affidabilità,, a sostenere analisi predittive di
eventi futuri.
Individui e culture adottano
particolari abitudini a fare distinzioni e le utilizzano poi costantemente per
mantenere stabile la realtá, von Foerster ha nominato questa modalitá, che
richiama in sé la concezione che il sistema ripete ciò che in passato ha funzionato, l'omeostasi cognitivall, facendo una
comparazione ad un altro livello si può rilevare la
posizione in antitesi con quest'ultima quando Varela parla di l'ansia
cognitivall che richiama al contrario la ricerca di nuove modalitá
organizzative del reale.
Come sottolinea a riguardo Atlan (1): "Si tende sempre piú a ritenere
che ciò che accade nel nostro cervello sia un trattamento dell'informazione
distribuito, parallelo e dotati di taluni caratteri probabilistici, e non giá
un trattamento determinista e sequenziale come avviene nei programmi dei
computer". Queste deduzioni concordano con la teoria della
"percezione istantanea" di Gibson, secondo cui una forma viene
riconosciuta e percepita nel medesimo tempo. Non due operazioni separate, al
contrario una forma viene percepita nel medesimo momento in cui sono ricevuti i
segnali, grazie a una specie dì risonanza fra una determinata struttura esterna
e una struttura Interna del sistema di percezione. E' questa struttura interna
a definire per ìl sistema stesso un possibile significato funzionale della
struttura esterna.
Un tipo di logica estremamente
stimolante é quella portata dal filosofo tedesco Gotthard Gunther definita
logica del giudizio di valore che in un certo senso completa il sistema
percettivo di Gibson. Ad esempio se si vuole determinare la verità o la falsità
della frase: "la neve é verde", procedendo attraverso la logica classica
si dovrebbe ipotizzare l'esistenza di uno spazio fisico dove sarebbero
contenute tutte le informazioni circa le affermazioni considerate vere, trovare
quelle sulla neve procedere ad un confronto e definirne l'eventuale
autenticità. il lavoro sarebbe estremamente laborioso, al contrario il
riconoscinento ed il giudizio sono estremamente celeri, Gunther al contrario
considera il dare ad una proposizione un valore di verità o di falsità
significa accettare o rifiutare la proposizione, il che significa che le operazioni
di accettazione o di rifiuto devono avvenire nel luogo preciso in cui si situa
la proposizione, e non consistono nella discussione della nozione di neve in
primo luogo.
Secondo questa posizione la
comprensione del nostro linguaggio avviene attraverso un metodo
logico-accettazionale, non attraverso la ricerca delle condizioni di verità nel
senso realistico-metafisico del termine.
La maggior parte degli esseri umani
agisce costantemente come se la cultura fosse reale, la costanza percettiva é
strettamente legata alla filosofia del "come se". la cultura passa ad
essere un sistema di simboli e di significati, dove questi ultimi sono solo
strettamente applicabili alle azioni e ai prodotti degli esseri umani. La
cultura é una sorta di magazzino ove si traggono gli elementi per costruire le
proprie immagini di realtà. La capacità di creare una "realtà
mentale" "come se" da parte di un individuo, piú vasta dei dati
forniti dai suoi sensi, dipende dal fatto che la memoria umana accumula l'informazione
in schemi o immagini correlabili, piuttosto che per singoli elementi, si pensi
ai costrutti personali di G.A.Kelly, i cliché interpretativi ecc.
Ciò che differenzia fondamentalmente
l'uomo dall'animale non é che usi degli utensili o che possegga una cultura ma
che una grandissima parte delle sue azioni coscienti sono influenzate da
considerazioni etiche o meglio ancora estetiche.
Come ci ricorda Maturana
(27): "La veritá finale sulla quale l'uomo basa la sua condotta razionale
é necessariamente subordinata alla sua personale esperienza e sembra un atto di
scelta che esprime una preferenza che non puó essere trasferita razionalmente;
di conseguenzaf l'alternativa alla ragione, come fonte per un sistema
universale di valori, è la seduzione estetica a favore di una cornice di
riferimento specificamente progettata per assecondare i suoi desideri (e non i
suoi fabbisogni) e che definisce le funzioni che devono essere soddisfatte dal
mondo (culturale e materiale) nel quale vuole vivere."
Ciò che prende valore in queste parole
é il problema della scelta, della decisione, e della possibilitá di predizione
sull'azione. Il campo d'indagine su queste tematiche é ancora prettamente
metafisico, come ci ricorda Wittgenstein
(48): "Ciò di cui non si può parlare bisogna tacere."
Ci si deve comunque sbalordire dinnanzi
alle potenzialitá della mente dell'uomo, alla capacitá correlativa di unire,
accostando semplicemente tra loro attraverso il linguaggio, parole che prendono
in tal modo carattere di realtá del "come se". creando poteri
incredibili dietro suggestioni anche minime.
Il modo di procedere del pensiero
sembra alternarsi ripetutamente tra funzione e struttura articolandosi in
continui richiami ad una complicazione sempre crescente.
Per affiancarmi nella comparazione alle
caratteristiche del linguaggio e compararle agli aspetti materiali della
cultura umana considero due differenti modi di collegare gli elementi del
discorso l'uno per contiguitá definito metonimia, l'altro per asserzione di
similarìtá definito metafora. Allo stesso modo come avviene per il linguaggio
si può dire avvenga per il pensiero, quando l'uomo agisce in modo da imporre le
sue idee sul mondo materiale incastra le cose necessariamente una nell'altra ed
agisce col metodo Induttivo per contiguitá utilizza il pensiero metonimico,
quando lavora deduttivamente per immaginazione, analogia, allora utilizza il
pensiero metaforico.
Si può tranquillamente cogliere
l'inestricabile substrato sociale nel quale e per il quale l'uomo si trova a
vivere, le cui implicazioni vanno oltre qualunque possibile concezione attuale,
l'uomo esiste infatti unicamente come comune concezione culturale, qualunque
concezione dell'uomo credo non possa mai distanziarsi dalla sua dimensione
sociale.
Considerazioni
sull'organizzazione del sistema nervoso. Elementi circonstanziali all'ordine
delle psicopatologie.
Il sistema considerato operativamente chiuso é un sistema effettivamente
aperto, deve la sua esistenza alla sua apertura con l'esterno, solo in questo
modo é spiegabile il secondo principio della termodinamica. Il principio di
organizzazione
della materia, decretato da autori quali von Foerster, Mac Kay, Aschby, Atlan, come
complessità attraverso il rumore, implica in particolare che la ridondanza,
strutturale e funzionale, e l'affidabilitá di un sistema complesso gli
permettono di reagire alle aggressioni aleatorie, di eventi casuali
abitualmente fatali per sistemi più semplici, tramite il recupero
dell'organizzazione ad un livello organizzativo di coplessitá piú elevata. Il
tutto é possibile fino a che sussiste una certa "plasticità
strutturale" nel sistema, l'accumulo di errori infatti, fonte fino al
momento di invenzione e novitàf determina il precipitare del sistema
nell'invecchiamento e nella distruzione.
Il sistema uomo ha in se due processi differenti una memoria coscente e una
facoltá incoscente di auto-organizzazione.
L'auto-organizzazione incoscente a partire dal rumore ha un carattere di
auto-creazione di significato, è un fenomeno che deve essere considerato primo
nei meccanismi del volere orientati verso il futuro, mentre la memoria si pone
al centro dei fenomeni di coscenza. L'idea di volontá coscente considerata come
sorgente della nostra determinazione é da considerarsi parte di quel meccanismo
del "come se" e quindi illusoria.
Il vero volere é incoscente, si
realizza attraverso di noi, si situa in tutte le nostre cellule a livello di
tutte le interazioni aleatorie che incontrano, è il nostro futuro. La coscenza,
viceversa, riguarda innanzitutto il passato, non é possibile un fenomeno di
coscenza senza conoscenza, e non vi può essere che conoscenza del passato. La
coscenza del passato é legata al fatto che non é piú percepibile (ciò che é
percepito é il presente) ciò che é chiamato futuro é l'incognito.
Dunque da un lato una memoria che rende
presente il passato, e dall'altro lato l'auto-organizzazione che costruisce nel
presente il futuro, sono le interazioni tra queste due parti che costituiscono
quei fenomeni ibridi quali coscenza volontaria e rivelazione dell'inconscio.
Atlan (2) in particolare si é
interessato di questi sistemi auto-organizzati traducendone le strutture
matematiche in quelle psichiche. In particolare divide la coscenza volontaria,
che emerge sotto forma di desideri e pulsioni, formati come risultato
dell'interazione tra elementi della memoria con processi di risposte
organizzatrici, dal volere coscente, che è l'emergere alla coscenza e quindi la
fissazione in memoria di certi processi auto~organizzatori. Anche i processi
organizzatori usano una memoria, di tipo differente da quella corticale dei
processi della coscenza volontaria, orientata a schemi senso motori, ad
esempio, quelli tipici della propriocettiva. I conflitti tra coscente e
inconscio si svolgono tra memoria organizzatrice ed auto-organizzazione
memorizzata.
Come ha suggerito Morin
(33) la contraddizione tra l'assimilazione organizzatrice di alee, il suo
fissarsi troppo sistematico nella memoria corticale, nonché il loro continuo
emergere allo stato conscio, può determinare la coscienza schizofrenica
inibita, come l'ha descritta da Bateson
(4).
L'assimilazione dell'aleatorio e la sua
fissazione in memoria conducono alle attivitá più elaborate della coscienza
cognitiva, che stabilisce vere e proprie mappe spazio temporali dell'ambiente
circostante, che sono complicazioni delle correlazioni senso motorie.
il processo di apprendimento per
auto-organizzazione, non guidato dall'esterno, prevede che un sistema posto in
un ambiente nuovo crei, in qualche modo, i patterns che in seguito lui stesso
si condizionerá a riconoscere. Si può pensare che i patterns vengano a formarsi
in modi differenti o attraverso un aumento della varietá o attraverso la
reíntroduzione degli stessi nella percezione, che andranno cosi a modificare
quest'ultima che modificherá di conseguenza ancora i patterns in un processo
senza fine.
Il nostro sistema cognitivo può essere
visto come un sistema interpretativo, una fissazione nella memoria dei
meccanismi di costruzione del senso a partire da non-senso, che altrimenti
sarebbero automatici ed incoscenti.
Per collegarmi nuovamente ai processi
psicopatologici si potrebbe considerare il delirio come la fissazione ad un
certo stadio del processo interpretativo che resterebbe bloccato ad alcuni
patterns immutabili, attraverso i quali i nuovi eventi verrebbero riconosciuti
senza feedback modificatore.
In questo modo a poco a poco crescerà
l'ambiguità finché il sistema sarà costretto a chiudersi in sé, in un processo
di auto conferma. Cosi la caratteristica del delirio non sarebbe la presenza dell'immaginario bensi la conservazione
troppo sistematica e troppo rigida di stati di auto-organizzazione, che
normalmente dovrebbero susseguirsi modificandosi.
Parlare allora diviene sinonimo di
"emergere alla coscenzall, un certo linguaggio esiste, ancor prima di
essere espresso,, come forma di immagazzinamento dell'informazione nella nostra
memoria. Ecco sorgere allora il dubbio, chi parla? Una domanda veramente
impossibile, sembra che lo stesso processo anonimo di auto-organizzazione
oltre a costruire l'avvenire determini anche il passato, tutto quanto sembra
già deciso nello stato inconscio dell'individuo.
Nel considerare il sistema nervoso si devono tener presenti alcuni principi
che aiutano a farsi un'idea dell'organizzazione, quindi della ridondanza
riscontrabile, interna presente, del sistema e della autodeterminazione.
Il "principio della codificazione indifferenziata di Maturana (27), afferma che l'attívitá
elettrica di una cellula ricettiva (come di tutte le cellule nervose) codifica
soltanto l'ordine di grandezza della perturbazione che ha causato la sua
attivitá, ma non la natura fisica dell'agente perturbatore. Per correlare tali
quantitá con le qualitá che codificano c'è bisogno
del famoso accoppiamento di attività senso-motorie dove si viene a
costituire l'anello senso-motorio.
Un altro principio riguarda gli
"stati di attivitá nervosa, sempre di Maturana (27), e sostiene che
a meno che essi non implichino la loro origine (mediante eventi concomitanti,
loro localizzazioni o mediante le conseguenze delle nuove interazioni che
originano) non vi é alcuna possibile distinzione tra gli stati di attivitá
nervosa generati internamente ed esternamente.
Questi due principi ci dimostrano come
sia fragile il concetto di realtá che possediamo, come sia dipendente da una
continua riorganizzazione etichettante, attraverso codici differenti, e come
abbia bisogno di una costante conferma.
A riguardo vi é un lavoro di Anthony
Wilden (46) che sottolinea le differenze tra la civiltá cosidetta fredda dove
manca la scrittura ed esiste una memoria incarnata letteralmente nei suoi
elementi, dove tutto quanto é riferito ai credo della cultura tramandata; e la
civiltá calda dove la sola lettura del giornale il mattino o l'assimilazione
giornaliera della pubblicita costituisce un ricordo ed un rinforzo del codice
totale della cultura, un ancoraggio continuo al comune senso di realtá.
Ma sostanzialmente se nella cultura
fredda tutto era catastrofe tutto era possibile ed era atteso, allora non vi
era catastrofe, nella cultura calda il senso del conosciuto é cosi elevato che
non pu6 passare nulla che non sia contemplato dall'ordine stabilito, per
assurdo la nostra rigiditá non conosce la possibilitá ma solo il vincolo del
disegno tracciato.
Il cammino culturale si é dimenticato
che la mappa non è il territorio, che la realtá è il frutto di un comune
accordo implicito, che si vive continuamente nel mondo del "come se".
Al termine del mio lavoro vorrei
esporre brevemente, alla luce di quanto emerso attorno agli sviluppi dell'epistemologia
della seconda cibernetica, come possono svilupparsi programmi e strategie
(vincoli e possibilità) dell'individuo computante.
Si pu6 intendere il cervello umano ed
in modo correlato l'intelligenza, il carattere, la personalità come il frutto
della determinazione degli eventi/esperienze della vita del soggetto, nonché la
determinazione della sua cultura (intesa come capitale di informazioni e
programmi, sapere. saper fare, comportamenti), e non ultimo del suo programma
genetico.
L'autonomia fenomenica degli esseri
viventi esiste, daltronde, solo nel paradosso della dipendenza deterministica
dell'ambiente e dei geni; è da questa assoluta dipendenza che viene a
costituirsi l'autonomia (auto-organizzazione).
L'individuo possiede in sè autonomia,
differenza, singolarità, devianza, ma é al contempo essere meta-individuale é
dunque dipendente, appartenente, rappresentativo, conforme. Come afferma Morin
(31): Una minima azione, reazione, interazione, retroazione del minimo essere
vivente esige e implica una computazione. L'essere vivente computa in
permanenza, e la computazione, in questo caso, é l'essere stesso".
La nozione di soggetto comporta
fondamentalmente una dimensione logica. Ogni computazione dell'essere-soggetto
è un atto di calcolo e di cognizione al contempo, ma anche un atto di
distribuzione di valori (vero-falso, utile-nocivo, buono-cattivo ecc.).
Il computo (facendo un parallelo con il
cogito Cartesiano)
elabora dati in modo organizzazionale; é possibile arrivare a dire che ogni
atto di organizzazione del vivente comporta una dimensione cognitiva, o come
afferma Maturana (27): "I
sistemi viventi sono dei sistemi cognitivi ed il processo vivente in quanto
tale e un processo di cognizione.".
Nel momento che ogni atto di
organizzazione del vivente è un atto di auto-organizzazione, occorre supporre
che la dimensione cognitiva di tale organizzazione sia auto-cognitiva. Il
computo ha infatti il compito fondamentale di tradurre gli avvenimenti (eventi)
in informazioni (rappresentazioni) come dati da computare nell'auto-cognizione.
E' attraverso lo sviluppo dell'azione
esterna dell'individuo computante che é andato sviluppandosi l'apparato
neuro-cerebrale (insieme di sensibilitá, soggettivitá e intelligenza intesa
come correlazione senso-motoria).
L'individuo in questo modo diviene
molto piú di un essere computante, si trasforma in un essere competente,
detentore di potenzialitá strategiche nella conoscenza e nell'azione. A
trainare, nel corso dei secoli, tale sviluppo di potenzialitá é stata la
mancanza, in ambiti differenti, di doti bio-fisiche sufficenti allo sviluppo
della specie.
Tale sviluppo ha inevitabilmente scisso
l'individuo tra il suo psichismo, l'essere computante strategico, ed il suo
biologismo, l'essere programmato. L'anello stretto é tra conoscenza ed azione,
ogni progresso dell'azione va a vantaggio della conoscenza, ed ogni progresso della
conoscenza giova all'azione.
La conoscenza non tratta unicamente informazioni, si interessa sopratutto
dell'organizzazione e dell'integrazione delle rappresentazioni (configurazioni
mentali, che si costituiscono a partire da impulsi-stimoli dei recettori
sensoriali), che richiedono un'attivitá cerebrale che disponga di strutture e
modelli tali permetterne l'organizzazione.
La conoscenza ha bisogno di una
strategia per articolarsi, l'arte della strategia è l'intelligenza. La
differenza fondamentale della strategia nel confronti del programma é che
questa si fonda non soltanto su decisioni iniziali di attivazione ma anche su
decisioni successive, prese in funzione dell'evolversi della situazione, capaci
di produrre modifiche delle catene programmate.
L'individuo possiede molti programmi che si é creato nel corso della sua
esistenza, nati da sviluppi strategici dimostratisi funzionali e quindi
standardizzati In programmi. L'apprendimento, ad esempio, può essere
considerato come un insieme di successivi programmi all'interno di un unica
strategia cognitiva, a sua volta parte di un programma biologico, frutto di una
strategia sociale, opera di un programma all'interno di altre strategie ecc.
Programmi e strategie si richiamano ricorsivamente,
le strategie sono l'opportunitá di utilizzare delle sequenze programmate che
economizzano energie, tempo, attenzioni e permettono il pieno impiego di
competenze strategiche nei momenti decisivi.
Il programma nasce da una strategia e
non viceversa, cosi é piú semplice passare da una strategia ad un programma che
non dal programma alla strategia. Come afferma Morin
(31): "La strategia presuppone, da parte del soggetto, la capacità di
utilizzare in modo inventivo ed organizzato, per la sua azione, i determinismi
e le alee esterne; essa può quindi essere definita il metodo d'azione proprio
di un soggetto in situazione di gioco, un metodo per Il quale egli, per
raggiungere i suoi scopi, si sforza di subire al minimo e di utilizzare al
massimo le regole (vincoli, determinismi), le incertezze e i rischi di tale
gioco.".
E' solo attraverso le strategie che si
sviluppa l'autonomia e quindi la soggettività, perché unicamente la strategia
cognitiva comporta la possibilità di discriminare il nuovo, il programma non ne
prevede l'esistenza, la strategia attiva (azione) al contrario l'utilizza.
E' attraverso l'evento (ciò che non é prevedibile) che si attiva
l'individualitá del soggetto, se la natura non fosse un cozzare di eventi
imprevedibili non avrebbe senso la soggettività, tutto sarebbe conformato ad un
unico programma biologico, é la differenza che si crea da tale natura che dà
forma all'individuo-soggetto.
L'individuo soggetto della vita é
soggetto alla vita, la sua cognizione è strategia cognitiva, la sua azione é
strategia attiva; l'esistenza é dunque soggetta ad una situazione di gioco
(regole) nella quale si creano alternative, dove esiste possibilità di scelta o
decisione, dove sono attivate strategie capaci di trasformare, in funzione
delle scelte fatte, i vincoli e gli eventi che si oppongono all' azione.
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Bateson Gregory & Mary Catherine
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